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Dall’innamoramento all’amore

Il passaggio dall’innamoramento all’amore, quando questo avviene, non si può attribuire ad un momento specifico, accade, infatti, senza che le persone coinvolte se ne rendano conto.

Non si tratta di un passaggio obbligatorio, a volte la fase successiva all’innamoramento è la sua trasformazione in amore, altre volte non è così. Nella realtà infatti, esiste una molteplice varietà di comportamenti amorosi, che vanno da coloro i quali non si innamorano mai, a coloro che si svincolano da una relazione perché la ritengono essere un legame troppo stretto, a chi, invece, si innamora troppo spesso.

I tempi dell’amore

Secondo il parere dei ricercatori, poi, il periodo dell’innamoramento può durare dai diciotto mesi fino ai quattro anni e dopo tale periodo avviene un cambiamento, in quanto il cervello si assuefà, come avviene per le droghe, alle molecole dell’amore.

Questo è il tempo che occorre a due persone per incontrarsi, piacersi e dare inizio ad una nuova famiglia.

Poco alla volta, la grande quantità di molecole in circolo nell’organismo della persona innamorata, ritorna a livelli normali ed il pensiero della persona amata non è più un pensiero ossessivo ma un pensiero più stabile ed equilibrato.

Nel caso in cui per svariati motivi, l’innamoramento non può trasformarsi in amore, il cervello non ha possibilità di assuefarsi alla presenza dell’altro e la fase dell’innamoramento dura più a lungo.

Bisogna tenere presente, però, che le molecole presenti nel nostro cervello, da sole, non basterebbero a determinare lo stile di un rapporto, ma esse influenzano e a loro volta sono costantemente influenzate dall’ambiente sociale, economico, culturale, in cui la persona vive.

La biochimica dell’amore

Innamoramento e amore sono due esperienze complementari ma diverse tra loro da tutti i punti di vista; tra innamoramento e amore, infatti, esiste una differenza sostanziale non solo comportamentale, ma anche biochimica.

A livello molecolare il passaggio dall’innamoramento all’amore è caratterizzato da una buona produzione di endorfine (molecole simili per struttura alle molecole della morfina), le quali hanno azione analgesica e un effetto calmante e rilassante, oltre che dalla presenza di una sostanza molto importante in tutte le relazioni: l’ossitocina.

L’ossitocina viene anche chiamata “ormone dell’amore”, in quanto aumenta la sensibilità alle carezze, spinge all’abbraccio e al contatto fisico e nelle neo mamme promuove anche il comportamento materno, stimolando l’affettività e la voglia di prendersi cura del bambino.

Il suo ruolo agisce anche nell’ambito della coppia, favorendo la formazione di coppie stabili, rafforzando l’attaccamento emotivo e potenziando meccanismi della memoria i quali fissano i ricordi emotivi.

I diversi tipi di amore

Esistono diversi tipi di relazione d’amore. Ovviamente ogni tipo di classificazione è riduttiva e non esaustiva, tuttavia, in linea generale, può essere utile per far comprendere meglio i diversi aspetti dei rapporti amorosi.

Già nell’antica Grecia si usavano tre parole per distinguere le relazioni:

  • philia, per riferirsi ad un rapporto basato principalmente sull’amicizia, la condivisione e la stima reciproca;
  • eros, per riferirsi soprattutto alla passionalità;
  • agape, per riferirsi all’affetto parentale e anche all’affetto tra i sessi in cui però l’amicizia e la stima prevalgono sul desiderio.

Il sociologo canadese John Alan Lee, nella sua classificazione, distingue sei varietà di amore:

  • l’amore ludico (Ludus),
  • l’amore erotico (Eros),
  • l’amore solidale (Stonge),
  • l’amore pragmatico (Pragma),
  • l’amore maniacale (Mania),
  • l’amore puro (Agape).

L’amore ludico

Come si comprende dalla sua denominazione, l’amore ludico rappresenta più che altro un gioco, che un serio impegno. Il sentimento non diventa mai abbastanza profondo per volere dei soggetti coinvolti, i quali appena avvertono che l’amore potrebbe sopraffarli, lasciano immediatamente il partner. Spesso si tratta di persone che frequentano più partner contemporaneamente, o cambiano partner frequentemente o ancora hanno una relazione importante stabile, ma della quale non si accontentano e vanno alla ricerca di altri rapporti.

L’amore erotico

In questa tipologia di relazione prevale l’attrazione sessuale. Non vi è la volontà, almeno all’inizio del rapporto, di approfondire la conoscenza con l’altro o di instaurare un legame, piuttosto si tende all’intesa sessuale perfetta. A volte dopo pochi incontri di solo sesso, svanisce anche il desiderio e la voglia di rivedersi, in questo caso i processi biochimici si accendono e si esauriscono velocemente; può anche capitare però che si sviluppi il desiderio di conoscersi meglio ed in questi casi l’attrazione sessuale non è che l’inizio per un rapporto duraturo.

L’amore solidale

Questo è un tipo di rapporto che si instaura in maniera crescente tra due persone che hanno interessi o obiettivi comuni, che si stimano e hanno grande fiducia reciproca. Non vi è una tempesta biochimica alla base di questa relazione, probabilmente non vi è neanche una forte attrazione sessuale, sicuramente però vi sono le basi per un rapporto solido e duraturo.

L’amore pragmatico

In questo tipo di relazione, la razionalità prevale sul sentimento. Si sta insieme non perché si prova qualcosa per l’altra persona, ma perché vi è convenienza nel rapporto, come per esempio capita nei matrimoni combinati. Ciò non significa che con il tempo questa relazione non possa trasformarsi in un altro tipo di rapporto, ma alla base della scelta del partner (o a volte della “non scelta”), non vi è comunque né un sentimento d’amore, né un desiderio passionale.

L’amore maniacale

Caratteristica dell’amore maniacale è l’oscillazione tra emozioni gioiose ed emozioni di profonda tristezza, che dipendono dal rapporto con il partner. Nei momenti in cui tutto va bene, la persona innamorata è estremamente felice, ma basta poco, come ad esempio una frase detta male o un ritardo ad un appuntamento per cadere nella disperazione e pensare addirittura che la relazione sia finita per sempre. Questo è un atteggiamento tipico dell’età giovanile, quando non si ha ancora dimestichezza nella gestione delle proprie emozioni, ma non è detto che non capiti anche ad individui adulti, seri e controllati, i quali possono, in qualunque momento della vita, perdere letteralmente la testa per una persona. Queste persone sanno si avere reazioni eccessive e a volte ridicole, ma non riescono a controllarsi. È probabile che l’amore maniacale sia dovuto all’effetto di un elevato livello di neurotrasmettitori, al di sopra della norma.

L’amore puro

Questo è l’amore altruistico per eccellenza. In questo caso la persona non chiede e non pretende nulla, se non il benessere della persona amata e farebbe veramente qualsiasi cosa per renderla felice. È un tipo di amore molto raro, è più facile riscontrarlo in coloro che annullano il proprio io per cause mistiche o religiose.

