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Amare è… comunicare

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Perché amare è comunicare?

Ci incontriamo, ci piacciamo, ci innamoriamo e ci amiamo, comunicando continuamente e reciprocamente, con sguardi, gesti, espressioni, parole e anche silenzi.

Innamorarsi

Come sostiene Francesco Alberoni, l’individuo si innamora quando è pronto a cambiare; quando si sente mutato interiormente perché è cambiato il mondo attorno e non riesce più a realizzare i propri desideri e ad esprimere le proprie potenzialità.

Perciò ci si innamora della persona che in quel particolare momento della vita, con il suo comportamento, i suoi sogni ed i suoi valori, fa sentire che uniti a lei è possibile realizzare le proprie potenzialità e soddisfare i propri desideri.

Per questa persona si prova un’attrazione irresistibile e un intenso bisogno di fondersi spiritualmente e fisicamente.

Da un altro punto di vista, l’innamoramento non è altro che uno stratagemma messo in atto dalla natura, per garantire continuità alla specie.

Una cosa è certa: innamorarsi porta ad un cambiamento; nella fase dell’innamoramento, infatti, uomini e donne finiscono con l’assomigliarsi.

Gli uomini diventano più delicati, gentili e comprensivi del solito, mentre le donne assumono atteggiamenti più aggressivi.

Questo perché in questa fase, il livello di testosterone nel sangue si abbassa nell’uomo e si alza nella donna.

E’ come se la natura volesse ridurre le differenze tra due individui per dare inizio alla relazione; come se, a certi livelli ed in certe condizioni, il mondo maschile e quello femminile molto diversi tra loro, cercano di avvicinarsi.

Amare

La fase successiva all’innamoramento è la sua trasformazione in amore, cosa che, però, non sempre accade; questo passaggio difatti non è obbligatorio.

Se però accade, può evolvere in una molteplicità di relazioni amorose.

Nella realtà, infatti, non esiste un unico tipo di relazione d’amore, ma tante quante ne possiamo immaginare.

Dall’innamoramento all’amore non c’è un passaggio, ma un vero e proprio cambiamento di stato: si è meno impulsivi e più razionali, la miriade di emozioni lascia il posto alla ragione, cosa che fa comprendere meglio chi è la persona che si ha di fronte.

Se a questo punto il partner piace davvero, la passione si trasforma in fiducia, e i due innamorati vogliono fondere non solo i loro corpi, ma anche le loro anime e i loro mondi.

Dunque l’interesse sessuale dell’innamoramento fa uno spazio all’affettività dell’amore.

A livello molecolare il passaggio dall’innamoramento all’amore è caratterizzato da una buona produzione di endorfine (molecole simili per struttura alle molecole della morfina), le quali hanno azione analgesica e un effetto calmante e rilassante, oltre che dalla presenza di un’importante sostanza secreta dall’ipotalamo: l’ossitocina chiamata “ormone dell’amore”.

Comunicare

Nella fase di conquista, di innamoramento e di amore stabile, i partner cercano costantemente il modo di avvicinarsi l’un l’altro, sfruttando ogni buona occasione per svolgere attività che possano soddisfare i desideri di entrambi.

Con il passare del tempo, tuttavia, diversi motivi tra i quali l’abitudine, la fine del sentimento, l’affievolimento della magia iniziale, l’appiattimento della vita sessuale, la perdita di interesse o il disvelamento delle vere caratteristiche di personalità del partner, possono portare ad un cambiamento di pensieri, atteggiamenti ed interesse nei confronti del partner e/o della coppia.

In questa fase specifica, quando si comprende che qualcosa sta cambiando nei propri sentimenti, in quelli del partner o in generale nella relazione, è di fondamentale importanza fermarsi, interrogarsi e capire quale possa essere il modo migliore per trovare o ritrovare una buona sintonia con se stessi e nella coppia.

Non è detto che si ristabilisca una visione condivisa della vita, ma grazie alla consapevolezza e alla scelta di una relazione basata su una sana comunicazione, la coppia può sicuramente giungere ad una soluzione civile, pacifica e rispettosa per i singoli individui e per la coppia stessa.

In genere due partner perdono la connessione di coppia quando uno di loro accetta totalmente e/o passivamente ogni cosa dell’altro o, al contrario quando non lo accetta assolutamente; in entrambi i casi, col tempo si finisce con lo stancarsi al punto tale per cui, persino un respiro della persona una volta amata, diventa un peso.

Cosa fare per comunicare al meglio all’interno della coppia?

Bisogna connettersi. Amare è comunicare.

  • Ascolta. Ascolta sia le parole che le emozioni che sottostanno alle parole per entrare veramente in contatto con l’altra persona. Se lo ritieni opportuno, chiedi chiarimenti e spiegazioni, pur di avere la certezza di aver compreso davvero.
  • Parla. Parla pensando che non è tanto la parola, ma l’intento comunicativo che è importante e che ogni parola genera fatti, pensieri ed emozioni.
  • Cerca il confronto. Il confronto chiaro e diretto, anche quello che può generare uno scontro, è salutare per la coppia. Confrontarsi in maniera rispettosa non lascia spazio a fraintendimenti.
  • Non giudicare. Ascolta e pensa in maniera obiettiva senza esprimere giudizio, in modo tale che nulla potrà condizionare l’ascolto.
  • Liberati dalle certezze. E’ possibile che un tuo pensiero sia conseguenza di un fraintendimento ma non sia reale, perciò elimina tutto ciò che per te è certezza, guarda con occhi nuovi sia il partner che la relazione.
  • Senti. Focalizza l’attenzione sulle emozioni e le sensazioni che le parole e l’atteggiamento dell’altra persona suscitano in te e parlatene apertamente.
  • Impegnati. Munisciti di una buona dose di volontà, perché guardarsi e guardare veramente a fondo, richiede un impegno emotivo non indifferente, ma è certo che questo lavoro dona meravigliosi frutti.
  • Abbi pazienza. I cambiamenti veri e duraturi, non avvengono dall’oggi al domani ma passo dopo passo.
  • Chiediti se questo è veramente ciò che vuoi. Se scegli la guerra, l’aridità e l’astio, oppure scegli una vita in armonia.

Ricordiamo sempre che la coppia è formata da due persone che sono due mondi fatti da desideri, emozioni, pensieri, esperienze e aspettative, ugualmente importanti e meritevoli di rispetto.

  • schemi mentali

Rompere gli schemi mentali

Cosa sono gli schemi mentali

Ognuno di noi possiede degli schemi mentali in base ai quali guarda il mondo, schemi che producono pensieri, spesso automatici e che sono il frutto dell’insieme delle esperienze vissute, del proprio corpo e della propria mente.

I pensieri, gli stati d’animo, i comportamenti e le risposte fisiche, infatti, si influenzano reciprocamente, essendo interconnessi tra loro.

In altre parole, gli schemi mentali sono le credenze, le convinzioni e le esperienze, i quali, durante la giornata, vengono alla mente, in maniera inconsapevole, almeno fino a quando non si decide di vivere nel “qui ed ora”.

Tutti noi abbiamo ed utilizziamo schemi di pensiero e mappe per muoverci nel mondo, questo fa parte dell’essere umano.

Gli schemi mentali sono utili o dannosi?

Le esperienze aiutano a riconoscere fatti, persone e situazioni e ad affrontarli con maggior sicurezza, rispetto ad affrontare fatti sconosciuti.

Tutti noi, quando ci troviamo in una situazione nuova, tendiamo ad essere più tesi perché non sappiamo cosa aspettarci.

Senza dubbio, riuscire a “collocare” una persona o una situazione all’interno di uno schema mentale pre-esistente, permette di gestire la situazione in maniera migliore.

E’ certo, dunque, che utilizzare gli schemi di pensiero, permette di risparmiare energia mentale e fisica, in quanto grazie a questi è possibile prendere decisioni più velocemente perché si utilizzano vie già conosciute.

Questo però è vero fino ad un certo punto.

Analizzare e collocare all’interno di schemi già esistenti, le cose materiali è un conto, ma farlo anche con affetti, emozioni e relazioni è un’altra cosa.

In questi casi, infatti, se si è troppo rigidi, si rischia di perdere tutta quella serie di sensazioni e percezioni che rendono unica un’esperienza e quindi si rischia di non vivere l’esperienza per quella che è, ma di vivere la propria aspettativa.

Se si vuole vivere pienamente, è necessario usare i propri schemi mentali come indicatori, ma non come detentori della verità della nuova realtà.

