• se stessi

L’importanza di essere se stessi

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Quanto è importante essere se stessi? Sembra una banalità, ma a volte perdiamo di vista questo aspetto della nostra vita.

Lo perdiamo di vista tutte le volte che guardiamo una rivista e scegliamo il taglio di capelli di un’attrice oppure osserviamo un video e vorremmo imitare il portamento e la sicurezza dell’oratore o ancora, guardando una pubblicità, ci rendiamo conto che i pantaloni che indossano i modelli sono proprio quello che farebbe per noi.

Questo penso sia capitato un po’ a tutti, almeno una volta nella vita.

A chi è capitato invece di fermarsi a pensare a quale fosse il proprio stile e scegliere in base a quello? In base alla cosa che ci piace di più, che ci fa stare bene e non a quella socialmente accettabile per uno o l’altro motivo?!

Su questa “banalità”, potremmo parlare per ore e ore, perché nonostante tutti conosciamo l’importanza di essere se stessi, siamo immersi in un mondo che ci tempesta di stimoli e che finisce con il condizionare (o almeno prova a farlo) le nostre scelte.

Dalla colazione più adatta alle nostre esigenze, alla scelta del ristorante in cui cenare per un’occasione speciale, oggi ci affidiamo sempre più a qualcun altro nel prendere queste personalissime decisioni.

E lo facciamo perché siamo sempre connessi, costantemente preda della miriade di informazioni sempre disponibili, a cui possiamo accedere direttamente e indirettamente.

Al giorno d’oggi siamo talmente abituati a conoscere ogni singolo dettaglio della vita degli altri, che siano persone famose o non, che spesso siamo noi stessi a cercare tali informazioni, invece altre volte ci capitano sottomano mentre cerchiamo altro.

Le pubblicità, le recensioni e le scelte dei personaggi popolari non lasciano quasi scampo ai nostri desideri.

Dico “quasi”, perché non siamo tutti smarriti nel mondo del web, molti di noi sanno ben distinguere ciò che vogliono da ciò che ti fanno credere che tu voglia e molti altri di noi sanno farlo nella maggior parte dei casi.

Perché ci affidiamo agli altri?

Il problema sorge quando non ci rendiamo conto di essere esseri unici e speciali, quando pensiamo che la nostra vita non sia poi così affascinante e preferiamo perderci nelle vite di chi riteniamo essere più affascinante, sorridente o sicuro di noi.

Questo è davvero un problema perché anziché impiegare le nostre risorse per conoscerci a fondo e vivere pienamente la nostra vita, scoprendo che, come tutte le vite può avere punti più oscuri e punti estremamente brillanti, impieghiamo il nostro tempo a stimare e a volte persino invidiare, persone sconosciute che ammiccano per lavoro o che stanno mostrando semplicemente un momento della propria vita.

E’ importante non perdere di vista il fatto che tutti gli esseri umani vivono una vita caratterizzata da momenti.

Momenti di gioia, momenti di preoccupazione, momenti di relax, momenti di frustrazione, momenti di soddisfazione, momenti di tensione…

Più siamo connessi con il mondo esterno, meno siamo connessi con quello interiore e più questo accade, meno siamo abituati a guardare chi siamo veramente e quali sono le nostre potenzialità, i nostri desideri, i nostri doni, i nostri obiettivi.

E’ importante essere se stessi, perché ognuno di noi apporta il proprio unico e meraviglioso beneficio a questa Terra, la quale non ha bisogno di fotocopie.

Noi stessi non abbiamo bisogno di omologazione, piuttosto di comunione e condivisione.

Non è sbagliato stimare qualcuno per una particolare caratteristica che ci piace tanto; ma è un grave errore avere dei maestri assoluti, trovati fuori dal nostro cuore e dalla nostra mente.

Se impiegherai anche solo 10 minuti al giorno, ogni giorno a chiederti chi sei e cosa vuoi, senza giudizio, paura o perplessità ma con il cuore accogliente, potrai conoscere e regalare al mondo la migliore versione di Te!

Contattami se stai vivendo un periodo o una situazione che preferisci affrontare insieme a me.  Non ti darò risposte, ma un metodo per trovarle! Ti aiuterò a gestire le difficoltà attraverso l’uso consapevole delle tue risorse.

  • dall'innamoramento all'amore

Dall’innamoramento all’amore

Il passaggio dall’innamoramento all’amore, quando questo avviene, non si può attribuire ad un momento specifico, accade, infatti, senza che le persone coinvolte se ne rendano conto.

Non si tratta di un passaggio obbligatorio, a volte la fase successiva all’innamoramento è la sua trasformazione in amore, altre volte non è così. Nella realtà infatti, esiste una molteplice varietà di comportamenti amorosi, che vanno da coloro i quali non si innamorano mai, a coloro che si svincolano da una relazione perché la ritengono essere un legame troppo stretto, a chi, invece, si innamora troppo spesso.

I tempi dell’amore

Secondo il parere dei ricercatori, poi, il periodo dell’innamoramento può durare dai diciotto mesi fino ai quattro anni e dopo tale periodo avviene un cambiamento, in quanto il cervello si assuefà, come avviene per le droghe, alle molecole dell’amore.

Questo è il tempo che occorre a due persone per incontrarsi, piacersi e dare inizio ad una nuova famiglia.

Poco alla volta, la grande quantità di molecole in circolo nell’organismo della persona innamorata, ritorna a livelli normali ed il pensiero della persona amata non è più un pensiero ossessivo ma un pensiero più stabile ed equilibrato.

Nel caso in cui per svariati motivi, l’innamoramento non può trasformarsi in amore, il cervello non ha possibilità di assuefarsi alla presenza dell’altro e la fase dell’innamoramento dura più a lungo.

Bisogna tenere presente, però, che le molecole presenti nel nostro cervello, da sole, non basterebbero a determinare lo stile di un rapporto, ma esse influenzano e a loro volta sono costantemente influenzate dall’ambiente sociale, economico, culturale, in cui la persona vive.

La biochimica dell’amore

Innamoramento e amore sono due esperienze complementari ma diverse tra loro da tutti i punti di vista; tra innamoramento e amore, infatti, esiste una differenza sostanziale non solo comportamentale, ma anche biochimica.

A livello molecolare il passaggio dall’innamoramento all’amore è caratterizzato da una buona produzione di endorfine (molecole simili per struttura alle molecole della morfina), le quali hanno azione analgesica e un effetto calmante e rilassante, oltre che dalla presenza di una sostanza molto importante in tutte le relazioni: l’ossitocina.

L’ossitocina viene anche chiamata “ormone dell’amore”, in quanto aumenta la sensibilità alle carezze, spinge all’abbraccio e al contatto fisico e nelle neo mamme promuove anche il comportamento materno, stimolando l’affettività e la voglia di prendersi cura del bambino.

Il suo ruolo agisce anche nell’ambito della coppia, favorendo la formazione di coppie stabili, rafforzando l’attaccamento emotivo e potenziando meccanismi della memoria i quali fissano i ricordi emotivi.

I diversi tipi di amore

Esistono diversi tipi di relazione d’amore. Ovviamente ogni tipo di classificazione è riduttiva e non esaustiva, tuttavia, in linea generale, può essere utile per far comprendere meglio i diversi aspetti dei rapporti amorosi.

Già nell’antica Grecia si usavano tre parole per distinguere le relazioni:

  • philia, per riferirsi ad un rapporto basato principalmente sull’amicizia, la condivisione e la stima reciproca;
  • eros, per riferirsi soprattutto alla passionalità;
  • agape, per riferirsi all’affetto parentale e anche all’affetto tra i sessi in cui però l’amicizia e la stima prevalgono sul desiderio.

Il sociologo canadese John Alan Lee, nella sua classificazione, distingue sei varietà di amore:

  • l’amore ludico (Ludus),
  • l’amore erotico (Eros),
  • l’amore solidale (Stonge),
  • l’amore pragmatico (Pragma),
  • l’amore maniacale (Mania),
  • l’amore puro (Agape).

L’amore ludico

Come si comprende dalla sua denominazione, l’amore ludico rappresenta più che altro un gioco, che un serio impegno. Il sentimento non diventa mai abbastanza profondo per volere dei soggetti coinvolti, i quali appena avvertono che l’amore potrebbe sopraffarli, lasciano immediatamente il partner. Spesso si tratta di persone che frequentano più partner contemporaneamente, o cambiano partner frequentemente o ancora hanno una relazione importante stabile, ma della quale non si accontentano e vanno alla ricerca di altri rapporti.