Non esiste una relazione giusta ed una relazione sbagliata.

E’ giusto che ognuno di noi scelga per sé e per il proprio partner o la propria partner ciò che più fa stare bene, nel rispetto di se stessi e delle persone che si amano.

Scegliamo il nostro mix perfetto e creiamo la nostra unica, meravigliosa storia d’amore!

  • La chimica dell'amore

La chimica dell’amore

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L’amore è anche una questione di chimica

Nelle varie fasi di innamoramento, in ogni persona è presente una particolare “chimica dell’amore” che però cambia durante il corso della relazione, essendo elevata all’inizio della storia, per poi normalizzarsi con il passare del tempo.

Alcuni studiosi sostengono che ci si innamora quando si è pronti a cambiare e si sceglie la persona che in questo particolare momento della vita, fa sentire che uniti a lei è possibile realizzare le proprie potenzialità e soddisfare i propri desideri.

Altri studiosi invece danno una spiegazione diversa a questo potente sentimento, parlando dell’innamoramento come di uno stratagemma messo in atto dalla natura, per garantire continuità alla specie.

In ogni caso, sappiamo che nell’attaccamento sono implicate diverse aree cerebrali e la peculiare chimica amorosa che ne deriva è molto interessante.

Nelle relazioni d’amore sono coinvolti la corteccia, l’ipotalamo e il sistema limbico, ma anche il sistema nervoso autonomo, che regola la funzione degli organi periferici e il sistema immunitario.

L’integrazione di questi sistemi ha lo scopo di preparare l’organismo a tutte quelle situazioni di attivazione, pericolo o ansia come possono essere la nascita di un nuovo rapporto, le relazioni sessuali, la gravidanza e il parto.

L’amore crea dipendenza

La maggior parte delle regioni cerebrali coinvolte nell’amore, sono le stesse che rispondono agli stimoli prodotti dalle droghe che inducono euforia (come gli oppiacei e la cocaina), ma anche dal cioccolato, la cui feniletilamina, svolge nel cervello lo stesso ruolo della dopamina o dell’adrenalina.

Possiamo paragonare, dunque, l’innamoramento all’assunzione di droghe, in quanto in entrambi i casi, vengono attivati gli stessi centri cerebrali.

Le molecole di alcune sostanze psicoattive, in pratica, hanno struttura chimica e proprietà simili a quelle di alcuni neurotrasmettitori endogeni, per cui utilizzano gli stessi recettori che attivano i centri del piacere, provocando effetti molto simili.

Per questo motivo la prima fase di innamoramento e l’assunzione di droghe presentano le stesse caratteristiche:

  • il bisogno psicologico e/o fisico nei confronti di una sostanza o di una persona;
  • il desiderio di entrare in contatto con l’oggetto della propria passione, accompagnato da un’intensa sofferenza nel caso in cui questo contatto non avviene;
  • la riduzione degli effetti e la necessità di aumentare la frequenza per mantenere gli stessi effetti piacevoli;
  • il forte malessere conseguente alla brusca sospensione di una sostanza in grado di dare dipendenza, o nel caso delle relazioni, la brusca interruzione di un rapporto con una persona per la quale è ancora in atto la fase di innamoramento.

Le molecole dell’amore

Dietro al senso di vuoto allo stomaco, al balbettio, al batticuore, al sudore alle mani e a tutte le manifestazioni fisiche che è possibile notare quando ci si avvicina alla persona amata o semplicemente quando si pensa ad essa, vi è l’attivazione e l’azione di piccole ma potenti molecole.

Queste molecole oltre a determinare gli effetti fisiologici appena citati, producono anche importanti effetti sulla sfera psicologica dell’individuo innamorato: pensieri ossessivi, insonnia, inappetenza, dipendenza dalla persona amata, stati di irrazionale euforia in sua presenza e stati di irrazionale ansia e depressione in sua assenza.

Le principali molecole coinvolte nell’innamoramento sono:

  • Gli ormoni sessuali.
  • La serotonina, la quale svolge un’azione rilassante con sollecito del buon umore e dell’ottimismo. E’ coinvolta nella sensazione di dolore, nella sessualità, nell’impulsività e nell’affettività, è inoltre implicata nella regolazione del pensiero ossessivo del partner tipico della prima fase di innamoramento. La serotonina in questo caso è coinvolta nell’innamoramento non per un suo incremento, bensì per un suo decremento.
  • Le catecolamine, le quali hanno un’azione stimolante generale. Le principali sono: adrenalina, dopamina e noradrenalina.
    • L’adrenalina ha un’azione stressogena e anoressizzante con potenziamento dell’allerta.
    • La dopamina ha un’azione euforizzante ma soprattutto gratificante. L’attività della dopamina è strettamente legata ad una rete di neuroni che genera sensazioni piacevoli come conseguenza alla soddisfazione di stimoli, predispone agli incontri, ed è uno dei principali mediatori del piacere soprattutto quello sessuale. Adrenalina e dopamina agiscono come neurotrasmettitori nel sistema nervoso centrale e come ormoni nella circolazione sanguigna.
    • La noradrenalina come neurotrasmettitore provoca eccitazione, euforia ed entusiasmo, riduce l’appetito, promuove inoltre la contrazione delle vene degli organi sessuali, negli uomini trattiene il sangue, mantenendo a lungo l’erezione. Come ormone è presente nella circolazione sanguina, dalla quale regola la produzione di adrenalina; nell’esperienza amorosa ne induce il rilascio con conseguente aumento del battito cardiaco, della respirazione e della pressione sanguigna, da cui ha origine il rossore del viso che si ha quando si incontra la persona amata.
  • La feniletilamina, la quale ha un’azione pro-eccitatoria. La sua azione ha come effetto principale il rilascio di dopamina, con conseguente attivazione dei centri cerebrali del piacere.
  • Gli ormoni steroidei corticosurrenali come il cortisolo (il cosiddetto ormone dello stress). Tra gli innamorati, il livello di cortisolo nel sangue risulta essere molto alto, ciò significa che l’inizio di una relazione è una situazione piacevole, ma comunque particolarmente stressante.
  • I feromoni (o ferormoni), con azione sull’attrazione sessuale.

Nelle fasi più avanzate…

In una fase più avanzata della relazione in cui è possibile parlare di amore più che di innamoramento, la chimica dell’amore vede coinvolte:

  • le endorfine o anche “ormoni del piacere” neurotrasmettitori simili per struttura alle molecole della morfina e coinvolti nelle sensazioni di benessere, che hanno un’azione analgesica ed un effetto calmante e rilassante;
  • l’ossitocina il cosiddetto “ormone dell’amore”. Questa molecola viene rilasciata in seguito ad un bacio, ad un ricordo piacevole o ad un massaggio rilassante e in più, diversi studi hanno messo in evidenza la sua influenza positiva sul funzionamento del sistema immunitario. Pare che l’ossitocina venga rilasciata anche quando una persona “a pelle” ci piace, provocando un senso di benessere e di gratificazione ed una predisposizione verso quella persona. A livello più intimo, l’ossitocina partecipa in maniera diversa alla risposta sessuale, facilitando comportamenti che invitano all’incontro sessuale; essa viene ampiamente prodotta sia negli uomini che nelle donne durante i rapporti sessuali e in particolare durante l’orgasmo. Tutte le relazioni sociali positive stimolano il rilascio di ossitocina, la quale evoca sensazioni di rilassamento e serenità e fiducia negli altri.