Basarsi completamente su di essi, infatti, limita lo sviluppo personale e relazionale e non permette di avviare la crescita personale o di attivare un cambiamento.

Quando si è tenuti a risolvere problemi, rispondere a dubbi ed attivare un cambiamento, è assolutamente necessario, dunque, conoscere e rompere i propri schemi mentali.

Un modo per conoscerli, è quello di interrogarsi sui propri pensieri, tutte le volte che si hanno reazioni esagerate fisiche, comportamentali o emotive, oppure stati d’animo molto forti.

Ad esempio, in caso di frequenti arrabbiature, stati d’ansia, sensi di colpa o tristezza, è molto utile fare un’analisi dei propri schemi di pensiero per poterli rompere e scoprirne di nuovi.

Cosa fare

Rompere gli schemi mentali, permette di vivere la vita pienamente, assaporando ogni sfumatura perché percepita per quello che è e non per ciò che vuole far credere la propria mente.

Andare oltre gli schemi mentali, permette inoltre di realizzarsi, di crescere e di rendere luminosa la propria esistenza.

Per vivere una vita in armonia, ti consiglio di adottare un pensiero alternativo, seguendo qualche piccolo accorgimento:

  • Non porre paletti al tuo pensiero e alle tue possibilità.
  • Impara cose nuove.
  • Osserva senza giudicare i tuoi pensieri.
  • Osserva senza giudicare la situazione che stai vivendo.
  • Dai valore alla tua motivazione.
  • Trova elementi che confermano ed elementi che contraddicono il tuo pensiero, così da essere il più obiettivi possibile e trovare un modo alternativo di vedere le cose.
  • Apriti alla creatività.

Indossare costantemente lenti di un unico stesso colore, non permette di percepire la moltitudine di colori presenti nel mondo e di viverne la meraviglia.

  • pensare positivo

A cosa serve pensare positivo?

Tutti noi ci siamo sicuramente imbattuti in frasi, immagini o titoli in cui veniamo esortati a pensare positivo. Ci siamo però mai chiesti se questo tipo di pensiero è davvero utile, in tutti i casi?

In altre parole: sicuramente, vedere il bicchiere mezzo pieno e sintonizzarsi sugli aspetti più belli delle cose e delle persone, predispone ad uno stato d’animo migliore rispetto a vedere tutto nero; ma è sempre la cosa migliore da fare?

La risposta è “no”.

Essere positivi a prescindere da tutto, infatti, può non essere sempre la soluzione giusta.

L’importanza del pensiero positivo

Il concetto di pensiero positivo, a mio avviso, andrebbe cambiato con “buona disposizione nei confronti della vita”.

Non bisogna parlare di pensiero vero e proprio, se per pensiero consideriamo la più alta funzione cognitiva della mente.

Puntare l’attenzione sullo stato d’animo, l’umore di base con cui si tende ad affrontare la vita, ritengo sia più corretto.

Essere di buonumore, permette di affrontare nella maniera migliore i fatti della vita, dispone ad essere propositivi ed inoltre fa bene alla salute.

Questo perché il buonumore è correlato con la produzione di endorfine, i cosiddetti “ormoni del benessere” che, tra le altre cose, hanno proprietà analgesiche, controllano l’ansia, la termoregolazione e contribuiscono alla regolazione del sonno.

Dunque ridere, stimola la produzione di endorfine e queste, a loro volta, infondono il buonumore.

Alcune teorie psicologiche sulle emozioni sostengono che quando si mima una determinata emozione, dunque quando si ha l’atteggiamento corporeo di una determinata emozione, la persona che la sta mimando, finisce per provarla veramente.

Perciò, se si assume un’espressione sorridente, si prova davvero gioia, se invece si assume un’espressione preoccupata, si proverà realmente tale preoccupazione.

Appare chiaro a questo punto che, se sorridiamo un po’ di più, anche la vita ci sorride e non per una strana magia, ma perché quando siamo di buonumore, tendiamo ad essere propositivi e ben disposti nei confronti di noi stessi, degli altri e della vita in generale.

Al contrario se siamo di cattivo umore, non faremo altro che vedere tutto in maniera negativa e non saremo ben disposti nei confronti di noi stessi, degli altri e della vita, perciò le cose potranno solamente peggiorare.

Come già detto, una cosa è essere di buon umore ed un’altra è pensare positivo.

Nella vita di tutti i giorni, non è sempre possibile pensare positivo e non è sempre la cosa migliore da fare.

Impariamo ad avere un pensiero consapevole

I pensieri positivi, in alcuni casi, possono far vedere la realtà in maniera distorta, possono sopravvalutare o sottovalutare se stessi, i fatti o le soluzioni ai problemi.

Se non ci sono le condizioni adatte, il pensiero positivo può essere inutile o addirittura dannoso, non permettendo di considerare in maniera critica la realtà e l’atteggiamento corretto per viverla.

Spesso, dimentichiamo che fatti, esperienze, emozioni e pensieri negativi, fanno parte della nostra vita e che è impossibile eliminare ed è controproducente ignorare.

Ciò che invece possiamo fare ed è utile per la nostra crescita personale è invece analizzare gli aspetti negativi in maniera critica ed apportare tramite questa analisi, un beneficio alla nostra esistenza.

Ciò vuol dire, ad esempio smettere di combattere contro i propri pensieri ma chiedersi il motivo per cui stiamo pensando quella determinata cosa, oppure imparare ad avere il giusto atteggiamento con chi vuole farci soffrire, o ancora saper affrontare quel senso di angoscia perché sappiamo esattamente da dove arriva e qual’è il suo significato.

Dunque, porsi dubbi, farsi domande, analizzare i vari aspetti belli e brutti di una situazione o di una persona, anziché vedere sempre il bello ed il buono in tutto, spesso permette di avere una visione più ampia e di comportarsi nella maniera più adeguata nei confronti di quel fatto o di quella persona.

Quale è l’atteggiamento più corretto nei confronti della vita?

La consapevolezza ed il pensiero equilibrato che da essa deriva.

La consapevolezza:

  • è fondamentale per risolvere problemi, rispondere a dubbi e attivare un cambiamento;
  • è utile per riuscire a vedere una situazione da tutte le angolazioni;
  • permette di focalizzare l’attenzione sui comportamenti adeguati;
  • consente di guardare più da vicino se stessi e di amarsi veramente, piuttosto che farsi intrappolare dalla sindrome del supereroe o farsi annientare dal pensiero distruttivo;
  • crea la base per un pensiero ed un atteggiamento non giudicante;
  • apre le porte al benessere fisico, psichico ed emotivo.

Scegli sempre di essere una persona consapevole, in modo tale da fare piena esperienza di ogni singolo attimo della tua vita.

Se stai vivendo un periodo o una situazione che preferisci affrontare insieme a me, contattami. Non ti darò delle risposte, ma un metodo per trovarle! Ti aiuterò a gestire le difficoltà attraverso l’uso consapevole delle tue risorse.

  • rabbia

Imparare a gestire la rabbia

Siamo esseri umani, non siamo macchine, per questo durante la vita possiamo ritrovarci faccia a faccia con ciò che percepiamo ingiusto ed avere l’esigenza di analizzare e gestire la rabbia.

Nel percorso di vita ci imbattiamo in svariate situazioni che provocano in noi diversi tipi di emozioni e che possono metterci a dura prova.

Per ogni essere umano adulto sano, è del tutto normale oltre a provare emozioni positive, avere reazioni emotive irascibili di fronte a particolari situazioni o in particolari periodi della propria vita.

A volte l’ira è la conseguenza di pensieri automatici che nulla o poco hanno a che vedere con la realtà; ma se si utilizzano gli occhiali con il filtro della rabbia, tutto il mondo apparirà attraverso tale filtro.

Altre volte, è necessario prendere le distanze da un atteggiamento altrui che non è possibile cambiare e che provoca emozioni in grado di far stare molto male.

Non basta non farci caso.

In nessun caso l’atteggiamento corretto è quello di negare un pensiero o un’emozione, non si intende certo questo con “gestire la rabbia”.

La soluzione non è mai quella di “lasciar perdere”, piuttosto è necessaria una valutazione a 360 gradi dei fatti, per assumere più punti di vista possibili e trovare il proprio (personalissimo) modo migliore per stare bene.

Se l’ira comincia sempre più a prendere il sopravvento sui pensieri, sullo stato d’animo, sui comportamenti e sul sorriso, è necessario fermarsi e fare un bel respiro.