L’amore erotico

In questa tipologia di relazione prevale l’attrazione sessuale. Non vi è la volontà, almeno all’inizio del rapporto, di approfondire la conoscenza con l’altro o di instaurare un legame, piuttosto si tende all’intesa sessuale perfetta. A volte dopo pochi incontri di solo sesso, svanisce anche il desiderio e la voglia di rivedersi, in questo caso i processi biochimici si accendono e si esauriscono velocemente; può anche capitare però che si sviluppi il desiderio di conoscersi meglio ed in questi casi l’attrazione sessuale non è che l’inizio per un rapporto duraturo.

L’amore solidale

Questo è un tipo di rapporto che si instaura in maniera crescente tra due persone che hanno interessi o obiettivi comuni, che si stimano e hanno grande fiducia reciproca. Non vi è una tempesta biochimica alla base di questa relazione, probabilmente non vi è neanche una forte attrazione sessuale, sicuramente però vi sono le basi per un rapporto solido e duraturo.

L’amore pragmatico

In questo tipo di relazione, la razionalità prevale sul sentimento. Si sta insieme non perché si prova qualcosa per l’altra persona, ma perché vi è convenienza nel rapporto, come per esempio capita nei matrimoni combinati. Ciò non significa che con il tempo questa relazione non possa trasformarsi in un altro tipo di rapporto, ma alla base della scelta del partner (o a volte della “non scelta”), non vi è comunque né un sentimento d’amore, né un desiderio passionale.

L’amore maniacale

Caratteristica dell’amore maniacale è l’oscillazione tra emozioni gioiose ed emozioni di profonda tristezza, che dipendono dal rapporto con il partner. Nei momenti in cui tutto va bene, la persona innamorata è estremamente felice, ma basta poco, come ad esempio una frase detta male o un ritardo ad un appuntamento per cadere nella disperazione e pensare addirittura che la relazione sia finita per sempre. Questo è un atteggiamento tipico dell’età giovanile, quando non si ha ancora dimestichezza nella gestione delle proprie emozioni, ma non è detto che non capiti anche ad individui adulti, seri e controllati, i quali possono, in qualunque momento della vita, perdere letteralmente la testa per una persona. Queste persone sanno si avere reazioni eccessive e a volte ridicole, ma non riescono a controllarsi. È probabile che l’amore maniacale sia dovuto all’effetto di un elevato livello di neurotrasmettitori, al di sopra della norma.

L’amore puro

Questo è l’amore altruistico per eccellenza. In questo caso la persona non chiede e non pretende nulla, se non il benessere della persona amata e farebbe veramente qualsiasi cosa per renderla felice. È un tipo di amore molto raro, è più facile riscontrarlo in coloro che annullano il proprio io per cause mistiche o religiose.

Non esiste una relazione giusta ed una relazione sbagliata.

E’ giusto che ognuno di noi scelga per sé e per il proprio partner o la propria partner ciò che più fa stare bene, nel rispetto di se stessi e delle persone che si amano.

Scegliamo il nostro mix perfetto e creiamo la nostra unica, meravigliosa storia d’amore!

  • La chimica dell'amore

La chimica dell’amore

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L’amore è anche una questione di chimica

Nelle varie fasi di innamoramento, in ogni persona è presente una particolare “chimica dell’amore” che però cambia durante il corso della relazione, essendo elevata all’inizio della storia, per poi normalizzarsi con il passare del tempo.

Alcuni studiosi sostengono che ci si innamora quando si è pronti a cambiare e si sceglie la persona che in questo particolare momento della vita, fa sentire che uniti a lei è possibile realizzare le proprie potenzialità e soddisfare i propri desideri.

Altri studiosi invece danno una spiegazione diversa a questo potente sentimento, parlando dell’innamoramento come di uno stratagemma messo in atto dalla natura, per garantire continuità alla specie.

In ogni caso, sappiamo che nell’attaccamento sono implicate diverse aree cerebrali e la peculiare chimica amorosa che ne deriva è molto interessante.

Nelle relazioni d’amore sono coinvolti la corteccia, l’ipotalamo e il sistema limbico, ma anche il sistema nervoso autonomo, che regola la funzione degli organi periferici e il sistema immunitario.

L’integrazione di questi sistemi ha lo scopo di preparare l’organismo a tutte quelle situazioni di attivazione, pericolo o ansia come possono essere la nascita di un nuovo rapporto, le relazioni sessuali, la gravidanza e il parto.

L’amore crea dipendenza

La maggior parte delle regioni cerebrali coinvolte nell’amore, sono le stesse che rispondono agli stimoli prodotti dalle droghe che inducono euforia (come gli oppiacei e la cocaina), ma anche dal cioccolato, la cui feniletilamina, svolge nel cervello lo stesso ruolo della dopamina o dell’adrenalina.

Possiamo paragonare, dunque, l’innamoramento all’assunzione di droghe, in quanto in entrambi i casi, vengono attivati gli stessi centri cerebrali.

Le molecole di alcune sostanze psicoattive, in pratica, hanno struttura chimica e proprietà simili a quelle di alcuni neurotrasmettitori endogeni, per cui utilizzano gli stessi recettori che attivano i centri del piacere, provocando effetti molto simili.

Per questo motivo la prima fase di innamoramento e l’assunzione di droghe presentano le stesse caratteristiche:

  • il bisogno psicologico e/o fisico nei confronti di una sostanza o di una persona;
  • il desiderio di entrare in contatto con l’oggetto della propria passione, accompagnato da un’intensa sofferenza nel caso in cui questo contatto non avviene;
  • la riduzione degli effetti e la necessità di aumentare la frequenza per mantenere gli stessi effetti piacevoli;
  • il forte malessere conseguente alla brusca sospensione di una sostanza in grado di dare dipendenza, o nel caso delle relazioni, la brusca interruzione di un rapporto con una persona per la quale è ancora in atto la fase di innamoramento.

Le molecole dell’amore

Dietro al senso di vuoto allo stomaco, al balbettio, al batticuore, al sudore alle mani e a tutte le manifestazioni fisiche che è possibile notare quando ci si avvicina alla persona amata o semplicemente quando si pensa ad essa, vi è l’attivazione e l’azione di piccole ma potenti molecole.

Queste molecole oltre a determinare gli effetti fisiologici appena citati, producono anche importanti effetti sulla sfera psicologica dell’individuo innamorato: pensieri ossessivi, insonnia, inappetenza, dipendenza dalla persona amata, stati di irrazionale euforia in sua presenza e stati di irrazionale ansia e depressione in sua assenza.

Le principali molecole coinvolte nell’innamoramento sono:

  • Gli ormoni sessuali.
  • La serotonina, la quale svolge un’azione rilassante con sollecito del buon umore e dell’ottimismo. E’ coinvolta nella sensazione di dolore, nella sessualità, nell’impulsività e nell’affettività, è inoltre implicata nella regolazione del pensiero ossessivo del partner tipico della prima fase di innamoramento. La serotonina in questo caso è coinvolta nell’innamoramento non per un suo incremento, bensì per un suo decremento.
  • Le catecolamine, le quali hanno un’azione stimolante generale. Le principali sono: adrenalina, dopamina e noradrenalina.
    • L’adrenalina ha un’azione stressogena e anoressizzante con potenziamento dell’allerta.
    • La dopamina ha un’azione euforizzante ma soprattutto gratificante. L’attività della dopamina è strettamente legata ad una rete di neuroni che genera sensazioni piacevoli come conseguenza alla soddisfazione di stimoli, predispone agli incontri, ed è uno dei principali mediatori del piacere soprattutto quello sessuale. Adrenalina e dopamina agiscono come neurotrasmettitori nel sistema nervoso centrale e come ormoni nella circolazione sanguigna.
    • La noradrenalina come neurotrasmettitore provoca eccitazione, euforia ed entusiasmo, riduce l’appetito, promuove inoltre la contrazione delle vene degli organi sessuali, negli uomini trattiene il sangue, mantenendo a lungo l’erezione. Come ormone è presente nella circolazione sanguina, dalla quale regola la produzione di adrenalina; nell’esperienza amorosa ne induce il rilascio con conseguente aumento del battito cardiaco, della respirazione e della pressione sanguigna, da cui ha origine il rossore del viso che si ha quando si incontra la persona amata.
  • La feniletilamina, la quale ha un’azione pro-eccitatoria. La sua azione ha come effetto principale il rilascio di dopamina, con conseguente attivazione dei centri cerebrali del piacere.
  • Gli ormoni steroidei corticosurrenali come il cortisolo (il cosiddetto ormone dello stress). Tra gli innamorati, il livello di cortisolo nel sangue risulta essere molto alto, ciò significa che l’inizio di una relazione è una situazione piacevole, ma comunque particolarmente stressante.
  • I feromoni (o ferormoni), con azione sull’attrazione sessuale.