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  • amare è...comunicare

Amare è… comunicare

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Perché amare è comunicare?

Ci incontriamo, ci piacciamo, ci innamoriamo e ci amiamo, comunicando continuamente e reciprocamente, con sguardi, gesti, espressioni, parole e anche silenzi.

Innamorarsi

Come sostiene Francesco Alberoni, l’individuo si innamora quando è pronto a cambiare; quando si sente mutato interiormente perché è cambiato il mondo attorno e non riesce più a realizzare i propri desideri e ad esprimere le proprie potenzialità.

Perciò ci si innamora della persona che in quel particolare momento della vita, con il suo comportamento, i suoi sogni ed i suoi valori, fa sentire che uniti a lei è possibile realizzare le proprie potenzialità e soddisfare i propri desideri.

Per questa persona si prova un’attrazione irresistibile e un intenso bisogno di fondersi spiritualmente e fisicamente.

Da un altro punto di vista, l’innamoramento non è altro che uno stratagemma messo in atto dalla natura, per garantire continuità alla specie.

Una cosa è certa: innamorarsi porta ad un cambiamento; nella fase dell’innamoramento, infatti, uomini e donne finiscono con l’assomigliarsi.

Gli uomini diventano più delicati, gentili e comprensivi del solito, mentre le donne assumono atteggiamenti più aggressivi.

Questo perché in questa fase, il livello di testosterone nel sangue si abbassa nell’uomo e si alza nella donna.

E’ come se la natura volesse ridurre le differenze tra due individui per dare inizio alla relazione; come se, a certi livelli ed in certe condizioni, il mondo maschile e quello femminile molto diversi tra loro, cercano di avvicinarsi.

Amare

La fase successiva all’innamoramento è la sua trasformazione in amore, cosa che, però, non sempre accade; questo passaggio difatti non è obbligatorio.

Se però accade, può evolvere in una molteplicità di relazioni amorose.

Nella realtà, infatti, non esiste un unico tipo di relazione d’amore, ma tante quante ne possiamo immaginare.

Dall’innamoramento all’amore non c’è un passaggio, ma un vero e proprio cambiamento di stato: si è meno impulsivi e più razionali, la miriade di emozioni lascia il posto alla ragione, cosa che fa comprendere meglio chi è la persona che si ha di fronte.

Se a questo punto il partner piace davvero, la passione si trasforma in fiducia, e i due innamorati vogliono fondere non solo i loro corpi, ma anche le loro anime e i loro mondi.

Dunque l’interesse sessuale dell’innamoramento fa uno spazio all’affettività dell’amore.

A livello molecolare il passaggio dall’innamoramento all’amore è caratterizzato da una buona produzione di endorfine (molecole simili per struttura alle molecole della morfina), le quali hanno azione analgesica e un effetto calmante e rilassante, oltre che dalla presenza di un’importante sostanza secreta dall’ipotalamo: l’ossitocina chiamata “ormone dell’amore”.

Comunicare

Nella fase di conquista, di innamoramento e di amore stabile, i partner cercano costantemente il modo di avvicinarsi l’un l’altro, sfruttando ogni buona occasione per svolgere attività che possano soddisfare i desideri di entrambi.

Con il passare del tempo, tuttavia, diversi motivi tra i quali l’abitudine, la fine del sentimento, l’affievolimento della magia iniziale, l’appiattimento della vita sessuale, la perdita di interesse o il disvelamento delle vere caratteristiche di personalità del partner, possono portare ad un cambiamento di pensieri, atteggiamenti ed interesse nei confronti del partner e/o della coppia.

In questa fase specifica, quando si comprende che qualcosa sta cambiando nei propri sentimenti, in quelli del partner o in generale nella relazione, è di fondamentale importanza fermarsi, interrogarsi e capire quale possa essere il modo migliore per trovare o ritrovare una buona sintonia con se stessi e nella coppia.

Non è detto che si ristabilisca una visione condivisa della vita, ma grazie alla consapevolezza e alla scelta di una relazione basata su una sana comunicazione, la coppia può sicuramente giungere ad una soluzione civile, pacifica e rispettosa per i singoli individui e per la coppia stessa.

In genere due partner perdono la connessione di coppia quando uno di loro accetta totalmente e/o passivamente ogni cosa dell’altro o, al contrario quando non lo accetta assolutamente; in entrambi i casi, col tempo si finisce con lo stancarsi al punto tale per cui, persino un respiro della persona una volta amata, diventa un peso.

Cosa fare per comunicare al meglio all’interno della coppia?

Bisogna connettersi. Amare è comunicare.

  • Ascolta. Ascolta sia le parole che le emozioni che sottostanno alle parole per entrare veramente in contatto con l’altra persona. Se lo ritieni opportuno, chiedi chiarimenti e spiegazioni, pur di avere la certezza di aver compreso davvero.
  • Parla. Parla pensando che non è tanto la parola, ma l’intento comunicativo che è importante e che ogni parola genera fatti, pensieri ed emozioni.
  • Cerca il confronto. Il confronto chiaro e diretto, anche quello che può generare uno scontro, è salutare per la coppia. Confrontarsi in maniera rispettosa non lascia spazio a fraintendimenti.
  • Non giudicare. Ascolta e pensa in maniera obiettiva senza esprimere giudizio, in modo tale che nulla potrà condizionare l’ascolto.
  • Liberati dalle certezze. E’ possibile che un tuo pensiero sia conseguenza di un fraintendimento ma non sia reale, perciò elimina tutto ciò che per te è certezza, guarda con occhi nuovi sia il partner che la relazione.
  • Senti. Focalizza l’attenzione sulle emozioni e le sensazioni che le parole e l’atteggiamento dell’altra persona suscitano in te e parlatene apertamente.
  • Impegnati. Munisciti di una buona dose di volontà, perché guardarsi e guardare veramente a fondo, richiede un impegno emotivo non indifferente, ma è certo che questo lavoro dona meravigliosi frutti.
  • Abbi pazienza. I cambiamenti veri e duraturi, non avvengono dall’oggi al domani ma passo dopo passo.
  • Chiediti se questo è veramente ciò che vuoi. Se scegli la guerra, l’aridità e l’astio, oppure scegli una vita in armonia.

Ricordiamo sempre che la coppia è formata da due persone che sono due mondi fatti da desideri, emozioni, pensieri, esperienze e aspettative, ugualmente importanti e meritevoli di rispetto.

  • amore online

Può nascere un vero amore online?