E’ evidente che qualcosa non va e bisogna capire bene di cosa si tratta, per poter risolvere il prima possibile la questione e ritrovare la calma perduta.

Non stiamo parlando di una reazione ad un fatto o ad un pensiero che si verifica occasionalmente, così come si verificano tutte le altre emozioni; piuttosto parliamo di reazioni di ira spropositate o per la loro frequenza (in quanto cominciano ad essere ricorrenti e conseguenti ad ogni cosa), oppure per la loro qualità (ossia reazioni sproporzionate in base al contesto).

Cosa fare?

Per riuscire a trovare la causa della scintilla che accende il tuo fuoco, è necessario analizzare bene tutto ciò che accade dentro e fuori di te.

Per evitare all’ira di prendere il sopravvento, è necessario interrogarsi sulla causa di determinati pensieri personali, oppure su cosa ha portato un’altra persona a comportarsi in un determinato modo nei tuoi confronti.

Bisogna cercare di vedere le cose da una prospettiva più ampia, per cui l’emozione non va respinta ma ascoltata e trasformata in uno strumento di conoscenza e di conseguenza uno strumento di crescita.

Chiediti se:

  • provi frustrazione per un motivo o per un altro,
  • dovresti migliorare il tuo modo di comunicare,
  • la tua autostima ha bisogno di essere supportata,
  • hai bisogno di placare la tua ansia.

Cose molto importanti da fare:

  • Concentrarsi su se stessi ed impiegare il tempo ad apportare benefici nella propria vita, piuttosto che concederlo alla collera.
  • Allenarsi ed imparare a pensare per “punti di vista”, per ampliare gli orizzonti, gestire al meglio le emozioni ed evolvere come persone.
  • Ricordare che ognuno di noi è l’unica persona in grado di gestire i propri pensieri e le proprie emozioni, a prescindere dalla responsabilità e dalla causa che ha portato alla collera.

Se fossimo noi stessi a “remare contro di noi”?

Può capitare che a farci infuriare sia una situazione che si presenta ripetutamente durante la nostra vita e che è causata indirettamente da noi stessi, o più precisamente dalle nostre convinzioni personali o dai nostri schemi di pensiero profondi e radicati.

Come è possibile?

Facciamo un esempio: se io non do la giusta importanza ai miei interessi e non dedico loro abbastanza tempo, con il passare degli anni, oltre a sentirmi frustrata perché mi piacerebbe fare delle cose che in realtà non faccio mai, stringerò facilmente relazioni con persone che si comportano con me in modo tale da confermare i miei atteggiamenti, quindi persone che a loro volta non daranno importanza ai miei interessi.

Così il mio senso di frustrazione aumenterà al vedere l’atteggiamento poco attento delle persone a me vicine, cosa che farà incrinare i rapporti e che porterà ad un malessere sempre maggiore e così via… proprio come un cane che si morde la coda.

Se invece io dedico il giusto tempo e la giusta attenzione ai miei interessi ed a me stessa, farò in modo da far entrare nella mia vita solo persone che condividono questo atteggiamento per me importante; con le persone che non sono in grado di apprezzare me ed i miei interessi, invece, non stabilirò nessuna relazione importante.

Essere irascibili fa male alla salute.

Ogni risposta emotiva, coinvolge mente e corpo, alterandone il funzionamento, di qualsiasi emozione si tratti.

Da un punto di vista cognitivo, uno stato di collera ricorrente, non permette di avere la giusta percezione dei fatti e quindi di considerare i vari aspetti di una situazione in maniera razionale e più obiettiva possibile.

Con il tempo, si tenderà, perciò, ad avere una visione distorta di una situazione ed a cercare solo elementi che confermino la propria convinzione.

Da un punto di vista fisiologico, arrabbiarsi frequentemente, provoca un frequente stato di attivazione fisiologica, ossia di tensione muscolare, aumento del battito cardiaco e della pressione sanguigna, aumento della temperatura corporea, aumento della frequenza respiratoria ed aumento dei livelli di adrenalina (che ha un’azione stressogena) e testosterone (l’ormone coinvolto, tra le altre cose, nei comportamenti aggressivi).

E’ facilmente intuibile che sottoporre il proprio corpo e la propria mente ad un frequente o continuo stato di alta attivazione, rappresenta un rischio importante per la propria salute fisica e mentale. Gestire la rabbia diventa una vera e propria esigenza per la propria salute.

Impara a distinguere le situazioni dagli stati d’animo e dai pensieri, per comprendere meglio ciò che ti fa male e scegliere dove focalizzare le tue energie.

Se stai vivendo un periodo o una situazione che preferisci affrontare insieme a me, contattami. Non ti darò delle risposte, ma un metodo per trovarle! Ti aiuterò a gestire le difficoltà attraverso l’uso consapevole delle tue risorse.

Se non sai come imparare a gestire la rabbia, clicca qui per conoscere il percorso “Gestisci la tua ira”.

  • periodo no

Non sto male, è solo un periodo “no”

Quante volte abbiamo detto a noi stessi: “Non sto male, è solo un periodo no”.

A tutti è capitato e capita di vivere periodi in cui non ci si sente come ci si è sentiti fino a quel momento, periodi caratterizzati da emozioni diverse, stati d’animo persistenti e pensieri nuovi.

A volte, queste diversità hanno ragione di essere, perché sono la risposta a fatti straordinari che accadono attorno a noi; altre volte invece non riusciamo proprio a dare una spiegazione a quella tristezza persistente oppure all’eccitazione esagerata.

Ci guardiamo allo specchio ed un po’ per timore e un po’ per pigrizia, ripetiamo a noi stessi: “Non sto male, è solo un periodo no”, così da mettere da parte almeno momentaneamente le brutte sensazioni.

Di cosa abbiamo timore?

Abbiamo timore del giudizio altrui, del mostrarci deboli in una società che ci vuole sempre belli e sorridenti pronti per un nuovo selfie, da mostrare agli amici virtuali e non.

Oggi il mondo ci vuole veloci a tal punto da non avere neanche il tempo per riflettere sul fatto che essere sensibili, non vuol dire essere fragili o deboli, così preferiamo non mostrare la nostra delicatezza, per evitare di essere fraintesi o non accettati.

Perché siamo pigri?

Guardare dentro se stessi o osservare dettagliatamente il mondo che ci circonda richiede uno sforzo non indifferente, in quanto presuppone la disposizione a vedere e riconoscere sia gli aspetti positivi che quelli negativi, delle nostre scelte, delle persone che ci stanno attorno, dell’ambiente di cui facciamo parte ed inoltre richiede un lavoro costante. E’ sicuramente molto più semplice dare agli altri le colpe per ciò che non va bene e poi voltarsi dall’altra parte.

Mettiamoci bene in testa che:

  • essere sensibili non è motivo di vergogna, al contrario può solo essere motivo di vanto in quanto è grazie a questo modo di essere che è possibile conoscere le varie sfaccettature di una persona, di un fatto, di un luogo e quindi farne piena esperienza;
  • guardare dentro sé, se pur all’inizio può sembrare difficoltoso, con il tempo permette di avere una consapevolezza di se stessi e del mondo circostante così elevata, da riuscire a gestire facilmente le proprie emozioni e le proprie sensazioni e per questo poter godere di una buona qualità di vita.

Che sia uno stato d’animo passeggero o duraturo, provocato da qualcosa o qualcuno che conosciamo bene oppure immotivato, leggero o travolgente, tutte le volte che sentiamo che qualcosa non va o stiamo solo vivendo un periodo “no”, non sottovalutiamolo, piuttosto scegliamo di darci una mano o farci dare una mano, così da vivere una vita in armonia, perché è questo ciò che meritiamo.

Cosa fare?

  • Concediti un momento per capire cosa sta accadendo, prendi carta e penna e scrivi dettagliatamente quali sono le tue emozioni, le tue sensazioni, i tuoi pensieri e le tue sensazioni fisiche. Per ogni cosa scritta, chiediti se c’è un motivo interno o esterno e prendi appunti anche di questo. Ad esempio:

. Emozione: oggi mi sento triste.

. Sensazione: ho voglia di piangere.

. Pensieri: non arriverò da nessuna parte.

. Sensazioni fisiche: ho mal di pancia.

. Motivo interno: non ho studiato abbastanza.

. Motivo esterno: non ho superato l’esame.

Ogni giorno, per almeno una settimana, stila il tuo diario e scrivi cosa sta accadendo nella tua vita. Questo è molto importante, perché mettere emozioni, pensieri e sensazioni su carta, nei minimi dettagli, ti permetterà di osservare in maniera più obiettiva la situazione ed eventualmente correggere un pensiero o un atteggiamento.