Nelle fasi più avanzate…

In una fase più avanzata della relazione in cui è possibile parlare di amore più che di innamoramento, la chimica dell’amore vede coinvolte:

  • le endorfine o anche “ormoni del piacere” neurotrasmettitori simili per struttura alle molecole della morfina e coinvolti nelle sensazioni di benessere, che hanno un’azione analgesica ed un effetto calmante e rilassante;
  • l’ossitocina il cosiddetto “ormone dell’amore”. Questa molecola viene rilasciata in seguito ad un bacio, ad un ricordo piacevole o ad un massaggio rilassante e in più, diversi studi hanno messo in evidenza la sua influenza positiva sul funzionamento del sistema immunitario. Pare che l’ossitocina venga rilasciata anche quando una persona “a pelle” ci piace, provocando un senso di benessere e di gratificazione ed una predisposizione verso quella persona. A livello più intimo, l’ossitocina partecipa in maniera diversa alla risposta sessuale, facilitando comportamenti che invitano all’incontro sessuale; essa viene ampiamente prodotta sia negli uomini che nelle donne durante i rapporti sessuali e in particolare durante l’orgasmo. Tutte le relazioni sociali positive stimolano il rilascio di ossitocina, la quale evoca sensazioni di rilassamento e serenità e fiducia negli altri.

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  • amare è...comunicare

Amare è… comunicare

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Perché amare è comunicare?

Ci incontriamo, ci piacciamo, ci innamoriamo e ci amiamo, comunicando continuamente e reciprocamente, con sguardi, gesti, espressioni, parole e anche silenzi.

Innamorarsi

Come sostiene Francesco Alberoni, l’individuo si innamora quando è pronto a cambiare; quando si sente mutato interiormente perché è cambiato il mondo attorno e non riesce più a realizzare i propri desideri e ad esprimere le proprie potenzialità.

Perciò ci si innamora della persona che in quel particolare momento della vita, con il suo comportamento, i suoi sogni ed i suoi valori, fa sentire che uniti a lei è possibile realizzare le proprie potenzialità e soddisfare i propri desideri.

Per questa persona si prova un’attrazione irresistibile e un intenso bisogno di fondersi spiritualmente e fisicamente.

Da un altro punto di vista, l’innamoramento non è altro che uno stratagemma messo in atto dalla natura, per garantire continuità alla specie.

Una cosa è certa: innamorarsi porta ad un cambiamento; nella fase dell’innamoramento, infatti, uomini e donne finiscono con l’assomigliarsi.

Gli uomini diventano più delicati, gentili e comprensivi del solito, mentre le donne assumono atteggiamenti più aggressivi.

Questo perché in questa fase, il livello di testosterone nel sangue si abbassa nell’uomo e si alza nella donna.

E’ come se la natura volesse ridurre le differenze tra due individui per dare inizio alla relazione; come se, a certi livelli ed in certe condizioni, il mondo maschile e quello femminile molto diversi tra loro, cercano di avvicinarsi.

Amare

La fase successiva all’innamoramento è la sua trasformazione in amore, cosa che, però, non sempre accade; questo passaggio difatti non è obbligatorio.

Se però accade, può evolvere in una molteplicità di relazioni amorose.

Nella realtà, infatti, non esiste un unico tipo di relazione d’amore, ma tante quante ne possiamo immaginare.

Dall’innamoramento all’amore non c’è un passaggio, ma un vero e proprio cambiamento di stato: si è meno impulsivi e più razionali, la miriade di emozioni lascia il posto alla ragione, cosa che fa comprendere meglio chi è la persona che si ha di fronte.

Se a questo punto il partner piace davvero, la passione si trasforma in fiducia, e i due innamorati vogliono fondere non solo i loro corpi, ma anche le loro anime e i loro mondi.

Dunque l’interesse sessuale dell’innamoramento fa uno spazio all’affettività dell’amore.

A livello molecolare il passaggio dall’innamoramento all’amore è caratterizzato da una buona produzione di endorfine (molecole simili per struttura alle molecole della morfina), le quali hanno azione analgesica e un effetto calmante e rilassante, oltre che dalla presenza di un’importante sostanza secreta dall’ipotalamo: l’ossitocina chiamata “ormone dell’amore”.

Comunicare

Nella fase di conquista, di innamoramento e di amore stabile, i partner cercano costantemente il modo di avvicinarsi l’un l’altro, sfruttando ogni buona occasione per svolgere attività che possano soddisfare i desideri di entrambi.

Con il passare del tempo, tuttavia, diversi motivi tra i quali l’abitudine, la fine del sentimento, l’affievolimento della magia iniziale, l’appiattimento della vita sessuale, la perdita di interesse o il disvelamento delle vere caratteristiche di personalità del partner, possono portare ad un cambiamento di pensieri, atteggiamenti ed interesse nei confronti del partner e/o della coppia.

In questa fase specifica, quando si comprende che qualcosa sta cambiando nei propri sentimenti, in quelli del partner o in generale nella relazione, è di fondamentale importanza fermarsi, interrogarsi e capire quale possa essere il modo migliore per trovare o ritrovare una buona sintonia con se stessi e nella coppia.

Non è detto che si ristabilisca una visione condivisa della vita, ma grazie alla consapevolezza e alla scelta di una relazione basata su una sana comunicazione, la coppia può sicuramente giungere ad una soluzione civile, pacifica e rispettosa per i singoli individui e per la coppia stessa.

In genere due partner perdono la connessione di coppia quando uno di loro accetta totalmente e/o passivamente ogni cosa dell’altro o, al contrario quando non lo accetta assolutamente; in entrambi i casi, col tempo si finisce con lo stancarsi al punto tale per cui, persino un respiro della persona una volta amata, diventa un peso.

Cosa fare per comunicare al meglio all’interno della coppia?

Bisogna connettersi. Amare è comunicare.

  • Ascolta. Ascolta sia le parole che le emozioni che sottostanno alle parole per entrare veramente in contatto con l’altra persona. Se lo ritieni opportuno, chiedi chiarimenti e spiegazioni, pur di avere la certezza di aver compreso davvero.
  • Parla. Parla pensando che non è tanto la parola, ma l’intento comunicativo che è importante e che ogni parola genera fatti, pensieri ed emozioni.
  • Cerca il confronto. Il confronto chiaro e diretto, anche quello che può generare uno scontro, è salutare per la coppia. Confrontarsi in maniera rispettosa non lascia spazio a fraintendimenti.
  • Non giudicare. Ascolta e pensa in maniera obiettiva senza esprimere giudizio, in modo tale che nulla potrà condizionare l’ascolto.
  • Liberati dalle certezze. E’ possibile che un tuo pensiero sia conseguenza di un fraintendimento ma non sia reale, perciò elimina tutto ciò che per te è certezza, guarda con occhi nuovi sia il partner che la relazione.
  • Senti. Focalizza l’attenzione sulle emozioni e le sensazioni che le parole e l’atteggiamento dell’altra persona suscitano in te e parlatene apertamente.
  • Impegnati. Munisciti di una buona dose di volontà, perché guardarsi e guardare veramente a fondo, richiede un impegno emotivo non indifferente, ma è certo che questo lavoro dona meravigliosi frutti.
  • Abbi pazienza. I cambiamenti veri e duraturi, non avvengono dall’oggi al domani ma passo dopo passo.
  • Chiediti se questo è veramente ciò che vuoi. Se scegli la guerra, l’aridità e l’astio, oppure scegli una vita in armonia.

Ricordiamo sempre che la coppia è formata da due persone che sono due mondi fatti da desideri, emozioni, pensieri, esperienze e aspettative, ugualmente importanti e meritevoli di rispetto.

  • amore online

Può nascere un vero amore online?

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Ciò che fino a qualche anno fa era prerogativa dei rapporti faccia a faccia, nell’era digitale acquisisce nuove caratteristiche, come ad esempio le relazioni interpersonali. Sulle relazioni che nascono online, i pareri delle persone non giovanissime sono divisi in due. Può nascere un vero amore online?

Oggi internet è entrato nei diversi aspetti della nostra vita, sia perché dà la possibilità di ottenere tutto ciò che si desidera, sia perché in rete ci si può permettere qualunque cosa.

Il mondo online ha avuto un notevole impatto psicologico sul nostro comportamento, condizionando la nostra vita in modo a volte sorprendente.

L’anonimato che offre la rete, infatti, influenza sicuramente l’atteggiamento, rendendo le persone più disinibite rispetto alla vita reale.

Il desiderio di conoscere altra gente e di gestire la propria immagine nelle situazioni sociali per piacere agli altri, sono alcune caratteristiche fondamentali dell’essere umano e, per forza di cose, presenti anche nel mondo online.