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Ciò che fino a qualche anno fa era prerogativa dei rapporti faccia a faccia, nell’era digitale acquisisce nuove caratteristiche, come ad esempio le relazioni interpersonali. Sulle relazioni che nascono online, i pareri delle persone non giovanissime sono divisi in due. Può nascere un vero amore online?

Oggi internet è entrato nei diversi aspetti della nostra vita, sia perché dà la possibilità di ottenere tutto ciò che si desidera, sia perché in rete ci si può permettere qualunque cosa.

Il mondo online ha avuto un notevole impatto psicologico sul nostro comportamento, condizionando la nostra vita in modo a volte sorprendente.

L’anonimato che offre la rete, infatti, influenza sicuramente l’atteggiamento, rendendo le persone più disinibite rispetto alla vita reale.

Il desiderio di conoscere altra gente e di gestire la propria immagine nelle situazioni sociali per piacere agli altri, sono alcune caratteristiche fondamentali dell’essere umano e, per forza di cose, presenti anche nel mondo online.

Oggi più che mai, oltre che per la posta elettronica o per le ricerche e la pubblicità, internet viene usato anche per mostrarsi, conoscersi ed incontrarsi.

Se fino a pochi anni fa, infatti la nascita delle relazioni era un’esclusiva delle interazioni vis-à-vis, oggi non è più così e, accanto a queste, troviamo una miriade di relazioni che nascono davanti allo schermo di un pc.

Social network e applicazioni di incontri

Internet dunque è anche un luogo di incontri, in esso infatti non è difficile instaurare solide amicizie o legami sentimentali anche duraturi.

Come nella vita reale, anche nella vita virtuale, le relazioni d’amore possono nascere in maniera inaspettata, perché si appartiene ad uno stesso gruppo sui social network e ci si ritrova a discutere su uno stesso argomento, o perché si viene particolarmente colpiti da un commento dell’altra persona, o ancora perché si è amici di amici ed in un modo o nell’altro ci si incontra se pur virtualmente.

Rapporti amorosi possono nascere anche dalla ricerca esplicita di un partner, per esempio perché non si ha tempo o modo di svolgere attività che portano ad una soddisfacente vita sociale, o magari perché le esperienze amorose precedenti sono state deludenti e si vuole rivolgere lo sguardo lontano dal proprio entourage.

Nel primo caso, in genere gli incontri nascono nei social network, mentre nel secondo caso avvengono grazie alle applicazioni di incontri, ossia quei luoghi virtuali creati appositamente per far conoscere tra loro aspiranti partner.

Nei social network o nelle apposite chat di incontri, dunque, due persone possono scoprire di avere qualcosa in comune, di piacersi veramente e possono avere voglia di spostare il loro dialogo in un posto più appartato del web o portarlo nel mondo esterno.

La comunicazione virtuale.

Un punto a sfavore delle relazioni online è sicuramente la comunicazione.

In internet la conversazione è influenzata da questo particolare tipo di comunicazione in cui non si possono guardare le espressioni del viso dell’interlocutore e non si può neanche sentire il tono della sua voce.

Tutto ciò che appartiene alla sfera del non verbale e che nell’interazione vis-à-vis dà colore alla comunicazione, in questo caso non esiste, l’unico mezzo che si ha a disposizione per farsi conoscere è la tastiera del computer o il touch screen del proprio smartphone.

Allo scopo di dare calore alla comunicazione online vengono in aiuto le emoticon, grazie alle quali è possibile distinguere una frase ironica da una frase che mostra tristezza o disappunto, ad esempio.

In una situazione vis-à-vis, è più facile crearsi una prima impressione della persona che si ha di fronte, per esempio grazie a come si muove o al tono della sua voce; online invece questo processo è molto più lento e, necessariamente si ricorre alle più svariate domande per farsi un’idea del proprio interlocutore.

Inoltre, gestire la propria immagine online non è facile; la scelta della foto da mostrare, lo pseudonimo con il quale ci si presenta e le frasi o i motti utilizzati, sono sicuramente un biglietto da visita, ma non possono essere totalmente rappresentativi dei vari aspetti della persona.

L’attrazione su internet

L’attrazione interpersonale è un fenomeno abbastanza diffuso in rete, ma non deve essere sottoposto a pregiudizio, la ricerca in questo campo ha confermato infatti, che le relazioni in internet sono paragonabili alle relazioni della vita reale, alcune sono forti e durature e altre deboli e di breve durata.

Se nella vita reale ciò che ci attrae di un’altra persona nell’immediato è il suo aspetto fisico, in internet questo non può accadere, va da sé, dunque che in questo caso, l’attrazione si basa su aspetti più puri e profondi, dove non c’è l’interferenza degli stereotipi sulla bellezza fisica.

Gli studi dimostrano che le caratteristiche fondamentali che stanno alla base dell’attrazione su internet sono:

  • la vicinanza, cioè la frequenza con cui ci si incontra in rete;
  • la somiglianza, in quanto si è attratti da chi ha idee e comportamenti simili ai propri;
  • la propensione alle attenzioni, ciò vuol dire che ci si sente più facilmente attratti da chi mostra il proprio affetto e la propria attenzione, perché questo aumenta il senso di autostima.
  • il senso dell’umorismo, il quale rappresenta una potente forza di attrazione interpersonale, sia perché può essere espresso facilmente attraverso il linguaggio scritto, sia perché è una caratteristica che risulta essere in primo piano rispetto ad altre.

La passione su internet

Non è certo facile da comprendere, ma in rete sono presenti anche le passioni.

Una spiegazione plausibile alla passione virtuale potrebbe essere ricercata nella voglia di trasgressione, probabilmente per allontanarsi temporaneamente dalla monotonia di un rapporto, senza fare del male a nessuno, o anche nel fatto che la rete dà a tutti la possibilità di essere pienamente se stessi o chi si decide di essere in quel determinato momento.

Questi ambienti permettono alle persone di mischiare la propria realtà con la propria fantasia, di essere creativi, nonché di vivere momenti di intenso piacere e rilassatezza, lasciandosi alle spalle, almeno temporaneamente, le preoccupazioni e i doveri che appartengono alla sfera del reale.

Come nella vita reale, anche nel mondo virtuale, ovviamente, ci si può imbattere in persone poco gradevoli, o si possono creare delle aspettative che non vengono poi soddisfatte.

Di fatto, dunque, i due mondi sono assolutamente equiparabili.

Le ricerche e le esperienze ci dicono che, come avviene nel mondo esterno, anche nel mondo virtuale possono nascere amori, passioni e splendide amicizie.

Può nascere un vero amore online!

La cosa da non dimenticare è che internet è un mondo tanto attraente quanto pericoloso, come può diventare se non viene usato con maturità e con coscienza.

  • sviluppo emotivo

Nascita di una nuova vita: lo sviluppo affettivo

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Lo sviluppo affettivo dei ogni persona, ha inizio durante la gravidanza e continua nell’immediato post-partum.

Questo periodo, implica una serie di profonde modificazioni a vari livelli: fisico-corporeo, cognitivo-percettivo ed emotivo-affettivo.