  • A prescindere dal fatto che questa strategia ti abbia aiutato a superare il periodo “no”, è molto utile pensare ad una persona di cui ti fidi e parlarle di ciò che stai vivendo, raccontando esattamente tutto nei particolari. Parlarne ti aiuterà a sentirti meglio, sia perché un peso condiviso pesa meno, ma anche perché l’altra persona può avere suggerimenti, idee e punti di vista ai quali non avevi pensato ma che possono esserti molto utili.
  • Incrementa la tua vita sociale. Anche se non ne hai molta voglia, incontra parenti ed amici e cerca di vivere con serenità questi incontri anche nei periodi “no”. Le relazioni sociali sono alla base di una buona qualità di vita.

Comunica, comunica, comunica: con te stesso, con chi ti sta attorno e con l’Universo.

Ricorda: vivi un periodo di tristezza, non sei una persona triste; alcune situazioni ti mettono ansia, non sei una persona ansiosa; alcuni atteggiamenti ti rendono irascibile, non sei iracondo.

Comincia con il cambiare il tuo vocabolario e potrai notare che anche le tue sensazioni e le tue emozioni saranno diverse.

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  • paura

Affrontare la paura

Che cos’è la paura?

La paura è una delle emozioni primarie, innate; non è da considerare come un’emozione negativa, in quanto è molto utile alla sopravvivenza in situazioni che si ritengono pericolose. E’ importante riuscire ad affrontare la paura nel modo migliore.

E’ importantissimo sapere e ricordare che non esistono emozioni positive ed emozioni negative: è naturale provarle, ed è utile esprimerle.

Ciò vuol dire che una persona sana non è una persona che non prova paura, tristezza o rabbia ad esempio, ma è una persona che riconosce le proprie emozioni, le contestualizza ed è in grado di mettere in atto le proprie risorse interne per gestire gli stati emotivi che le provocano malessere.

Quando la paura è (apparentemente) immotivata, frequente e condiziona il normale svolgimento della vita quotidiana, è bene fermarsi e porsi qualche domanda.

Spesso si ha paura di situazioni che si ritengono “più grandi” di se stessi, di quelle condizioni che vanno al di là della volontà di ciascuno e per questo non gestibili.

E’ vero, esistono situazioni che sfuggono dal proprio controllo, ma non è su queste che si deve lavorare (vista l’impossibilità di farlo), piuttosto ognuno di noi deve imparare a conoscere, riconoscere ed interpretare le emozioni che suscitano dentro sé, queste particolari circostanze.

Fisiologia della paura.

Da un punto di vista fisiologico, la paura eccessiva, provoca disturbi fisici oltre ai malesseri psichici.

Durante uno stato ansioso, il corpo produce cortisolo, un ormone chiamato anche ormone dello stress. Il cortisolo da molti è conosciuto perché contrasta le infiammazioni; tuttavia se i suoi livelli si innalzano eccessivamente e per un lungo periodo (quando ad esempio lo stato emotivo ansioso è prolungato), si produrranno nel corpo una serie di sintomi fisici, primo tra tutti, l’indebolimento del sistema immunitario.

Per chiarimenti sul cortisolo può tornare utile consultare un chiaro articolo di greenme.

Diventa di fondamentale importanza non farsi trasportare dagli eventi ma essere in grado di affrontare la propria paura.

Soluzioni pratiche:

  • Praticare con regolarità esercizi fisici, una tecnica di rilassamento, yoga, meditazione, training autogeno, esercizi di mindfulness o qualsiasi altra tecnica in grado di offrirti e mantenere uno stato di equilibrio psicofisico.
  • Focalizzare l’attenzione sul corpo: nel momento in cui senti l’emozione della paura, focalizzare la tua attenzione sui cambiamenti fisici che avvengono nel tuo corpo. Presta attenzione a ciò che accade nel tuo corpo, piuttosto a ciò che provi e scrivilo.
  • Verbalizzare ciò che si sente: cerca una spiegazione riguardo ciò che stai provando ed esponila a voce alta. Razionalizzare la situazione farà perdere un po’ di valenza emotiva all’accaduto.

Ricorda che le emozioni vogliono “dirci qualcosa” ed è bene ascoltarle per vivere una vita consapevole.

Se stai vivendo un periodo o una situazione che preferisci affrontare insieme a me, contattami. Non ti darò delle risposte, ma un metodo per trovarle! Ti aiuterò a gestire le difficoltà attraverso l’uso consapevole delle tue risorse.

  • training autogeno

Il Training Autogeno per (ri)trovare l’equilibrio corpo-mente

Scopri come può esserti utile il Training Autogeno per trovare o ritrovare l’equilibrio corpo-mente.

Se vivi un periodo della tua vita in cui qualcosa è cambiato, senti la necessità di ristabilire l’equilibrio perduto tra la tua dimensione fisica, emotiva e psichica e non sai da che parte cominciare, puoi fare affidamento ad una tecnica affermata ed efficace: il Training Autogeno.

E’ una tecnica messa a punto dal medico tedesco J.H.Schultz negli anni 30 ed applicabile ad una varietà di situazioni che vanno dalla gestione dello stress, al raggiungimento di un obiettivo, al miglioramento delle proprie prestazioni, alla connessione con il proprio mondo emotivo e quindi alla conoscenza di se stessi.

Mi piace definirla “semplicemente” come una tecnica grazie alla quale è possibile raggiungere e mantenere l’equilibrio psicofisico o ritrovare l’equilibrio corpo-mente.

Il Training Autogeno è formato da una serie di esercizi di concentrazione, durante i quali la persona ripete mentalmente alcune formule per raggiungere uno stato di cose.

La visualizzazione di immagini mentali è molto utile, all’interno dello svolgimento degli esercizi, in quanto le immagini mentali, permettono di focalizzare la spinta fisica ed emotiva si su di esse e di raggiungere gli obiettivi più facilmente.

Training Autogeno, le basi:

Partiamo dal presupposto che mente e corpo sono strettamente connesse tra loro e che una modifica in una di queste dimensioni produce una modifica anche nell’altra, per cui lavorando su una o sull’altra, è possibile beneficiare dei cambiamenti a livello generale.

Il vantaggio della tecnica di Training Autogeno consiste nel fatto che, una volta appresi gli esercizi ed effettuato un percorso ad hoc con un operatore specializzato, ogni persona può gestire gli esercizi ed usufruire dei relativi effetti, in piena autonomia, senza dover dipendere da nessuno.

Training Autogeno vuol dire infatti “allenamento che si genera da sé”.

I principi teorici alla base della tecnica riconoscono ogni essere umano come possessore di risorse interiori che deve solo potenziare o migliorare.

E’ possibile ricorrere al Training Autogeno in caso di:

  • miglioramento delle prestazioni (sportive, artistiche, ecc…);
  • risoluzione dei disturbi psicosomatici (gastrite, cefalea, tachicardia ecc…);
  • preparazione al parto;
  • disturbi d’ansia.

Abituarsi a connettersi con se stessi, permette come prima cosa di imparare a conoscersi profondamente e di conseguenza ad interpretare correttamente i propri stati fisici e i propri stati d’animo, cosa che spesso non si è abituati a fare, soprattutto se si seguono i ritmi della società frenetica.

Training Autogeno, la pratica:

E’ di fondamentale importanza eseguire un colloquio che precede il percorso di Training Autogeno, per stabilire un rapporto di fiducia tra operatore e richiedente, ma anche per organizzare un percorso personalizzato basato sugli obiettivi della persona, le reali esigenze, i punti deboli ed i punti di forza.

Consigli da seguire durante il percorso:

  • praticare in un ambiente tranquillo con poche stimolazioni esterne;
  • praticare sempre durante lo stesso momento della giornata, così che il Training Autogeno diventi parte piacevole della routine quotidiana personale;
  • eseguire gli esercizi con un abbigliamento comodo, per evitare tensioni fisiche;
  • assumere una posizione comoda ed evitare le tensioni muscolari;
  • raggiungere uno stato di calma.

Ogni pratica comincia con alcuni esercizi di respirazione, utili per raggiungere uno stato di calma interiore.

Raggiunto uno stato di concentrazione passiva, è bene stare qualche istante in ascolto del proprio corpo per averne consapevolezza e sentire i messaggi che invia.