Oggi più che mai, oltre che per la posta elettronica o per le ricerche e la pubblicità, internet viene usato anche per mostrarsi, conoscersi ed incontrarsi.

Se fino a pochi anni fa, infatti la nascita delle relazioni era un’esclusiva delle interazioni vis-à-vis, oggi non è più così e, accanto a queste, troviamo una miriade di relazioni che nascono davanti allo schermo di un pc.

Social network e applicazioni di incontri

Internet dunque è anche un luogo di incontri, in esso infatti non è difficile instaurare solide amicizie o legami sentimentali anche duraturi.

Come nella vita reale, anche nella vita virtuale, le relazioni d’amore possono nascere in maniera inaspettata, perché si appartiene ad uno stesso gruppo sui social network e ci si ritrova a discutere su uno stesso argomento, o perché si viene particolarmente colpiti da un commento dell’altra persona, o ancora perché si è amici di amici ed in un modo o nell’altro ci si incontra se pur virtualmente.

Rapporti amorosi possono nascere anche dalla ricerca esplicita di un partner, per esempio perché non si ha tempo o modo di svolgere attività che portano ad una soddisfacente vita sociale, o magari perché le esperienze amorose precedenti sono state deludenti e si vuole rivolgere lo sguardo lontano dal proprio entourage.

Nel primo caso, in genere gli incontri nascono nei social network, mentre nel secondo caso avvengono grazie alle applicazioni di incontri, ossia quei luoghi virtuali creati appositamente per far conoscere tra loro aspiranti partner.

Nei social network o nelle apposite chat di incontri, dunque, due persone possono scoprire di avere qualcosa in comune, di piacersi veramente e possono avere voglia di spostare il loro dialogo in un posto più appartato del web o portarlo nel mondo esterno.

La comunicazione virtuale.

Un punto a sfavore delle relazioni online è sicuramente la comunicazione.

In internet la conversazione è influenzata da questo particolare tipo di comunicazione in cui non si possono guardare le espressioni del viso dell’interlocutore e non si può neanche sentire il tono della sua voce.

Tutto ciò che appartiene alla sfera del non verbale e che nell’interazione vis-à-vis dà colore alla comunicazione, in questo caso non esiste, l’unico mezzo che si ha a disposizione per farsi conoscere è la tastiera del computer o il touch screen del proprio smartphone.

Allo scopo di dare calore alla comunicazione online vengono in aiuto le emoticon, grazie alle quali è possibile distinguere una frase ironica da una frase che mostra tristezza o disappunto, ad esempio.

In una situazione vis-à-vis, è più facile crearsi una prima impressione della persona che si ha di fronte, per esempio grazie a come si muove o al tono della sua voce; online invece questo processo è molto più lento e, necessariamente si ricorre alle più svariate domande per farsi un’idea del proprio interlocutore.

Inoltre, gestire la propria immagine online non è facile; la scelta della foto da mostrare, lo pseudonimo con il quale ci si presenta e le frasi o i motti utilizzati, sono sicuramente un biglietto da visita, ma non possono essere totalmente rappresentativi dei vari aspetti della persona.

L’attrazione su internet

L’attrazione interpersonale è un fenomeno abbastanza diffuso in rete, ma non deve essere sottoposto a pregiudizio, la ricerca in questo campo ha confermato infatti, che le relazioni in internet sono paragonabili alle relazioni della vita reale, alcune sono forti e durature e altre deboli e di breve durata.

Se nella vita reale ciò che ci attrae di un’altra persona nell’immediato è il suo aspetto fisico, in internet questo non può accadere, va da sé, dunque che in questo caso, l’attrazione si basa su aspetti più puri e profondi, dove non c’è l’interferenza degli stereotipi sulla bellezza fisica.

Gli studi dimostrano che le caratteristiche fondamentali che stanno alla base dell’attrazione su internet sono:

  • la vicinanza, cioè la frequenza con cui ci si incontra in rete;
  • la somiglianza, in quanto si è attratti da chi ha idee e comportamenti simili ai propri;
  • la propensione alle attenzioni, ciò vuol dire che ci si sente più facilmente attratti da chi mostra il proprio affetto e la propria attenzione, perché questo aumenta il senso di autostima.
  • il senso dell’umorismo, il quale rappresenta una potente forza di attrazione interpersonale, sia perché può essere espresso facilmente attraverso il linguaggio scritto, sia perché è una caratteristica che risulta essere in primo piano rispetto ad altre.

La passione su internet

Non è certo facile da comprendere, ma in rete sono presenti anche le passioni.

Una spiegazione plausibile alla passione virtuale potrebbe essere ricercata nella voglia di trasgressione, probabilmente per allontanarsi temporaneamente dalla monotonia di un rapporto, senza fare del male a nessuno, o anche nel fatto che la rete dà a tutti la possibilità di essere pienamente se stessi o chi si decide di essere in quel determinato momento.

Questi ambienti permettono alle persone di mischiare la propria realtà con la propria fantasia, di essere creativi, nonché di vivere momenti di intenso piacere e rilassatezza, lasciandosi alle spalle, almeno temporaneamente, le preoccupazioni e i doveri che appartengono alla sfera del reale.

Come nella vita reale, anche nel mondo virtuale, ovviamente, ci si può imbattere in persone poco gradevoli, o si possono creare delle aspettative che non vengono poi soddisfatte.

Di fatto, dunque, i due mondi sono assolutamente equiparabili.

Le ricerche e le esperienze ci dicono che, come avviene nel mondo esterno, anche nel mondo virtuale possono nascere amori, passioni e splendide amicizie.

Può nascere un vero amore online!

La cosa da non dimenticare è che internet è un mondo tanto attraente quanto pericoloso, come può diventare se non viene usato con maturità e con coscienza.

  • schemi mentali

Rompere gli schemi mentali

Cosa sono gli schemi mentali

Ognuno di noi possiede degli schemi mentali in base ai quali guarda il mondo, schemi che producono pensieri, spesso automatici e che sono il frutto dell’insieme delle esperienze vissute, del proprio corpo e della propria mente.

I pensieri, gli stati d’animo, i comportamenti e le risposte fisiche, infatti, si influenzano reciprocamente, essendo interconnessi tra loro.

In altre parole, gli schemi mentali sono le credenze, le convinzioni e le esperienze, i quali, durante la giornata, vengono alla mente, in maniera inconsapevole, almeno fino a quando non si decide di vivere nel “qui ed ora”.

Tutti noi abbiamo ed utilizziamo schemi di pensiero e mappe per muoverci nel mondo, questo fa parte dell’essere umano.

Gli schemi mentali sono utili o dannosi?

Le esperienze aiutano a riconoscere fatti, persone e situazioni e ad affrontarli con maggior sicurezza, rispetto ad affrontare fatti sconosciuti.

Tutti noi, quando ci troviamo in una situazione nuova, tendiamo ad essere più tesi perché non sappiamo cosa aspettarci.

Senza dubbio, riuscire a “collocare” una persona o una situazione all’interno di uno schema mentale pre-esistente, permette di gestire la situazione in maniera migliore.

E’ certo, dunque, che utilizzare gli schemi di pensiero, permette di risparmiare energia mentale e fisica, in quanto grazie a questi è possibile prendere decisioni più velocemente perché si utilizzano vie già conosciute.

Questo però è vero fino ad un certo punto.

Analizzare e collocare all’interno di schemi già esistenti, le cose materiali è un conto, ma farlo anche con affetti, emozioni e relazioni è un’altra cosa.

In questi casi, infatti, se si è troppo rigidi, si rischia di perdere tutta quella serie di sensazioni e percezioni che rendono unica un’esperienza e quindi si rischia di non vivere l’esperienza per quella che è, ma di vivere la propria aspettativa.

Se si vuole vivere pienamente, è necessario usare i propri schemi mentali come indicatori, ma non come detentori della verità della nuova realtà.

Basarsi completamente su di essi, infatti, limita lo sviluppo personale e relazionale e non permette di avviare la crescita personale o di attivare un cambiamento.

Quando si è tenuti a risolvere problemi, rispondere a dubbi ed attivare un cambiamento, è assolutamente necessario, dunque, conoscere e rompere i propri schemi mentali.

Un modo per conoscerli, è quello di interrogarsi sui propri pensieri, tutte le volte che si hanno reazioni esagerate fisiche, comportamentali o emotive, oppure stati d’animo molto forti.

Ad esempio, in caso di frequenti arrabbiature, stati d’ansia, sensi di colpa o tristezza, è molto utile fare un’analisi dei propri schemi di pensiero per poterli rompere e scoprirne di nuovi.