Durante la gravidanza ed il parto, avviene lo straordinario sviluppo fisico e psichico del piccolo: si sviluppano gli apparati sensoriali ed il sistema nervoso e inoltre comincia a prendere forma la capacità di relazionarsi con il mondo.

A partire dalle esperienze nell’ambiente intrauterino, caratterizzato da rumori, sapori ed odori, il feto percepisce ed elabora emozioni e sensazioni.

La relazione affettiva

La relazione di ogni individuo, comincia nella vita intrauterina.

Tramite la placenta, il feto e l’organismo materno sono in costante contatto durante i nove mesi di gravidanza. La placenta fornisce al feto le sostanze nutritive, l’acqua e l’ossigeno, elimina scorie, produce un ampio spettro di proteine, ormoni e fattori essenziali per il proseguimento della gravidanza.

La placenta ha inoltre l’importante ruolo di “paraeccitazione biologica”, utile per evitare che l’eccitazione della madre, quando eccessiva, abbia un’azione traumatica sul feto.

Tutti gli stimoli, infatti, sono indispensabili per lo sviluppo equilibrato del bambino e della sua sfera psichica, ma per essere efficaci, la loro quantità deve essere adeguata (non devono essere né troppo forti né troppo deboli) e devono agire al momento opportuno.

Un’eccessiva sollecitazione di un organo di senso, infatti, potrebbe avere riflessi negativi sullo sviluppo dell’organo in questione, ma anche degli altri organi di senso strettamente correlati.

Numerose ricerche hanno dimostrato, che man mano che maturano gli organi di senso, il feto diviene un soggetto sempre più partecipe all’ambiente che lo circonda e a sua volta, l’ambiente stesso influenza notevolmente i processi di crescita e di sviluppo.

Esperienze precoci

Durante i nove mesi di gravidanza il bambino vive immerso nell’utero, ambiente in cui confluiscono e si intrecciano molteplici stimoli sensoriali, in particolare quelli sonori.

Al nascituro arrivano continuamente suoni e rumori provenienti dall’interno del corpo materno, come il movimento intestinale, il respiro ed il battito cardiaco; ma anche rumori provenienti dall’esterno, come le voci dei familiari, i suoni e i rumori domestici e la musica prodotta da strumenti musicali.

Il suono dominante nell’ambiente intrauterino è comunque il battito cardiaco materno, il quale ha poi, sul neonato, un effetto rassicurante, come del resto ogni altra sensazione che lo riporta all’ambiente prenatale.

Il vissuto sonoro prenatale, inoltre è fortemente influenzato dalla voce materna: uno stimolo sensoriale e neuroaffettivo che non ha eguali.

Il feto percepisce la voce della mamma non solo attraverso l’orecchio, ma anche sotto forma di vibrazioni trasmesse attraverso le strutture corporee della madre. L’intensità di arrivo ne risulta amplificata, così che il feto la memorizza meglio delle altre voci e, non appena nato, è in grado di riconoscerla con grande facilità, differenziandola dalle altre voci.

Studi ecografici sulla risposta fetale ai particolari stimoli sonori, hanno evidenziato che le frequenze vicine a quelle della voce umana provocano nel feto una risposta motoria delle braccia e delle gambe.

Quando si tratta di una voce nota o di un brano musicale già udito, si osserva un rallentamento della frequenza cardiaca fetale che ritorna ai valori di base nel giro di alcuni minuti.

Le ricerche, ma anche l’esperienza comune, hanno dimostrato che poche ore dopo la nascita, in presenza di più donne che parlano, il neonato ruota la testa solo nella direzione da cui proviene la voce della madre.

Oltre alla voce della propria mamma, la voce del papà e delle persone vicine, se sentite abitualmente durante la gravidanza, provocano emozioni e movimenti del feto.

E’ estremamente interessante sapere che il feto riesce a memorizzare un brano musicale quando questo viene sistematicamente ripetuto nelle ultime settimane di gestazione, ed è poi in grado di riconoscerlo dopo la nascita.

Emozioni precoci

Dopo il quarto-quinto mese di gravidanza il feto sente, tocca, si muove, risponde in modo creativo, esplora, partecipa alle esperienze emotive della madre, reagisce a stimolazioni interne (intrauterine) ed esterne, è in continuo contatto esperienziale con l’ambiente che lo circonda internamente ed esternamente.

Oltre agli input sensoriali, a raggiungere il feto, sono anche gli stimoli prodotti dai neurotrasmettitori, dagli ormoni e dalle altre molecole chimiche materne, che attraversano la placenta.

Cosa vuol dire?

È dimostrato che gli stati emotivi particolarmente intensi provocano nell’organismo materno squilibri biochimici e ormonali, i quali rientrano nei normali meccanismi di adattamento del corpo, finalizzati alla difesa e alla sopravvivenza.

Le molecole prodotte dal corpo materno, raggiungono sicuramente il feto, che vive in tal modo le emozioni positive o negative della madre e vi si dovrà adeguare.

Le emozioni del feto, dunque, sembrano essere filtrate e mediate dalla madre nel seguente modo: essa entra in un particolare stato emotivo, il nascituro riceve una stimolazione attraverso il flusso ormonale, ne elabora il contenuto e produce una precisa reazione motoria, cardiaca e funzionale.

Se la madre esperisce un senso di rilassamento, si può registrare un correlato rilassamento anche nel feto, nei suoi movimenti e nel livello della sua frequenza cardiaca; se però la madre è in uno stato di ansia o di turbamento emotivo, il feto mostra agitazione motoria per alcune ore successive all’evento, agita le gambe e si dimena.

Se la situazione di stress materno persiste nel tempo, l’eccitazione motoria fetale diventa un tratto stabile, riflettendosi sul piccolo, ad esempio, tramite il basso peso del bambino alla nascita.

Attraverso il movimento, il nascituro comunica la sua disapprovazione o la sua partecipazione agli eventi esterni: scalcia ad esempio se la madre è in una posizione che gli dà fastidio, se si trova in un luogo troppo rumoroso o se ascolta un brano musicale che a lui non piace.

L’importanza dell’allattamento al seno

L’allattamento al seno costituisce una soluzione particolarmente importante sia per la mamma che per il piccolo, sia da un punto di vista fisiologico, che psicologico ed emotivo.

Rafforza le difese immunitarie del bambino, può aiutare la mamma ad acquisire fiducia nella propria capacità di rapportarsi con il figlio e contribuisce a rafforzare la relazione tra essi.

L’allattamento, inoltre è un’ulteriore conferma della profondità del legame tra madre e bambino; basti pensare che il latte materno, nei primi dieci giorni circa, varia continuamente la sua composizione in base alle precise esigenze del neonato.

Il primo latte o colostro, ad esempio, è un concentrato di zuccheri, proteine ed anticorpi, utili per dare l’energia necessaria al bambino, provocargli la peristalsi intestinale facendogli così emettere il meconio e donargli quella immunità che non ha ancora acquisito.