Osservare i pensieri dall’esterno, senza investirli di alcuna valenza emotiva, anche quando la mente divaga e riportare l’attenzione sul respiro in maniera tranquilla, permette di sviluppare la capacità di comprensione, la pazienza e la consapevolezza.

La tecnica proposta da Schultz, prevede esercizi di Training Autogeno Inferiore e Superiore; questi ultimi presuppongono una completa e perfetta conoscenza e padronanza di quelli inferiori e vengono utilizzati all’iterno di un lavoro psicoterapico, o comunque svolti alla presenza del terapeuta.

Gli esercizi di Training Autogeno Inferiore possono essere praticati da quasi tutti coloro i quali vogliono migliorare la propria vita.

Ritrovare l’equilibrio corpo-mente.

Ecco quali sono gli esercizi di Training Autogeno Inferiore:

  1. esercizio della calma: permette di raggiungere una condizione di pace e rilassamento; non viene considerato da tutti un vero e proprio esercizio, ma uno stato da raggiungere per l’espressione degli esercizi successivi;
  2. esercizio della pesantezza: permette di mettersi in contatto con il proprio corpo e di comprendere come questo sia in relazione con la mente;
  3. esercizio del calore: permette il raggiungimento del rilassamento dei vasi sanguigni grazie alla decontrazione muscolare e favorisce vissuti emotivi positivi;
  4. esercizio del cuore: permette di gestire le problematiche psicosomatiche derivanti da situazioni ansiogene (tachicardia, palpitazioni, ansia, ecc…) e di conoscere o riconoscere la propria vita emotivo-affettiva;
  5. esercizio del respiro: consente di normalizzare la respirazione e quindi di gestire tutte quelle situazioni legate all’ansia e al panico principalmente;
  6. esercizio del plesso solare: permette di migliorare la consapevolezza ed il controllo delle tensioni della parte addominale;
  7. esercizio della fronte fresca: consente di alleviare le tensioni dovute ad un sovraccarico fisico e mentale e di raggiungere uno stato di lucidità mentale.

Vivere in equilibrio con il proprio mondo interiore e con il mondo esterno è un atto d’amore nei confronti di se stessi.

Se stai vivendo un periodo o una situazione che preferisci affrontare insieme a me, contattami. Non ti darò delle risposte, ma un metodo per trovarle! Ti aiuterò a gestire le difficoltà attraverso l’uso consapevole delle tue risorse.

  • prendersi cura di sé

Prendersi cura di sé

Curarsi pur rimanendo a casa.

In che termini è possibile prendersi cura di sé rimanendo a casa? Quando ci si trova obbligati a vivere una realtà diversa da quella che si vorrebbe vivere, lontani da persone care, dalla solita ma solida routine e dal proprio lavoro, ecco che è possibile sentir traballare il terreno da sotto i piedi e potresti perdere di vista l’assunto fondamentale della vita: “prenditi cura di te”!

Vivere una situazione diversa da quella a cui si è abituati e veder sconvolta la propria quotidianità, porta all’inevitabile necessità di ristabilire un nuovo equilibrio, riadattare alla nuova situazione le abitudini, le priorità, i pensieri ed i propri punti di riferimento.

Ci si trova obbligati a fare delle cose che prima no si facevano, ma anche a rinunciare ad altre cose che prima facevano parte della propria vita.

E’ perciò opportuno stabilire una nuova routine.

Rielaborare i propri punti di riferimento, però, non vuol dire rielaborare se stessi, per lo meno non nel senso negativo del termine.

Non vuol dire che sia cambiato qualcosa in te…sei sempre tu, semplicemente vivi una quotidianità diversa!

Questo stato di cose, però, non deve mettere in discussione la tua persona se non per uno scopo evolutivo, per crescere e migliorare giorno dopo giorno. Avere più tempo da dedicare alle riflessioni, può, infatti, portare a vedere delle parti di sé mai viste prima e considerare i vari aspetti della propria persona.

In che modo è possibile continuare a prendersi cura di sé, pur rimanendo a casa, all’interno di una nuova quotidianità?

Seguendo questi semplici ed efficaci consigli:

1. Continua a mantenere attiva la tua vita sociale.

Viviamo in un’epoca in cui la tecnologia ci aiuta ad accorciare le distanze fisiche, perciò non ci si deve necessariamente vedere faccia a faccia per poter fare due chiacchiere guardando l’espressione dell’altro mentre si dialoga. Sfruttare a proprio vantaggio questa possibilità permette di continuare a stare in contatto con le persone care.

2. Informati con intelligenza.

Mantenere alta l’attenzione sui fatti di attualità che coinvolgono direttamente ed indirettamente è una cosa corretta, è utile per sapere cosa accade lì fuori e quali sono i modi migliori per comportarsi; ricorda però che l’attenzione non deve trasformarsi in ossessione. Ciò vuol dire che è giusto informarsi ma è meglio farlo una volta al giorno ed è intelligente farlo attingendo le notizie solo dalle fonti ufficiali.

3. Dedicati al tuo corpo ed alla tua mente.

Dormi bene: assicurati di dormire il numero adeguato di ore per godere di un sonno ristoratore; ricorda che si dorme di notte e si veglia di giorno.

Mangia sano: concediti ogni tanto uno spuntino sfizioso, ma mantieni in salute il tuo corpo.

Fai un po’ di esercizio fisico: grazie alla varietà di contenuti multimediali di facile accesso puoi scegliere l’esercizio che più preferisci e dedicare una parte del tuo tempo al benessere fisico.

Cura il tuo corpo: lavati, vestiti, dedica la giusta attenzione alla tua pelle, ai tuoi capelli, truccati se rientra tra le tue abitudini, usa gli accessori che usi sempre ed il profumo che adori.

Tieni allenato il tuo cervello: puoi farlo dedicandoti a vari giochi di logica, enigmistica, puzzle etc…

Mantieni l’equilibrio corpo-mente: dedicati allo yoga, alla meditazione o ad una particolare arte che conosci, volta al raggiungimento di questo obiettivo.

4. Esterna le tue emozioni.

Piangi, ridi, parla o scrivi tutto ciò che senti dentro te e se lo ritieni opportuno rivolgiti ad un familiare o ad un esperto che possa aiutarti a fare ordine tra le tue emozioni o a gestirle nel migliore dei modi.

5. Dedicati ad un hobby: trascorri un po’ di tempo svolgendo un’attività che ti piace, ma che in genere trascuri proprio per mancanza di tempo.

Continua sempre, in ogni situazione a prenderti cura di te, guardati allo specchio e riconosciti!

Puoi trovare utile anche Consigli pratici per alleviare le tensioni

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  • consigli tensioni

Consigli pratici per alleviare le tensioni

Quando si devono affrontare situazioni difficili e momenti di crisi, è giusto mantenere uno stato di attenzione: stress ed ansia sono risposte sane messe in atto dall’organismo come risposta naturale e funzionale. E’ necessario, però, evitare che l’aspetto emotivo prenda il sopravvento su quello razionale provocando uno squilibrio. Di seguito troverai alcuni consigli pratici per alleviare le tensioni e ritrovare lo stato di benessere.

Informarsi su ciò che accade nella situazione da attenzionare è giusto per comprendere cosa si può e cosa non si può fare per superarla; al contrario, riempire il proprio tempo leggendo o ascoltando notizie al riguardo, non farà altro che aumentare lo stato di allarme in maniera spropositata e del tutto inutile al fine di risolvere la questione.

Cercare continuamente informazioni sulla situazione, rimuginare su di essa per un tempo prolungato e parlarne di continuo, produce uno stato di malessere che può manifestarsi in diversi modi come ad esempio: tensione muscolare, ansia, facile irritabilità, mal di testa, paura, disturbi intestinali e digestivi.

Questi disturbi, oltre a rendere spiacevoli le giornate, contribuiscono ad alterare lo stato di squilibrio psicofisico e così, come un cane che si morde la coda: più si ha paura e più si sta male fisicamente e più si sta male fisicamente più aumenta l’ansia.

Praticare una tecnica di (ri)equilibrio psicofisico.

Praticare una tecnica volta a stabilire e mantenere lo stato di equilibrio tra corpo e mente, dovrebbe essere una regola di vita generale per tutti… come lavarsi i denti…ma diventa indispensabile quando si vivono momenti che mettono a dura prova il proprio benessere psicofisico.

Chi non ha mai avuto modo di praticare una tecnica “riconosciuta” con un professionista del settore, può comunque, in qualunque momento dedicare un po’ di tempo alla propria persona, mettendo in atto dei semplici accorgimenti che se eseguiti con regolarità possono regalare tanti benefici.