Cosa fare

Rompere gli schemi mentali, permette di vivere la vita pienamente, assaporando ogni sfumatura perché percepita per quello che è e non per ciò che vuole far credere la propria mente.

Andare oltre gli schemi mentali, permette inoltre di realizzarsi, di crescere e di rendere luminosa la propria esistenza.

Per vivere una vita in armonia, ti consiglio di adottare un pensiero alternativo, seguendo qualche piccolo accorgimento:

  • Non porre paletti al tuo pensiero e alle tue possibilità.
  • Impara cose nuove.
  • Osserva senza giudicare i tuoi pensieri.
  • Osserva senza giudicare la situazione che stai vivendo.
  • Dai valore alla tua motivazione.
  • Trova elementi che confermano ed elementi che contraddicono il tuo pensiero, così da essere il più obiettivi possibile e trovare un modo alternativo di vedere le cose.
  • Apriti alla creatività.

Indossare costantemente lenti di un unico stesso colore, non permette di percepire la moltitudine di colori presenti nel mondo e di viverne la meraviglia.

  • pensare positivo

A cosa serve pensare positivo?

Tutti noi ci siamo sicuramente imbattuti in frasi, immagini o titoli in cui veniamo esortati a pensare positivo. Ci siamo però mai chiesti se questo tipo di pensiero è davvero utile, in tutti i casi?

In altre parole: sicuramente, vedere il bicchiere mezzo pieno e sintonizzarsi sugli aspetti più belli delle cose e delle persone, predispone ad uno stato d’animo migliore rispetto a vedere tutto nero; ma è sempre la cosa migliore da fare?

La risposta è “no”.

Essere positivi a prescindere da tutto, infatti, può non essere sempre la soluzione giusta.

L’importanza del pensiero positivo

Il concetto di pensiero positivo, a mio avviso, andrebbe cambiato con “buona disposizione nei confronti della vita”.

Non bisogna parlare di pensiero vero e proprio, se per pensiero consideriamo la più alta funzione cognitiva della mente.

Puntare l’attenzione sullo stato d’animo, l’umore di base con cui si tende ad affrontare la vita, ritengo sia più corretto.

Essere di buonumore, permette di affrontare nella maniera migliore i fatti della vita, dispone ad essere propositivi ed inoltre fa bene alla salute.

Questo perché il buonumore è correlato con la produzione di endorfine, i cosiddetti “ormoni del benessere” che, tra le altre cose, hanno proprietà analgesiche, controllano l’ansia, la termoregolazione e contribuiscono alla regolazione del sonno.

Dunque ridere, stimola la produzione di endorfine e queste, a loro volta, infondono il buonumore.

Alcune teorie psicologiche sulle emozioni sostengono che quando si mima una determinata emozione, dunque quando si ha l’atteggiamento corporeo di una determinata emozione, la persona che la sta mimando, finisce per provarla veramente.

Perciò, se si assume un’espressione sorridente, si prova davvero gioia, se invece si assume un’espressione preoccupata, si proverà realmente tale preoccupazione.

Appare chiaro a questo punto che, se sorridiamo un po’ di più, anche la vita ci sorride e non per una strana magia, ma perché quando siamo di buonumore, tendiamo ad essere propositivi e ben disposti nei confronti di noi stessi, degli altri e della vita in generale.

Al contrario se siamo di cattivo umore, non faremo altro che vedere tutto in maniera negativa e non saremo ben disposti nei confronti di noi stessi, degli altri e della vita, perciò le cose potranno solamente peggiorare.

Come già detto, una cosa è essere di buon umore ed un’altra è pensare positivo.

Nella vita di tutti i giorni, non è sempre possibile pensare positivo e non è sempre la cosa migliore da fare.

Impariamo ad avere un pensiero consapevole

I pensieri positivi, in alcuni casi, possono far vedere la realtà in maniera distorta, possono sopravvalutare o sottovalutare se stessi, i fatti o le soluzioni ai problemi.

Se non ci sono le condizioni adatte, il pensiero positivo può essere inutile o addirittura dannoso, non permettendo di considerare in maniera critica la realtà e l’atteggiamento corretto per viverla.

Spesso, dimentichiamo che fatti, esperienze, emozioni e pensieri negativi, fanno parte della nostra vita e che è impossibile eliminare ed è controproducente ignorare.

Ciò che invece possiamo fare ed è utile per la nostra crescita personale è invece analizzare gli aspetti negativi in maniera critica ed apportare tramite questa analisi, un beneficio alla nostra esistenza.

Ciò vuol dire, ad esempio smettere di combattere contro i propri pensieri ma chiedersi il motivo per cui stiamo pensando quella determinata cosa, oppure imparare ad avere il giusto atteggiamento con chi vuole farci soffrire, o ancora saper affrontare quel senso di angoscia perché sappiamo esattamente da dove arriva e qual’è il suo significato.

Dunque, porsi dubbi, farsi domande, analizzare i vari aspetti belli e brutti di una situazione o di una persona, anziché vedere sempre il bello ed il buono in tutto, spesso permette di avere una visione più ampia e di comportarsi nella maniera più adeguata nei confronti di quel fatto o di quella persona.

Quale è l’atteggiamento più corretto nei confronti della vita?

La consapevolezza ed il pensiero equilibrato che da essa deriva.

La consapevolezza:

  • è fondamentale per risolvere problemi, rispondere a dubbi e attivare un cambiamento;
  • è utile per riuscire a vedere una situazione da tutte le angolazioni;
  • permette di focalizzare l’attenzione sui comportamenti adeguati;
  • consente di guardare più da vicino se stessi e di amarsi veramente, piuttosto che farsi intrappolare dalla sindrome del supereroe o farsi annientare dal pensiero distruttivo;
  • crea la base per un pensiero ed un atteggiamento non giudicante;
  • apre le porte al benessere fisico, psichico ed emotivo.

Scegli sempre di essere una persona consapevole, in modo tale da fare piena esperienza di ogni singolo attimo della tua vita.

Se stai vivendo un periodo o una situazione che preferisci affrontare insieme a me, contattami. Non ti darò delle risposte, ma un metodo per trovarle! Ti aiuterò a gestire le difficoltà attraverso l’uso consapevole delle tue risorse.

  • rabbia

Imparare a gestire la rabbia

Siamo esseri umani, non siamo macchine, per questo durante la vita possiamo ritrovarci faccia a faccia con ciò che percepiamo ingiusto ed avere l’esigenza di analizzare e gestire la rabbia.

Nel percorso di vita ci imbattiamo in svariate situazioni che provocano in noi diversi tipi di emozioni e che possono metterci a dura prova.

Per ogni essere umano adulto sano, è del tutto normale oltre a provare emozioni positive, avere reazioni emotive irascibili di fronte a particolari situazioni o in particolari periodi della propria vita.

A volte l’ira è la conseguenza di pensieri automatici che nulla o poco hanno a che vedere con la realtà; ma se si utilizzano gli occhiali con il filtro della rabbia, tutto il mondo apparirà attraverso tale filtro.

Altre volte, è necessario prendere le distanze da un atteggiamento altrui che non è possibile cambiare e che provoca emozioni in grado di far stare molto male.

Non basta non farci caso.

In nessun caso l’atteggiamento corretto è quello di negare un pensiero o un’emozione, non si intende certo questo con “gestire la rabbia”.

La soluzione non è mai quella di “lasciar perdere”, piuttosto è necessaria una valutazione a 360 gradi dei fatti, per assumere più punti di vista possibili e trovare il proprio (personalissimo) modo migliore per stare bene.

Se l’ira comincia sempre più a prendere il sopravvento sui pensieri, sullo stato d’animo, sui comportamenti e sul sorriso, è necessario fermarsi e fare un bel respiro.

E’ evidente che qualcosa non va e bisogna capire bene di cosa si tratta, per poter risolvere il prima possibile la questione e ritrovare la calma perduta.

Non stiamo parlando di una reazione ad un fatto o ad un pensiero che si verifica occasionalmente, così come si verificano tutte le altre emozioni; piuttosto parliamo di reazioni di ira spropositate o per la loro frequenza (in quanto cominciano ad essere ricorrenti e conseguenti ad ogni cosa), oppure per la loro qualità (ossia reazioni sproporzionate in base al contesto).

Cosa fare?

Per riuscire a trovare la causa della scintilla che accende il tuo fuoco, è necessario analizzare bene tutto ciò che accade dentro e fuori di te.

Per evitare all’ira di prendere il sopravvento, è necessario interrogarsi sulla causa di determinati pensieri personali, oppure su cosa ha portato un’altra persona a comportarsi in un determinato modo nei tuoi confronti.

Bisogna cercare di vedere le cose da una prospettiva più ampia, per cui l’emozione non va respinta ma ascoltata e trasformata in uno strumento di conoscenza e di conseguenza uno strumento di crescita.