Il latte materno, in altre parole, specie nei primi sei mesi di vita, consente al neonato l’accrescimento ottimale e gli assicura la migliore protezione possibile; è in grado, infatti, di garantirgli l’acquisizione di tutti i nutrienti di cui ha bisogno per crescere nella giusta misura.

Durante l’allattamento, mentre assapora il colostro e scopre i primi odori, il bambino sperimenta il caldo contenimento delle braccia della mamma e può sentire nuovamente i rumori e i movimenti a lui familiari, come il battito del suo cuore e l’alternarsi del respiro.

La poppata dal seno materno, offre al piccolo l’occasione di ritrovare il contatto pieno e confortante con il corpo della madre dopo la separazione da lei, avvenuta durante il parto: per succhiare il seno non solo la bocca del neonato è a contatto con la pelle della mamma, ma lo sono anche la guancia, il naso, il mento e le manine.

I benefici dell’allattamento al seno e del contatto che si crea tra madre e bambino, sono numerosi, sia da un punto di vista relazionale che fisico:

  • riduce l’incidenza e la durata delle gastroenteriti
  • protegge dalle infezioni respiratorie
  • riduce il rischio di sviluppare allergie
  • migliora la vista e lo sviluppo psicomotorio
  • migliora lo sviluppo intestinale e riduce il rischio di occlusioni
  • contribuisce a una migliore conformazione della bocca
  • protegge contro le otiti
  • riduce il rischio di diabete e di tumori del sistema linfatico
  • dona al bambino sensazione di conforto, amore, fiducia e disponibilità
  • permette di esperire emozioni positive che diventano la base di un adeguato senso di sicurezza in se stessi.

Tutte le esperienze vissute dal bambino durante la fase pre e post natale, vengono acquisite e diventano parte integrante del suo patrimonio personale.

Ciò vuol dire che, la qualità delle relazioni che i feti e i neonati vivono con le figure che si prendono cura di essi, hanno un effetto straordinario nello sviluppo dei bambini e degli adulti che saranno.

Non aspettare un momento migliore per dimostrare l’amore che provi nei confronti di un neonato, anche se non può rispondere, è certo che può comprendere.

Se stai vivendo un periodo o una situazione che preferisci affrontare insieme a me, contattami. Non ti darò delle risposte, ma un metodo per trovarle! Ti aiuterò a gestire le difficoltà attraverso l’uso consapevole delle tue risorse.

  • sviluppo cognitivo

Nascita di una nuova vita: lo sviluppo cognitivo

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La nascita di una nuova vita è un momento del processo evolutivo che ha inizio nove mesi prima del parto.

Questo periodo, implica una serie di profonde modificazioni a vari livelli: fisico-corporeo, cognitivo-percettivo ed emotivo-affettivo.

Durante la gravidanza ed il parto, avviene lo straordinario sviluppo fisico e psichico del piccolo: si sviluppano gli apparati sensoriali ed il sistema nervoso e inoltre comincia a prendere forma la capacità di relazionarsi con il mondo.

Lo sviluppo del sistema nervoso

Lo sviluppo del sistema nervoso inizia quando l’embrione ha sedici giorni e termina con la mielinizzazione completa del cervello a due anni di età.

La testa del feto è visibile all’ecografia verso l’ottava o la nona settimana di gestazione; poi dalla ventiquattresima settimana, la struttura cerebrale è quasi completa.

I movimenti corporei, sono tra i maggiori indicatori del funzionamento del sistema nervoso centrale; questi periodi di attività del feto, durante l’ultima parte della gravidanza, ricoprono il 60-70% del tempo totale.

Durante i nove mesi di gestazione, secondo un piano di sviluppo preciso e ordinato, si formano le strutture, i circuiti e i sistemi neuronali tipici del cervello, i quali hanno un ruolo importantissimo nella struttura e nelle funzioni cerebrali del bambino e dell’adulto che sarà.

Dunque alla nascita è già presente l’intera organizzazione cerebrale tipica dell’adulto, sia per quanto riguarda le caratteristiche anatomiche a livello macroscopico, che a livello cellulare, fatta eccezione per la mielinizzazione ancora incompleta degli assoni cerebrali, come detto precedentemente.

Le varie parti delle cellule cerebrali (neuroni), si sviluppano nell’ultimo trimestre di gravidanza. I neuroni cominciano a comunicare tra loro, molto prima della nascita: le prime sinapsi infatti iniziano a formarsi nel cervello, prima della ventisettesima settimana dal concepimento, ma il fenomeno della formazione delle sinapsi, raggiunge il suo picco dopo la nascita, nei primi quindici mesi di vita.

Lo sviluppo cerebrale è influenzato sia dai fattori genetici che dai fattori ambientali. Nel mondo uterino, i fattori ambientali sono rappresentati dai flussi ormonali che raggiungono il feto, i quali dipendono dalle esperienze emotive materne; dopo la nascita, l’ambiente è rappresentato dalle relazioni con chi si prende cura del bambino.

In altre parole: lo sviluppo cerebrale, sia strutturale che funzionale, dipende dalle modalità con cui le esperienze influenzano e modellano l’espressione dei programmi geneticamente determinati del sistema nervoso.

Per dirla con le parole del dott. Allan Schore: “l’ambiente che il bambino incontra nel primo anno di vita, mediato dalla persona che principalmente si prende cura di lui, influenza e orienta lo sviluppo e l’evoluzione delle sue strutture cerebrali, determinando la capacità futura di regolare le proprie emozioni, di gestire lo stress e di modulare la relazione con gli altri”.

Dominanza emisferica

Nel primo periodo di vita, fino all’età di tre anni, la parte dominante del cervello risulta essere la destra, anziché la sinistra come avviene invece nella maggior parte dei casi, nell’età adulta. Prevale perciò l’emisfero in cui vengono elaborate le emozioni e le percezioni sensoriali.

L’emisfero destro è capace di controllare il linguaggio non verbale, quindi le espressioni facciali, i toni vocali e i gesti; è inoltre dominante nelle percezioni musicali, olfattive e tattili. L’emisfero destro ha anche un collegamento privilegiato con il sistema nervoso autonomo e quindi con le funzioni del corpo cosiddette involontarie.

Prima dello sviluppo del linguaggio, ogni bambino pensa per emozioni e sentimenti e la memoria è definita di tipo “evocativo”; in altre parole, il bambino evoca le percezioni e le emozioni già vissute.

Dal momento in cui nasce, per poter interagire con l’ambiente circostante, il bambino fa riferimento alle esperienze vissute nell’ambiente uterino e alle sue capacità sensoriali, perciò agirà usando soprattutto l’olfatto, il tatto e il gusto.

La vista del neonato, è limitata a ciò di cui ha bisogno nei primi periodi di vita: vede in maniera distinta solo ad una trentina di centimetri di distanza.

E’ giusto la distanza che intercorre tra i suoi occhi ed il viso della madre quando lo allatta, del padre quando gli canta la ninna nanna e del resto della famiglia quando lo coccola.

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  • sviluppo fisico

Nascita di una nuova vita: lo sviluppo fisico

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La nascita di una nuova vita è un momento del processo evolutivo che ha inizio nove mesi prima del parto.