Quelli che elencherò più avanti, ovviamente sono consigli generali; ognuno può adattarli a sé, in base alle proprie preferenze personali e momentanee, al fine di vivere un’esperienza ottimale.

Ciò significa che ognuno potrà scegliere se ascoltare una musica rilassante di sottofondo oppure no durante la pratica, se accendere un incenso o un diffusore con oli essenziali oppure no, se stare sdraiati oppure seduti, se spegnere le luci, accendere una candela, chiudere completamente la porta, visualizzare un’immagine o una scritta, visualizzare un colore, ripetere i pensieri a voce alta oppure no.

Ciò che tutti dovrebbero fare è:
  • praticare in un posto della casa in cui non si viene disturbati per tutto il tempo stabilito, per lo svolgimento del rilassamento;
  • indossare vestiti comodi ed adottare una posizione comoda (soprattutto nulla che stringe e crea tensioni di vario genere);
  • praticare la tecnica almeno una volta al giorno, con regolarità come un vero e proprio esercizio, al fine di poterne riscontrare i benefici;
  • appuntare su un quaderno sensazioni, emozioni e pensieri alla fine di ogni pratica, allo scopo di conoscersi più a fondo.

Quelli che trovi elencati di seguito, sono dei piccoli suggerimenti pratici su come gestire piccoli stati di tensione.

Consiglio di contattare gli esperti dei vari settori, qualora si voglia praticare una tecnica o svolgere un lavoro sul proprio corpo o sul proprio stato emotivo e mentale in maniera professionale, approfondita e personalizzata.

Ecco alcuni consigli pratici:

Se stai cercando concretezza

Diffondi una musica rilassante di sottofondo. Sdraiati o siediti in maniera comoda, non devi sentire tensioni. Chiudi gli occhi. Respira lentamente focalizzando l’attenzione sul respiro; conta i secondi di ogni ispirazione e di ogni espirazione (fai in modo che siano di pari numero) così da concentrarti completamente sul tuo respiro, sul momento presente, su ciò che stai facendo, evitando che la mente vaghi.

Piano piano lascia che il respiro sia naturale e focalizza la tua attenzione sul tuo corpo a contatto con la terra, sul punto di unione con la terra, senti che la terra ti sorregge e ti sostiene con amore, ti da sicurezza e ti accoglie.

Se lo ritieni opportuno togli le calze, pratica con i palmi a terra, fai in modo di sentire il contatto ed il conseguente senso di concretezza.

Rimani ancora un po’ in questo stato di cose, godendo delle sensazioni che stai provando. Poi muovi il corpo lentamente, apri gli occhi e torna alla tua vita, portandoti il senso di concretezza e di stabilità che ti infonde la terra.

Se stai cercando la tua accettazione

Diffondi una musica rilassante di sottofondo. Sdraiati o siediti in maniera comoda, in modo tale da non sentire tensioni. Chiudi gli occhi. Respira lentamente focalizzando l’attenzione sul respiro; conta i secondi di ogni ispirazione e di ogni espirazione (fai in modo che siano di pari numero) così da concentrarti completamente sul tuo respiro, sul momento presente, su ciò che stai facendo, evitando che la mente vada in altri posti.

Piano piano lascia che il respiro sia naturale e focalizza l’attenzione sugli aspetti che più ti piacciono di te, oppure sulle situazioni in cui gli altri hanno riconosciuto un tuo pregio.

Ripeti mentalmente o a voce alta che ti ami, che sei importante, che vali.

Rimani ancora un po’ in questo stato di cose, godendo delle sensazioni che stai provando. Poi muovi il corpo lentamente, apri gli occhi e torna alla tua vita, portando con te il senso di amore e protezione nei confronti della tua persona.

Se stai cercando conforto e sicurezza

Diffondi una musica rilassante di sottofondo. Sdraiati o siediti in maniera comoda, non devi sentire tensioni. Chiudi gli occhi. Respira lentamente focalizzando l’attenzione sul respiro; conta i secondi di ogni ispirazione e di ogni espirazione (fai in modo che siano di pari numero) così da concentrarti completamente sul tuo respiro, sul momento presente, su ciò che stai facendo, evitando che la mente vaghi.

Piano piano lascia che il respiro sia naturale ed immagina un cerchio colorato, del colore che preferisci in questo momento, che ti avvolge, ti abbraccia e ti protegge, all’interno del quale puoi sentire pace, amore, sicurezza e protezione.

Se lo ritieni opportuno ripeti mentalmente o a voce alta una frase o una parola che ti conforta, che ti fa stare bene.

Rimani qualche minuto in questo stato di cose, godendo delle sensazioni che stai sentendo. Poi muovi il corpo lentamente, apri gli occhi e torna alla tua vita, portando con te le sensazioni di benessere provate.

Se stai cercando di calmare i pensieri

Diffondi una musica rilassante di sottofondo. Sdraiati o siediti in maniera comoda, non devi sentire tensioni. Chiudi gli occhi. Respira lentamente focalizzando l’attenzione sul respiro; conta i secondi di ogni ispirazione e di ogni espirazione (fai in modo che siano di pari numero) così da concentrarti completamente sul tuo respiro, sul momento presente, su ciò che stai facendo, evitando che la mente vada in altri posti.

Piano piano lascia che il respiro sia naturale ed immaginati nel tuo luogo della serenità. Puoi pensarti in un luogo che ti piace, che ti fa stare bene, oppure sarà la tua mente che porterà all’attenzione un luogo che in questo momento rappresenta il tuo luogo della serenità.

Ripeti mentalmente o a voce alta che vivi in serenità ed in pace.

Rimani in questo stato di cose godendo delle sensazioni che stai provando fino a quando lo ritieni opportuno. Poi muovi il corpo lentamente, apri gli occhi e torna alla tua vita. In qualsiasi momento della giornata, potrai tornare con la mente nel tuo luogo della serenità per provare le sensazioni di pace.

Se stai cercando di risanare una ferita

Diffondi una musica rilassante di sottofondo. Sdraiati o siediti in maniera comoda, non devi sentire tensioni. Chiudi gli occhi. Respira lentamente focalizzando l’attenzione sul respiro; conta i secondi di ogni ispirazione e di ogni espirazione (fai in modo che siano di pari numero) così da concentrarti completamente sul tuo respiro, sul momento presente, su ciò che stai facendo, evitando che la mente vaghi.

Piano piano lascia che il respiro sia naturale e pensa alle cose, alle persone, ai luoghi o alle frasi che ti provocano malessere. Immagina di separare da loro la parte negativa, quella che ti fa male, sotto forma di nuvola grigia. Riponi le nuvole grigie in un sacco, chiudilo e lancia via, lontano da te questo sacco con ciò che ti ferisce. Ricorda che non si tratta di persone, cose o luoghi negativi.

Se lo ritieni opportuno, ripeti mentalmente o a voce alta che ciò che ti fa stare male, adesso è lontano dalla tua vita.

Rimani ancora un po’ in questo stato di cose, godendo delle sensazioni che stai provando. Poi muovi il corpo lentamente, apri gli occhi e torna alla tua vita, portando con te la sensazioni di leggerezza e la consapevolezza che gli aspetti negativi che ti feriscono, non appartengono al tuo corpo, alla tua mente e alla tua vita.

Se hai bisogno di sciogliere le tensioni

Metti un brano musicale che ti piace, quello che nello specifico momento in cui lo ascolti, risuona con le esigenze del tuo corpo e della tua mente. Chiudi la porta della stanza, alza il volume e lasciati andare. Puoi chiudere gli occhi o lasciarli aperti, cantare, ripetere delle parole, delle frasi, esultare, sorridere, piangere, girare, urlare, saltare, muoverti a ritmo oppure muoverti non a ritmo. L’importante è buttare fuori le emozioni attraverso il corpo. Non puoi stabilire a priori la durata di questa pratica, si svilupperà durante il suo svolgimento. E’ certo che al suo termine sentirai una sensazione di benessere e di gioia!

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  • obbligati a stare a casa

Obbligati a stare a casa? Ecco cosa fare

Ritrovarsi in una situazione in cui si è costretti a non uscire di casa per più giorni, nasconde tante ma tante cose buone che crescendo forse abbiamo dimenticato; la prima domanda che poniamo a noi stessi è: “Cosa si può fare se si è obbligati a stare a casa?”

Prima di ogni cosa non dobbiamo lasciar vincere la preoccupazione, la rabbia, la paura o l’ansia.