Chiediti se:

  • provi frustrazione per un motivo o per un altro,
  • dovresti migliorare il tuo modo di comunicare,
  • la tua autostima ha bisogno di essere supportata,
  • hai bisogno di placare la tua ansia.

Cose molto importanti da fare:

  • Concentrarsi su se stessi ed impiegare il tempo ad apportare benefici nella propria vita, piuttosto che concederlo alla collera.
  • Allenarsi ed imparare a pensare per “punti di vista”, per ampliare gli orizzonti, gestire al meglio le emozioni ed evolvere come persone.
  • Ricordare che ognuno di noi è l’unica persona in grado di gestire i propri pensieri e le proprie emozioni, a prescindere dalla responsabilità e dalla causa che ha portato alla collera.

Se fossimo noi stessi a “remare contro di noi”?

Può capitare che a farci infuriare sia una situazione che si presenta ripetutamente durante la nostra vita e che è causata indirettamente da noi stessi, o più precisamente dalle nostre convinzioni personali o dai nostri schemi di pensiero profondi e radicati.

Come è possibile?

Facciamo un esempio: se io non do la giusta importanza ai miei interessi e non dedico loro abbastanza tempo, con il passare degli anni, oltre a sentirmi frustrata perché mi piacerebbe fare delle cose che in realtà non faccio mai, stringerò facilmente relazioni con persone che si comportano con me in modo tale da confermare i miei atteggiamenti, quindi persone che a loro volta non daranno importanza ai miei interessi.

Così il mio senso di frustrazione aumenterà al vedere l’atteggiamento poco attento delle persone a me vicine, cosa che farà incrinare i rapporti e che porterà ad un malessere sempre maggiore e così via… proprio come un cane che si morde la coda.

Se invece io dedico il giusto tempo e la giusta attenzione ai miei interessi ed a me stessa, farò in modo da far entrare nella mia vita solo persone che condividono questo atteggiamento per me importante; con le persone che non sono in grado di apprezzare me ed i miei interessi, invece, non stabilirò nessuna relazione importante.

Essere irascibili fa male alla salute.

Ogni risposta emotiva, coinvolge mente e corpo, alterandone il funzionamento, di qualsiasi emozione si tratti.

Da un punto di vista cognitivo, uno stato di collera ricorrente, non permette di avere la giusta percezione dei fatti e quindi di considerare i vari aspetti di una situazione in maniera razionale e più obiettiva possibile.

Con il tempo, si tenderà, perciò, ad avere una visione distorta di una situazione ed a cercare solo elementi che confermino la propria convinzione.

Da un punto di vista fisiologico, arrabbiarsi frequentemente, provoca un frequente stato di attivazione fisiologica, ossia di tensione muscolare, aumento del battito cardiaco e della pressione sanguigna, aumento della temperatura corporea, aumento della frequenza respiratoria ed aumento dei livelli di adrenalina (che ha un’azione stressogena) e testosterone (l’ormone coinvolto, tra le altre cose, nei comportamenti aggressivi).

E’ facilmente intuibile che sottoporre il proprio corpo e la propria mente ad un frequente o continuo stato di alta attivazione, rappresenta un rischio importante per la propria salute fisica e mentale. Gestire la rabbia diventa una vera e propria esigenza per la propria salute.

Impara a distinguere le situazioni dagli stati d’animo e dai pensieri, per comprendere meglio ciò che ti fa male e scegliere dove focalizzare le tue energie.

Se stai vivendo un periodo o una situazione che preferisci affrontare insieme a me, contattami. Non ti darò delle risposte, ma un metodo per trovarle! Ti aiuterò a gestire le difficoltà attraverso l’uso consapevole delle tue risorse.

Se non sai come imparare a gestire la rabbia, clicca qui per conoscere il percorso “Gestisci la tua ira”.

  • era digitale

Nell’era digitale siamo davvero più “social”?

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Nell’era digitale, in cui usiamo i social network in ogni istante della nostra vita, siamo davvero più “social”?

Li chiamano social network perché sono nati con lo scopo di abbattere le distanze geografiche e temporali tra vecchi amici e conoscenti.

Il loro nobile scopo, tuttavia, con il passare del tempo è cambiato ed il loro uso è diventato un abuso fino a portare, in molti casi ma non in tutti ovviamente, ad un effetto paradosso che nulla ha a che vedere con l’amicizia, la socialità ed il piacere di trascorrere un po’ di tempo insieme, realmente o virtualmente.

Scrivere da dietro uno schermo, senza metterci la faccia e spesso senza metterci neanche un volto o un nome, per molte persone significa disinibizione, essere in grado (o potersi permettere) di dire ciò che nella vita reale, non si ha il coraggio di dire per imbarazzo, perché inopportuno o perché fuori luogo.

Nella stragrande maggioranza dei casi, però, vengono scritte cose negative. Non si tratta di frasi o argomenti atti ad incentivare una bella relazione o qualcosa di costruttivo, ma al contrario si tratta di critiche, rimproveri e giudizi, se non addirittura parole volgari.

Perché non siamo davvero più “social”?

In alcuni casi, perché alcune persone pensano di non avere tempo. Si sono convinte che correre sia più produttivo ed allora non impiegano molto tempo per relazionarsi, ma più semplicemente interagiscono superficialmente con gli altri.

In altri casi, perché molta gente non riesce a trovare un altro modo per elaborare le proprie frustrazioni, se non scaricandole malamente su perfetti sconosciuti.

O ancora perché per molte persone è molto più semplice affrontare la propria vita, non lasciando spazio al confronto, soprattutto per quelle persone che dopo aver scritto il proprio pensiero, scrivono anche un bel “punto” e a volte anche “PUNTO”.

Siamo disposti, dunque, a dire la nostra ma non a sentire l’opinione degli altri, perché non è la relazione, la socialità o il confronto che stiamo cercando, ma solo uno sfogo.

Molte volte non lo si fa neanche apposta, semplicemente non si è abituati a vivere relazioni vere, pure e si hanno serie difficoltà a svilupparle, mantenerle e viverle.

Cosa sta succedendo?

Succede che molte persone non danno abbastanza spazio nella propria vita, alle emozioni e ai pensieri più profondi. Emozioni e pensieri che in un modo o nell’altro emergono prepotentemente e quando non gli si permette di farlo in maniera produttiva, vengono fuori tramite le sfuriate e gli insulti inopportuni.

Contemporaneamente a questo fenomeno, sta prendendo sempre più piede il fenomeno delle relazioni virtuali. Questo vuol dire che tantissime persone preferiscono chattare, giocare, videochiamare, acquistare, leggere e dare le proprie opinioni davanti ad uno schermo, piuttosto che scendere per strada e fare tutto questo vis a vis, incontrando altra gente e “mettendoci la faccia”.

Nell’era dei social, noi non siamo “sociali” per niente. Non telefoniamo più, non facciamo due chiacchiere con chi è seduto accanto a noi, non chiediamo consigli agli addetti ai lavori e non diamo una pacca sulla spalla ai nostri amici. Non abbiamo più tempo per fare tutte queste cose, al massimo abbiamo giusto cinque minuti per criticare qualcosa…qualsiasi cosa appare nella nostra homepage, postata dai nostri amici virtuali che a volte neanche conosciamo veramente.

La soluzione non è smettere di utilizzare i social network o internet in generale, piuttosto farne un buon uso e ricordare che la realtà virtuale rappresenta uno dei tanti aspetti della nostra vita.

Cosa dovremmo fare:

  • parlariamo con noi stessi e con gli altri dei nostri stati d’animo e dei nostri pensieri, non soffochiamo ciò che abbiamo dentro, altrimenti saremo ponti ad esplodere per un nonnulla;
  • passeggiamo all’aria aperta;
  • organizziamo un pic nic ogni tanto;
  • prendiamo i mezzi pubblici;
  • leggiamo un libro;
  • andiamo ad una mostra, un concerto, a vedere un film;
  • facciamo quella telefonata che rimandiamo da tempo;
  • incontriamo i nostri amici e parenti;
  • esterniamo i nostri pensieri di approvazione, tutte le volte che notiamo qualcosa di bello in qualcun altro;
  • asteniamoci dal giudicare qualcosa che non abbiamo vissuto in prima persona;
  • sorridiamo.

Nell’era digitale in cui stiamo vivendo, forse dovremmo riorganizzare la nostra scala dei valori e ritrovare il piacere dello stare insieme, oltre a considerare i social network come mezzo e non come fine.

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  • periodo no

Non sto male, è solo un periodo “no”

Quante volte abbiamo detto a noi stessi: “Non sto male, è solo un periodo no”.