Questo periodo, implica una serie di profonde modificazioni a vari livelli: fisico-corporeo, cognitivo-percettivo ed emotivo-affettivo.

Durante la gravidanza ed il parto, avviene lo straordinario sviluppo fisico e psichico del piccolo o della piccola: si sviluppano gli apparati sensoriali ed il sistema nervoso e inoltre comincia a prendere forma la capacità di relazionarsi con il mondo.

Come avviene lo sviluppo fisico-corporeo:

Lo sviluppo dell’embrione e del feto comprende tre distinti periodi:

  • il periodo pre-embrionale, che dura due settimane dopo la fecondazione
  • il periodo embrionale, il quale arriva fino all’ottava settimana dalla fecondazione
  • il periodo fetale, nel quale si completa la differenziazione dei tessuti e gli organi aumentano di volume.

Avvenuta la fecondazione scatta nella nuova cellula una frenetica attività moltiplicativa, per cui essa raddoppia il suo patrimonio genetico dividendosi in due cellule figlie, le quali si dividono a loro volta. Le quattro risultanti si dividono anch’esse e così via mentre l’embrione in formazione viene trasportato delicatamente dalla tuba verso l’utero.

Il periodo embrionale

Al ventunesimo giorno circa dall’inizio del ciclo, l’embrione raggiunge l’utero, qui si annida emettendo delle radici con cui si impianta saldamente. Per consentire tale processo si blocca immediatamente il meccanismo della mestruazione ed è questo il motivo per cui il ritardo mestruale è il primo segno della gravidanza.

Alla terza settimana l’embrione è lungo circa 2-3 mm, la sua forma è allungata e ripiegata su sé stessa e presenta una testa ben visibile.

All’inizio della quarta settimana (quindi due settimane di ritardo mestruale più due di concepimento) l’embrione, ha la grandezza di un chicco di riso.

A cinque settimane l’embrione è grande come un chicco di caffè, sulla testa grossa e trasparente cominciano a differenziarsi occhi, orecchie e narici rudimentali e al suo interno il cervello comincia a prendere forma. Compaiono i reni e il pancreas.

A sei settimane l’embrione ha le dimensioni di un fagiolo con una grossa testa e una codina che regredisce lentamente, gli occhi e le orecchie sono ben visibili, alle estremità degli arti si riconoscono i piedini e le manine ancora privi di dita, il cuore che pulsa centocinquanta battiti al minuto, ha solo due cavità.

A sette settimane si distinguono le labbra e all’interno della bocca si sta sviluppando la lingua, su mani e piedi compaiono gli abbozzi delle dita e nel cuore si sono sviluppate le quattro cavità. Il feto esprime un’intensa attività motoria.

A otto settimane il piccolo da seduto si mette in piedi, rotola, estende le braccia, porta le manine al viso, si distinguono chiaramente le dita, gli occhi, i capillari della testa. Gli abbozzi di quasi tutti gli organi sono presenti. Inizia l’attività elettrica cerebrale e cominciano a comparire le ossa, si delinea la mandibola con i muscoli che consentiranno al bambino di succhiare e masticare. La pelle è completa.

Il periodo fetale

A nove settimane dalla fecondazione comincia il periodo fetale e continua fino al termine della gravidanza. In questo periodo la testa è metà di tutta la lunghezza del corpo.

Dalla nona settimana il feto è in grado di percepire stimoli che hanno una funzione molto importante nello sviluppo somatico e del sistema nervoso.

Nelle quattro settimane successive l’embrione si sviluppa velocemente arrivando a raggiungere la lunghezza di 6 cm, la testa continua ad essere molto grande (circa due terzi del corpo) ma è più tonda e meno pesante, la coda è sparita definitivamente lasciando il posto al sederino, il cervello è suddiviso in due emisferi ben evidenti, gli organi sessuali cominciano a definirsi.

Le dita delle mani e dei piedi diventano visibili pur essendo avvolte da una specie di membrana, il feto, attraverso il cordone ombelicale (nel quale comincia a circolare sangue) riceve nutrimento.

Sono evidenti movimenti esplorativi, infatti il nascituro muove le mani verso il capo, la faccia e la bocca, sono inoltre presenti movimenti di suzione. Si possono individuare le papille gustative nel nascituro che presenta le prime attività di deglutizione e di apertura e chiusura della bocca, il feto ingurgita liquido amniotico che poi elimina sotto forma di urina.

Sono presenti i nervi olfattivi e i recettori olfattivi primari, quindi si sviluppano anche le prime sensazioni olfattive.

A quattordici settimane è più che evidente l’aspetto umano del feto; sono visibili i genitali, gli arti e gli organi di senso, l’ecografia mostra gli abbozzi degli organi e i movimenti fetali ed è con gli strumenti adeguati è percepibile anche il battito cardiaco.

A sedici settimane il feto è lungo 10 cm circa e pesa dai 50 agli 80 gr, ha l’aspetto di un neonato in miniatura, spesso può anche avere il singhiozzo. Il nascituro reagisce ad una forte luce accesa sul ventre della madre girando la testa dall’altra parte, anche se l’occhio è strutturalmente ben formato già a partire dalla decima settimana periodo in cui la vista non è però sviluppata perché le connessioni con il cervello non si sono ancora formate.

A venti settimane il piccolo è ricoperto da una sostanza che lo protegge, la vernice caseosa, in genere la madre comincia a percepirne i movimenti.

Alla ventiquattresima settimana il piccolo pesa circa 500 gr. ed è lungo circa 27 cm, la faccia è ormai completamente formata anche se gli occhi sono prominenti perché le guance sono molto paffute e si completa il pieno sviluppo degli alveoli polmonari, perciò da questo momento da un punto di vista strutturale i polmoni sono in grado di sostenere la vita fuori dall’utero.

Tra la ventiseiesima e la ventisettesima settimana il nascituro è in grado di percepire i suoni tramite l’orecchio e reagirvi in modo evidente.

A ventotto settimane il feto è lungo 30 cm circa e pesa 1 kg, inizia il periodo di massima attività motoria che rallenterà alla trentaduesima settimana di gestazione circa. Le palpebre, evidenti già dal secondo mese, adesso tendono a schiudersi.

A trentadue settimane il corpo del feto è più proporzionato, mancano solamente uno strato di grasso isolante e alcuni agenti nei polmoni per essere pronto a nascere.

Alla trentaseiesima settimana con i suoi 45 cm di lunghezza e i 2700 gr. di peso, la sua pelle morbida e rosea e il suo corpicino paffuto, il feto si è assestato in un’unica posizione e la mamma percepisce i suoi movimenti di gambe e braccia; il piccolo occupa quasi tutto lo spazio dell’utero.

Dalla trentottesima alla quarantesima settimana di gestazione il bambino è pronto alla nascita, la lunghezza è di 50 cm circa e il peso oscilla tra i 2,5 e i 4 kg, anche le unghie delle dita sono cresciute.