E’ normale che esse arrivino, perciò ascoltiamo cosa hanno da dire e poi gentilmente mandiamole via prendendo in mano la nostra vita.

Far prevalere uno o più stati negativi, non fa bene al nostro corpo, non fa bene alla nostra vita emotiva e non fa bene al nostro stile di pensiero: abbassa le difese immunitarie e fa entrare in un loop di negatività non necessaria se non se non addirittura distruttiva.

La scelta più giusta è invece quella di essere positivi, propositivi, razionali ed attivi; assoluti padroni della propria vita, del proprio corpo e della propria mente!

Essere positivi non vuol dire vedere il buono dove non c’è oppure non voler vedere la realtà, piuttosto affrontare con serenità e pace interiore tutto ciò che riguarda la propria vita.

Se da un lato rimanere a casa per più giorni può sembrare tanto difficile, dall’altro lato questa situazione ci da l’opportunità per fare tutte quelle cose che rimandiamo di giorno in giorno per mancanza di tempo.

Come trascorrere il tempo quando non è possibile uscire e di è obbligati a stare a casa?

Pulire, sistemare o cambiare arredamento della casa: quante volte abbiamo avuto voglia di cambiare la disposizione dei mobili di una stanza, il colore di tende e cuscini, sostituire alcuni quadri, sistemare in maniera diversa l’armadio, pulire più a fondo un mobile o dargli un nuovo colore e non lo abbiamo fatto perché non avevamo abbastanza tempo, oppure abbiamo dovuto fare una cosa più urgente o ancora quando lo abbiamo pensato non ci andava veramente di farlo? Bene, adesso è arrivato il momento giusto per dare nuova luce al nostro nido, approfittiamone!

Cucinare: naturalmente senza esagerare, possiamo approfittare di questi giorni a casa per provare nuove ricette, cimentarci nella preparazione del piatto che richiede un tempo più lungo del solito o cucinare le pietanze di culture diverse dalla nostra per provare e sperimentare nuovi gusti e nuove sensazioni.

Imparare una nuova lingua: è sempre un buon momento per imparare una lingua che non conosciamo o per approfondire un idioma che già conosciamo, sia che questo venga fatto per necessità che per passione. Oltre ad imparare i segreti della lingua, questa attività rappresenta una buona palestra per il nostro cervello.

Approfondire un argomento: avere molto tempo a disposizione ci permette di studiare un argomento che ci appassiona o che dobbiamo conoscere per il nostro lavoro o ancora perché il nostro contesto di vita ce lo impone. Grazie ad internet, possiamo accedere a tantissimi siti in qualsiasi momento. L’importante è non perdere la cognizione del tempo e fare affidamento a siti autorevoli.

Dare sfogo alle nostre passioni: disegnare, dipingere, scrivere, leggere, cantare, ballare, decorare, fare giardinaggio, cucire, raccontare, riciclare e trasformare…e tantissime altre sono le passioni alle quali possiamo dedicare tutto il tempo che vogliamo; possiamo approfittare di questo periodo per provare quell’attività che ci ha sempre incuriosito e che non abbiamo mai sperimentato.

Fare attività fisica: stare in casa non è sinonimo di poltrire, perciò anche tra le mura domestiche è possibile svolgere un’attività che faccia bene al nostro corpo e di conseguenza anche alla nostra mente. Limitiamoci però a ciò che il nostro corpo può fare, soprattutto se proviamo cose nuove; l’obiettivo è quello di stare bene e non il contrario!

Effettuare tour virtuali: è possibile prendere una sana boccata d’arte e visitare le più belle opere, stando comodamente seduti a casa, direttamente dai siti web dei musei più famosi.

Acculturarsi: approfittiamo di questi giorni per guardare film, documentari, leggere libri sugli argomenti che ci appassionano e girare virtualmente il mondo…in altre parole facciamo in modo da arricchire il nostro bagaglio culturale.

Socializzare: paradossalmente, stare a casa e non vedere gente è un buon momento per dare voce alla nostra socialità. Possiamo fare quelle telefonate che ci promettiamo di fare da tempo oppure scrivere dei messaggi a persone che non vediamo e sentiamo da molto ma che sono comunque nei nostri pensieri. Possiamo anche fare delle videochiamate con le persone che ci mancano nella quotidianità ed interagire proprio come se fossero davanti a noi, ad esempio per fargli vedere l’aspetto della torta appena sfornata o per discutere insieme di un nuovo progetto.

Meditare: questo è il momento migliore per imparare a connettersi con il proprio mondo interiore e con l’Universo che ci circonda. E’ sempre il momento giusto per apprendere la capacità di vivere nel qui ed ora, di ascoltare il proprio corpo e la propria mente e di vivere nella pace e nell’armonia.

Questo periodo ci da l’opportunità di trarre importanti vantaggi: ascoltare noi stessi e le persone che abbiamo attorno. Rallentare in questo senso non equivale a perdere qualcosa ma al contrario significa guadagnare, arricchirsi, sviluppare la capacità di vedere e di vedersi per crescere ogni giorno di più e diventare persone migliori.

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  • expat

Consigli pratici per vivere le prime fasi da expat

Oltre alle tante teorie su come affrontare i primi momenti della nuova vita da expat che tutti abbiamo sentito dire, letto o immaginato, come ad esempio pensare a quanto si è fortunati, se lo si è voluto allora non si devono avere ripensamenti ecc ecc…ci sono dei semplici punti da tenere in considerazione su come vivere le prime fasi da expat.

A volte sembra scontato, ma delle altre, siamo sopraffatti da una miriade di emozioni e sensazioni che ci mettono nella situazione di aver bisogno di mettere nero su bianco i punti da seguire.

Cosa fare praticamente nella tua nuova terra? Come vivere le prime fasi da expat?

Costruire la propria casa: mi riferisco ad arredare, dipingere, modellare la nuova casa nel modo più vicino al proprio essere, in modo tale da vivere in un ambiente che si sente proprio.

Esplorare il nuovo paese: mi riferisco a “perdersi” all’interno del paese o della città in cui si vive per conoscerne ogni singolo angolo e cominciare a farlo proprio, ma anche organizzare vere e proprie gite fuori porta per conoscere al meglio il contesto in cui ci si è immersi, i luoghi, le abitudini, le persone, i cibi e le feste.

Iscriversi in palestra: oggi come oggi è possibile scegliere tra tantissime attività per cui tutti possiamo trovare quella più adatta noi, l’importante è scegliere un’attività che coinvolge davvero, così da apportare benessere fisico, psichico, emotivo e sociale.

Frequentare associazioni di volontariato o club: dedicare un po’ del proprio tempo agli altri, è un gesto importante per gli altri ma anche a per se stessi.

Iscriversi ad un corso di lingua: questo è un modo utile per conoscere altra gente che si trova nelle tue stesse condizioni e poter condividere la tua esperienza con chi sa “di cosa stai parlando”, oltre ad apprendere la lingua locale.

Questi cinque consigli possono essere messi in pratica in qualsiasi momento, sia quando si ha bisogno di riempire i vuoti, quindi si ha la necessità di non pensare, non è il momento di affrontare pensieri ed emozioni, sia durante o dopo aver ricostruito la nuova vita.

E’ sempre utile prendere carta e penna e scrivere programmi ed obiettivi prefissati, in modo tale da dargli più valore e per questo essere raggiunti prima e più facilmente.

E’ importante sapere che la stragrande maggioranza di persone che lascia la propria terra, per andare a vivere in un posto nuovo, può attraversare momenti di disagio dovuti all’assenza delle proprie certezze, di tutto ciò che si conosce, oltre alla mancanza fisica di persone, cose e luoghi.

Se ti trovi in questa situazione, sappi che è normale e che si tratta di momenti che presto saranno solo ricordi, ma anche che fanno parte della persona che sarai domani…una persona più “grande” e più forte.

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  • mollare tutto e cambiare vita

Mollare tutto e cambiare vita

Quante volte ti è capitato di pensare che sarebbe meglio mollare tutto e cambiare vita?! Mollare la vita sentimentale che ormai di sentimentale non ha più niente, il lavoro che non gratifica, la città o il paese che non soddisfa pienamente il tuo stile di vita o magari tutto questo in un’unica soluzione.

Ci vuole più coraggio a rimanere in un contesto che non si percepisce come proprio, oppure è più coraggioso lasciarsi questo mondo alle spalle per trovare la propria serenità?