A tutti è capitato e capita di vivere periodi in cui non ci si sente come ci si è sentiti fino a quel momento, periodi caratterizzati da emozioni diverse, stati d’animo persistenti e pensieri nuovi.

A volte, queste diversità hanno ragione di essere, perché sono la risposta a fatti straordinari che accadono attorno a noi; altre volte invece non riusciamo proprio a dare una spiegazione a quella tristezza persistente oppure all’eccitazione esagerata.

Ci guardiamo allo specchio ed un po’ per timore e un po’ per pigrizia, ripetiamo a noi stessi: “Non sto male, è solo un periodo no”, così da mettere da parte almeno momentaneamente le brutte sensazioni.

Di cosa abbiamo timore?

Abbiamo timore del giudizio altrui, del mostrarci deboli in una società che ci vuole sempre belli e sorridenti pronti per un nuovo selfie, da mostrare agli amici virtuali e non.

Oggi il mondo ci vuole veloci a tal punto da non avere neanche il tempo per riflettere sul fatto che essere sensibili, non vuol dire essere fragili o deboli, così preferiamo non mostrare la nostra delicatezza, per evitare di essere fraintesi o non accettati.

Perché siamo pigri?

Guardare dentro se stessi o osservare dettagliatamente il mondo che ci circonda richiede uno sforzo non indifferente, in quanto presuppone la disposizione a vedere e riconoscere sia gli aspetti positivi che quelli negativi, delle nostre scelte, delle persone che ci stanno attorno, dell’ambiente di cui facciamo parte ed inoltre richiede un lavoro costante. E’ sicuramente molto più semplice dare agli altri le colpe per ciò che non va bene e poi voltarsi dall’altra parte.

Mettiamoci bene in testa che:

  • essere sensibili non è motivo di vergogna, al contrario può solo essere motivo di vanto in quanto è grazie a questo modo di essere che è possibile conoscere le varie sfaccettature di una persona, di un fatto, di un luogo e quindi farne piena esperienza;
  • guardare dentro sé, se pur all’inizio può sembrare difficoltoso, con il tempo permette di avere una consapevolezza di se stessi e del mondo circostante così elevata, da riuscire a gestire facilmente le proprie emozioni e le proprie sensazioni e per questo poter godere di una buona qualità di vita.

Che sia uno stato d’animo passeggero o duraturo, provocato da qualcosa o qualcuno che conosciamo bene oppure immotivato, leggero o travolgente, tutte le volte che sentiamo che qualcosa non va o stiamo solo vivendo un periodo “no”, non sottovalutiamolo, piuttosto scegliamo di darci una mano o farci dare una mano, così da vivere una vita in armonia, perché è questo ciò che meritiamo.

Cosa fare?

  • Concediti un momento per capire cosa sta accadendo, prendi carta e penna e scrivi dettagliatamente quali sono le tue emozioni, le tue sensazioni, i tuoi pensieri e le tue sensazioni fisiche. Per ogni cosa scritta, chiediti se c’è un motivo interno o esterno e prendi appunti anche di questo. Ad esempio:

. Emozione: oggi mi sento triste.

. Sensazione: ho voglia di piangere.

. Pensieri: non arriverò da nessuna parte.

. Sensazioni fisiche: ho mal di pancia.

. Motivo interno: non ho studiato abbastanza.

. Motivo esterno: non ho superato l’esame.

Ogni giorno, per almeno una settimana, stila il tuo diario e scrivi cosa sta accadendo nella tua vita. Questo è molto importante, perché mettere emozioni, pensieri e sensazioni su carta, nei minimi dettagli, ti permetterà di osservare in maniera più obiettiva la situazione ed eventualmente correggere un pensiero o un atteggiamento.

  • A prescindere dal fatto che questa strategia ti abbia aiutato a superare il periodo “no”, è molto utile pensare ad una persona di cui ti fidi e parlarle di ciò che stai vivendo, raccontando esattamente tutto nei particolari. Parlarne ti aiuterà a sentirti meglio, sia perché un peso condiviso pesa meno, ma anche perché l’altra persona può avere suggerimenti, idee e punti di vista ai quali non avevi pensato ma che possono esserti molto utili.
  • Incrementa la tua vita sociale. Anche se non ne hai molta voglia, incontra parenti ed amici e cerca di vivere con serenità questi incontri anche nei periodi “no”. Le relazioni sociali sono alla base di una buona qualità di vita.

Comunica, comunica, comunica: con te stesso, con chi ti sta attorno e con l’Universo.

Ricorda: vivi un periodo di tristezza, non sei una persona triste; alcune situazioni ti mettono ansia, non sei una persona ansiosa; alcuni atteggiamenti ti rendono irascibile, non sei iracondo.

Comincia con il cambiare il tuo vocabolario e potrai notare che anche le tue sensazioni e le tue emozioni saranno diverse.

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  • dormire bene

Dormire bene per stare bene

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Cosa vuol dire dormire bene per stare bene?

Partiamo dalla definizione di sonno.

Il sonno è un processo fisiologico, necessario alla vita.

A volte, per fattori interni o esterni ad ognuno di noi, il naturale ritmo sonno-veglia viene alterato, creando diversi squilibri su vari piani.

Non dormire abbastanza o non farlo in maniera adeguata, non fa bene al corpo e non fa bene alla mente.

Perché non si dorme bene?

I motivi per i quali non si gode di un sonno ristoratore possono essere diversi; a volte la causa è una sola, altre volte si tratta di un mix di concause.

Si parla di insonnia primaria, quando il disturbo del sonno non è causato da un’altra condizione, perché la persona non soffre di malattie o non ha assunto sostanze che possono giustificarlo; o di insonnia secondaria, quando questa è conseguente ad un’altra o ad altre condizioni.

Dunque il sonno è influenzato da fattori fisici, psicologici, emotivi ed ambientali; eccone alcuni:

  • disturbi epatici,
  • disturbi respiratori (russamento e apnee ostruttive del sonno),
  • disturbi gastroenterici,
  • disturbi cardiaci
  • disturbi neurologici e psichiatrici,
  • bruxismo,
  • sonnambulismo,
  • preoccupazioni, ansia e stress,
  • jet lag,
  • altitudine,
  • temperatura,
  • uso di farmaci, droghe ed alcol.

Alcune persone sono predisposte più di altre ad avere a che fare con problemi di sonno, come ad esempio le persone iperattive ed ansiose e quelle che tendono a rimuginare.

Altre mettono in atto atteggiamenti e comportamenti non consoni ai naturali ritmi sonno-veglia.

Anche la paura di non dormire, genera ansia a tal punto da non riuscire a dormire veramente.

Può accadere che i problemi legati al sonno siano dovuti a situazioni alle quali non è possibile rinunciare, come ai lavori per i quali si è costretti a fare turni di notte, oppure al jet lag dovuto a viaggi continui.

Perché è necessario dormire

Qualsiasi sia la causa, è fuori ogni dubbio che avere difficoltà ad addormentarsi, svegliarsi più volte durante la notte o svegliarsi precocemente al mattino, non permette di essere energici ed avere una mente attiva durante il giorno.

Dormire poco o male, è un disturbo abbastanza diffuso e con un forte impatto sulla salute, purtroppo però spesso viene sottovalutato.

Chi ne soffre, infatti, non si interroga affatto sulla causa della propria insonnia, oppure si preoccupa della riduzione della stessa, con soluzioni momentanee, ma non definitive.

Di fatto, il disturbo del sonno e la fatica diurna associata, determinano disagio emotivo, cognitivo, lavorativo e sociale, rendono più irritati e meno ricettivi agli stimoli e indeboliscono il sistema immunitario.

Cosa fare allora?

Per seguire fino in fondo il concetto di “buon sonno per una buona salute”, è necessario seguire alcune regole per una corretta igiene del sonno:

  • Andare a dormire ed alzarsi sempre alla stessa ora.
  • Andare a letto quando si ha veramente sonno.
  • Usare il letto esclusivamente per dormire e per l’attività sessuale.
  • Non fare sonnellini diurni.
  • Rendere la camera da letto il più confortevole possibile (deve essere protetta dai rumori, ad una temperatura ambientale corretta e con un letto comodo).
  • Evitare il consumo di bevande eccitanti (caffè, tè, alcolici) e di fumare nelle ore serali.
  • Prediligere il consumo di bevande calde come tisane o latte durante le ore serali.
  • Evitare pasti abbondanti la sera e non mangiare prima di andare a letto.
  • Praticare attività fisica regolarmente, durante il giorno.

Naturalmente questa lista va adattata alle caratteristiche e allo stile di vita di ogni persona.