Pian piano aumenteranno le dimensioni dei vari organi e al tempo stesso arriverà la loro progressiva maturazione che in alcuni casi si completerà dopo la nascita.

A questo punto nel piccolo o nella piccola, tutto è pronto per cominciare ad esplorare e a relazionarsi con il mondo esterno e per farsi coccolare da chi li attende con gioia!

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  • sesso e genere

Sesso e genere

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Sesso e genere: nel linguaggio comune, spessissimo i due termini si confondono e si utilizzano in maniera indistinta, creando caos e a volte fraintendimenti.

Facciamo un po’ di chiarezza.

Distinzione tra sesso e genere:

Il sesso (maschile e femminile), è definito dalle caratteristiche biologiche che differenziano il maschio dalla femmina, in riferimento alla natura dei cromosomi sessuali e all’anatomia degli organi genitali.

Il genere è uno dei massimi determinanti del modo in cui gli altri trattano una persona e della visione che ognuno si forma di se stesso.

Prima della nascita, ormoni e geni stabiliscono le strutture sessuali; alla nascita il genere viene riconosciuto dalla famiglia e dall’intera società, le quali cominceranno ad avere chiare aspettative circa il comportamento (attuale e futuro) del bambino.

Durante l’adolescenza e per tutta la vita adulta le influenze sociali persisteranno e l’interazione tra biologia e società continuerà ad influenzare i pensieri, le aspettative, le preferenze, i valori e la sessualità dell’individuo.

Sesso

Con il termine sesso ci si riferisce alla natura biologica ed anatomica che differenzia un soggetto maschio da un soggetto femmina; tale differenza dipende dai cromosomi sessuali e fa riferimento ai livelli ormonali, agli organi sessuali interni ed esterni e alle capacità riproduttive.

Le gonadi sono le ghiandole dell’apparato sessuale: nei maschi sono rappresentate dai testicoli e nelle femmine dalle ovaie.

La funzione delle gonadi è quella di produrre spermatozoi e ovuli e, inoltre, di produrre e liberare ormoni sessuali, i quali contribuiscono a determinare le caratteristiche fisiche distintive dei due sessi, ma non necessariamente quelle comportamentali.

I cromosomi sono gli organuli costituiti da DNA in cui hanno sede i geni portatori dei caratteri ereditari. Nello specifico, nei cromosomi sessuali sono contenuti i programmi genetici che regolano la differenziazione sessuale.

In tutte le cellule del corpo umano sono presenti 23 paia di cromosomi, tranne nelle cellule uovo e negli spermatozoi, questi infatti ne contengono la metà. Solamente quando uno spermatozoo feconda l’uovo, lo zigote avrà anch’esso 23 paia di cromosomi; per ogni paio, un cromosoma è fornito dal padre ed uno dalla madre.

In ogni ovulo è presente il cromosoma sessuale X, mentre la metà degli spermatozoi ha cromosomi X e metà ha cromosomi Y. Di conseguenza il sesso del nascituro è determinato dallo spermatozoo che raggiunge l’ovulo.

Nelle persone di sesso femminile, le cellule presentano due cromosomi sessuali X, mentre nei maschi un cromosoma sessuale è X e l’altro è un cromosoma Y.

Si può quindi affermare che la differenziazione sessuale, riferendoci al sesso genetico di una persona, avviene nel momento della fecondazione.

Esistono, tuttavia, casi di disfunzioni genetiche.

I caratteri sessuali:

Abbiamo detto che gli ormoni sessuali contribuiscono a determinare i caratteri sessuali, ossia le caratteristiche anatomiche che identificano un individuo come maschio o femmina.

I caratteri sessuali primari, sono rappresentati dall’apparato genitale.

I caratteri sessuali secondari si sviluppano con l’inizio della pubertà, rappresentando quelle caratteristiche dei corpi femminili e maschili che distinguono gli individui maturi dal punto di vista sessuale.

Ad esempio: la crescita dei peli su tutto il corpo, la crescita della barba, del pene, dei testicoli e della prostata, nei maschi e la crescita dei peli sul pube, la crescita del seno e l’inizio del ciclo mestruale nelle femmine.

In linea generale, durante la pubertà, nei maschi è più alto il livello di androgeni rispetto a quello degli estrogeni (androgeni ed estrogeni sono ormoni sessuali entrambi presenti nell’organismo maschile e femminilie) ed è questo che determina la mascolinizzazione; al contrario, nelle femmine, livelli più elevati di estrogeni rispetto a quelli di androgeni, determinano la femminilizzazione.

Genere

Il genere, maschile e femminile, è il processo di costruzione sociale a partire dal sesso del soggetto; è la dimensione relazionale del maschile e del femminile, correlata ai ruoli, alle aspettative, ai vincoli e alle diverse opportunità.

I comportamenti caratteristici di un determinato genere, sono il risultato dell’interazione tra geni, ormoni, autovalutazioni e aspettative sociali.

I bambini apprendono prestissimo le differenze comportamentali relative al genere di appartenenza, essi, anche tramite l’osservazione, riconoscono ed eseguono i diversi comportamenti di ruolo relativi ai due sessi.

Non è difficile comprendere come ci si deve comportare per i bambini, in quanto sin dal momento della nascita, la famiglia e l’intera società, con il proprio atteggiamento, condizionano le modalità di espressione dei bambini maschi e delle bambine femmine.

I bambini infatti, sin dai primi anni di vita vengono sollecitati a mostrarsi forti e decisi, mentre le bambine sono spinte a mostrarsi più dolci e remissive.

I genitori tendono a crescere i due sessi in modo molto differente: ai maschi viene data più libertà nell’espressione dei comportamenti aggressivi, mentre le femmine sono più spinte a “comportarsi bene”.

Anche di fronte all’espressione delle emozioni, l’atteggiamento degli adulti è differente, se ad esprimerle è un bambino o una bambina, ma anche un ragazzo o una ragazza, così come un uomo o una donna.

In altre parole…

E’ facile comprendere a questo punto, che l’identità di genere è qualcosa che si costruisce a partire dal proprio sesso ma è fortemente correlata con la cultura sociale di appartenenza, con il modo in cui ci si percepisce e si viene percepiti e con i ruoli personalmente e socialmente accettabili.

Dunque l’identità di genere non possiede caratteristiche di verità assoluta e di realtà oggettiva, in quanto ciò che viene accettato da una società, può non essere accettato da un’altra.

Un esempio tra tanti, riguarda il tenersi per mano da parte di uomini eterosessuali. Se questo atteggiamento è abbastanza criticato in Europa, in India invece rappresenta una pratica assai diffusa e non vi è nulla di scabroso o di malizioso in essa.

Questo singolo esempio basta per farci riflettere sull’importanza della conoscenza e dell’apertura mentale nei confronti del mondo e della vita, sull’esigenza di guardare al di là delle nostre quattro mura per poter comprendere meglio il mondo e poter vivere a cuor leggero.

L’augurio è quello di schiacciare gli stereotipi di genere che spesso, si formano in maniera inevitabile, la cui presenza condiziona e limita la visione delle persone e della vita.

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