In alcuni casi è opportuno mettere in atto una serie di attività ripetitive, per dare la giusta importanza al momento del rilassamento.

Si tratta di una “routine della sera” che presto può diventare un rituale piacevole, atto ad indicare il passaggio da una fase ad un’altra della giornata ed utile a conciliare il sonno.

Diario del sonno

Può inoltre essere vantaggioso stilare un diario del sonno.

Si tratta di uno strumento utile sia alla persona che ne ha necessità, sia allo specialista del sonno, nel caso in cui si decida di rivolgersi a tale figura professionale.

E’ un vero e proprio diario redatto al mattino dalla persona interessata, nel quale riporta una serie di informazioni che possono aiutarla ad avere consapevolezza della qualità del proprio sonno.

A tal proposito è possibile appuntare l’orario in cui ci si mette a letto, l’orario in cui ci si mette a dormire, quanto tempo si pensa di aver impiegato per addormentarsi, la quantità e la durata di eventuali risvegli notturni, l’ora del risveglio, l’ora in cui ci si alza, una stima della durata del sonno, la valutazione soggettiva della qualità e profondità del sonno, eventuali farmaci, alcolici, o sostanze eccitanti assunti, il numero e la durata di eventuali sonnellini diurni.

Quando si tratta di un disturbo invalidante, o particolarmente disturbante, oppure di un disturbo secondario a malattia, la cosa migliore da fare è recarsi da uno specialista che si occupa di disturbi del sonno.

Ricorda: è essenziale un buon sonno per avere una buona salute!

Se non sai come rilassare corpo e mente, clicca qui per conoscere il percorso “Tra le braccia di Morfeo”.

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  • il tempo non è mai perso

Il tempo non è mai tempo perso

Il tempo non è mai tempo perso, possiamo fare qualcosa nel qui ed ora per stare bene domani.

Questo periodo di arresto di attività, di cambiamento delle proprie abitudini, di tempo a disposizione per riflettere e denudarsi, non è un tempo perso.

Non deve essere considerato da nessuno come tempo perso.

Ci si ritrova costretti a spogliarsi dai soliti schemi, dai copioni e dal superfluo e tutto questo, non è negativo, al contrario è un momento molto utile per conoscere e per conoscersi.

Non perdiamo una buona occasione, non trasformiamo un’opportunità in una scusa.

Una scusa per continuare a vivere nei soliti vecchi schemi che non ci piacciono ma ai quali pensiamo di appartenere, una scusa per non crescere, una scusa per non migliorare, per non andare avanti, una scusa per cercare e trovare un capro espiatorio su cui far ricadere le accuse e sentirci puliti.

Abbracciamo questo tempo e approfittiamo di esso per guardare negli occhi la vita, per riconoscere i veri valori e sostituirli con quelli falsi.

Se neanche questo tempo riuscirà a scuotere le nostre coscienze, ne usciremo devastati.

Saremo una totalità di egoisti costretti a condividere lo stesso mondo, pronti a sputare cattiverie sugli altri che considereremo nostri rivali e non altri concorrenti di questo gioco chiamato vita.

Se non innalzeremo la nostra coscienza, ne usciremo malati, ma non quei malati che sanno a chi rivolgersi per risolvere il proprio problema, piuttosto quei malati che affideranno il proprio benessere ai social network o all’industria farmaceutica senza neanche provare a svegliarsi, perché è apparentemente più difficile.

La paura non ci permetterà di pensare con le nostre menti e piano piano ci dimenticheremo persino come si fa.

Se non apriremo i cuori ne usciremo poveri, sia nelle nostre tasche, che nelle nostre emozioni, ma anche nei nostri pensieri.

Questo è il momento che può fare la differenza, che può cambiare il nostro futuro.

Ogni scelta fatta ora, può determinare l’andamento della nostra vita in un futuro non molto lontano.

Ecco cosa possiamo fare nel qui ed ora:

  • Sintonizziamoci sull’amore, sulla fiducia, sulla speranza e sulla luce.
  • Spegniamo la tv ed apriamo un libro o facciamo una telefonata.
  • Impariamo a parlare delle nostre emozioni, scriviamole e rileggiamole.
  • Impariamo a dire agli altri ciò che pensiamo senza giudizio e ad accettare ciò che gli altri hanno da dirci.
  • Ascoltiamo i messaggi del nostro corpo ed assecondiamolo.
  • Torniamo ad agire per noi stessi e non per l’approvazione degli altri.
  • Guardiamo negli occhi le persone che amiamo e sussuriamoglielo con gioia…compresi noi stessi!

Puoi trovare utile anche Prenditi cura di te

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  • prendersi cura di sé

Prendersi cura di sé

Curarsi pur rimanendo a casa.

In che termini è possibile prendersi cura di sé rimanendo a casa? Quando ci si trova obbligati a vivere una realtà diversa da quella che si vorrebbe vivere, lontani da persone care, dalla solita ma solida routine e dal proprio lavoro, ecco che è possibile sentir traballare il terreno da sotto i piedi e potresti perdere di vista l’assunto fondamentale della vita: “prenditi cura di te”!

Vivere una situazione diversa da quella a cui si è abituati e veder sconvolta la propria quotidianità, porta all’inevitabile necessità di ristabilire un nuovo equilibrio, riadattare alla nuova situazione le abitudini, le priorità, i pensieri ed i propri punti di riferimento.

Ci si trova obbligati a fare delle cose che prima no si facevano, ma anche a rinunciare ad altre cose che prima facevano parte della propria vita.

E’ perciò opportuno stabilire una nuova routine.

Rielaborare i propri punti di riferimento, però, non vuol dire rielaborare se stessi, per lo meno non nel senso negativo del termine.

Non vuol dire che sia cambiato qualcosa in te…sei sempre tu, semplicemente vivi una quotidianità diversa!

Questo stato di cose, però, non deve mettere in discussione la tua persona se non per uno scopo evolutivo, per crescere e migliorare giorno dopo giorno. Avere più tempo da dedicare alle riflessioni, può, infatti, portare a vedere delle parti di sé mai viste prima e considerare i vari aspetti della propria persona.

In che modo è possibile continuare a prendersi cura di sé, pur rimanendo a casa, all’interno di una nuova quotidianità?

Seguendo questi semplici ed efficaci consigli:

1. Continua a mantenere attiva la tua vita sociale.

Viviamo in un’epoca in cui la tecnologia ci aiuta ad accorciare le distanze fisiche, perciò non ci si deve necessariamente vedere faccia a faccia per poter fare due chiacchiere guardando l’espressione dell’altro mentre si dialoga. Sfruttare a proprio vantaggio questa possibilità permette di continuare a stare in contatto con le persone care.

2. Informati con intelligenza.

Mantenere alta l’attenzione sui fatti di attualità che coinvolgono direttamente ed indirettamente è una cosa corretta, è utile per sapere cosa accade lì fuori e quali sono i modi migliori per comportarsi; ricorda però che l’attenzione non deve trasformarsi in ossessione. Ciò vuol dire che è giusto informarsi ma è meglio farlo una volta al giorno ed è intelligente farlo attingendo le notizie solo dalle fonti ufficiali.

3. Dedicati al tuo corpo ed alla tua mente.

Dormi bene: assicurati di dormire il numero adeguato di ore per godere di un sonno ristoratore; ricorda che si dorme di notte e si veglia di giorno.

Mangia sano: concediti ogni tanto uno spuntino sfizioso, ma mantieni in salute il tuo corpo.

Fai un po’ di esercizio fisico: grazie alla varietà di contenuti multimediali di facile accesso puoi scegliere l’esercizio che più preferisci e dedicare una parte del tuo tempo al benessere fisico.

Cura il tuo corpo: lavati, vestiti, dedica la giusta attenzione alla tua pelle, ai tuoi capelli, truccati se rientra tra le tue abitudini, usa gli accessori che usi sempre ed il profumo che adori.

Tieni allenato il tuo cervello: puoi farlo dedicandoti a vari giochi di logica, enigmistica, puzzle etc…

Mantieni l’equilibrio corpo-mente: dedicati allo yoga, alla meditazione o ad una particolare arte che conosci, volta al raggiungimento di questo obiettivo.

4. Esterna le tue emozioni.

Piangi, ridi, parla o scrivi tutto ciò che senti dentro te e se lo ritieni opportuno rivolgiti ad un familiare o ad un esperto che possa aiutarti a fare ordine tra le tue emozioni o a gestirle nel migliore dei modi.

5. Dedicati ad un hobby: trascorri un po’ di tempo svolgendo un’attività che ti piace, ma che in genere trascuri proprio per mancanza di tempo.

Continua sempre, in ogni situazione a prenderti cura di te, guardati allo specchio e riconosciti!

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