Ovviamente in base alle possibilità economiche, allo stile di pensiero, al contesto ambientale in cui si vive o si è vissuto, la risposta a questa domanda cambia per ognuno di noi.

Quando per scelta, per necessità, per coraggio o per stanchezza ti trovi nella situazione di voltare pagina, ecco che una miriade di sensazioni e di emozioni, a volte anche nuove, cominceranno a far parte della tua vita.

Adesso arriva il momento in cui partendo da una pagina bianca, devi scrivere i nuovi capitoli della tua vita, senza punti di riferimento e senza certezze.

Cosa avviene nelle prime fasi?

Durante i primi tempi ti sembra di vivere un’avventura, è come stare in vacanza e tutte le novità vengono vissute con entusiasmo; poi piano piano cominci a fare i conti con le assenze.

E’ giusto sapere che i momenti di sconforto sono appunto momenti, passeranno e diventeranno solo un ricordo e tu uscirai da questo periodo più forte di prima.

Tutti coloro che lasciano la propria Terra prima o poi si imbattono nella mancanza. Può trattarsi della mancanza di qualcosa, di qualcuno, di un luogo, di un profumo, di un sapore, di un’abitudine… nessuno ne è esente, non è una questione di carattere, di forza o di sentimentalismo, fa semplicemente parte dell’essere umani.

Sapere che accadrà, quindi aspettarselo, aiuta sicuramente ad affrontare questo vuoto nel migliore dei modi; è una di quelle cose che si metteranno in valigia insieme alla t-shirt preferita.

Se si è pronti a mettersi in gioco, ad apprendere cose nuove, ad ampliare i propri orizzonti, magari ad imparare una nuova lingua, si deve essere pronti anche ad abbandonare qualcosa.

Si deve essere pronti a riconoscere l’assenza e a guardarla in faccia, ma ciò deve avvenire nel momento giusto, quando si è veramente pronti ed abbastanza forti.

Se la mancanza è forte nei primissimi periodi della nuova vita e non ti senti di poterla affrontare faccia a faccia, è meglio riempire i tempi.

Se invece arriva in un momento in cui ti senti in grado di poter gestire le tue emozioni, la cosa più giusta da fare è riconoscerle, dar loro un nome, viverle e razionalizzarle, così da non permettergli di agire “sottobanco” e farti vivere con una perenne sensazione di angoscia.

Semplici ed efficaci soluzioni.

In molti posti del mondo esistono le comunità attive di persone di una nazione, oltre a club o associazioni con cui è un piacere condividere e vivere una relazione di scambio.

Cercale e trova quella che ti sembra più adatta a te.

I momenti di sconforto si superano prima e al meglio con un’attività condivisa, di cooperazione e di scambio reciproco.

Non esitare a cercare attorno a te la situazione che ti calza a pennello e ad immergerti in essa “senza se e senza ma”.

Una volta superata la fase della mancanza, tutto è pronto per un nuovo equilibrio.

Adesso che sai qualcosa di più del posto in cui ti trovi e della forza che hai dentro, è possibile scegliere come impostare la tua nuova vita e costruire ogni giorno qualcosa di meraviglioso, con nuovo entusiasmo e nuova luce!

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  • lasciare la zona di comfort

Lasciare facilmente la propria zona di comfort

Quanto si è disposti a lasciare facilmente la propria zona di comfort?

A volte nel cambiamento non c’è nulla di male, nulla di pericoloso, al contrario la situazione ci permette di vivere una nuova vita e ci da una boccata di aria fresca.


Eppure molte persone in una situazione di passaggio, possono sentire dentro una sensazione spiacevole, anche quando la nuova vita è voluta, è stata scelta personalmente e non imposta.

E’ chiaro che se il cambiamento viene imposto da altre persone o dalla vita, nella maggior parte dei casi le reazioni sono più forti e bisogna attraversare delle fasi specifiche per superarle.


Questo perché le abitudini giocano un ruolo importantissimo nella vita degli esseri umani.


Pensiamo ad esempio a quando finisce una relazione che non ha più senso di esistere, nella maggior parte dei casi sappiamo bene che a mancarci non sarà la persona che è stata al nostro fianco per anni, ma la vita che conducevamo e che, nonostante non ci faceva stare bene, era per noi una certezza.


Abbiamo paura del nuovo perché abbiamo paura dell’ignoto, di ciò che non conosciamo e di lasciarci alle spalle ciò che conosciamo bene.


E’ fondamentale sapere che questa paura e questi timori, possiamo gestirli ed affrontarli a testa alta, anzi letteralmente con il sorriso sulle labbra.


Partendo dal presupposto che, una volta capito il meccanismo della nostra paura, essa non ci farà più del male, possiamo stare tranquilli ed affrontare l’esperienza nel modo migliore possibile.


Quando il cambiamento è difficile da affrontare perché sentiamo dentro quella sensazione di fastidio o di dolore che genera nervosismo ed ansia, l’unica cosa da fare è “afferrare il toro per le corna“.

Semplici ed importanti consigli per affrontare il cambiamento e lasciare facilmente la propria zona di comfort.


Se ti trovi in questa situazione, segui questi semplici ed importanti consigli:
Prendi un foglio di carta ed una penna e scrivi esattamente cosa provi, senza nessun tipo di inibizione e soprattutto evidenziando le prime cose che ti vengono in mente.


Dedica una sezione del tuo foglio alle sensazioni provate, una alle emozioni, un’altra ai pensieri ed infine un’altra ancora alle manifestazioni fisiche.
Una volta scritto tutto, rileggi in tranquillità, senza premura e in maniera lucida ciò che è venuto fuori e rifletti su quanto adesso hai davanti agli occhi.
Una sezione alla volta, se preferisci, oppure più di una se trovi che le sensazioni e le emozioni siano collegate tra loro.


Può capitare che ti ritrovi a leggere qualcosa di diverso rispetto a ciò che pensavi razionalmente, oppure può capitare che pensieri razionali e paure inconsce coincidano.


A questo punto rifletti razionalmente su come puoi praticamente risolvere ogni singolo punto, in altre parole su come trasformare ogni fastidio o malessere in benessere o su come eliminarlo.


Avere davanti in maniera chiara il punto della situazione faciliterà l’incontro della giusta soluzione, oltre a far perdere un po’ di enfasi negativa al problema.


Nel caso in cui pensi non sia semplice trovare una soluzione, puoi sempre rivolgerti a qualcuno che possa aiutarti a farlo.


In ogni caso abbi la certezza che guardare in faccia il problema e poterlo riconoscere, rappresenta un primo e grande passo per poterlo affrontare nel modo più giusto.

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  • elaborazione cambiamento

Fasi di elaborazione del cambiamento

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Ogni situazione nuova, ogni perdita, l’inizio di un nuovo lavoro, di una relazione o un nuovo status, implicano l’abbandono delle vecchie abitudini e dei propri punti di riferimento. Tali situazioni portano a vivere una serie di fasi di elaborazione del cambiamento, grazie alle quali, è possibile godere dei nuovi status.

Il cambiamento, inteso come perdita del “vecchio”, non sempre viene vissuto in maniera positiva e ciò avviene soprattutto se porta con sé la perdita di cose, situazioni e persone care; a maggior ragione se il cambiamento non è voluto ma viene imposto.

Esistono delle fasi comuni a tutti i cambiamenti, che, ognuno vive in maniera diversa in base alla propria personalità e a fattori ambientali, ma che sostanzialmente si possono riscontrare in ogni persona.

Generalizzando, ecco quali sono le fasi di elaborazione del cambiamento:

– fase traumatica e/o di incredulità
– fase di negazione
– fase di oscillazione tra negazione e realtà
– fase della consapevolezza
– fase della rabbia
– fase di ristrutturazione della propria vita.

Ovviamente le fasi elencate, non vanno intese in senso stretto, in quanto non tutte le persone le vivono allo stesso modo, con la medesima intensità e durata; inoltre alcune fasi possono mescolarsi diventando una sola.

Il quadro descritto è utile per comprendere la complessità del passaggio da una situazione ad un’altra; è infatti importante essere consapevoli che il processo è composto da diversi momenti e che questi non vanno in alcun modo negati ma vissuti.

Vissuti pienamente a partire dalle prime reazioni, fino alla riformulazione della propria vita.

Non è sempre semplice affrontare un cambiamento e la perdita che ne deriva, essere pervasi da pensieri ed emozioni fino a quel momento sconosciuti che destabilizzano il mondo interno ed il mondo esterno.

Bisogna pensare però che è possibile percorrere un nuovo cammino, ed avere consapevolezza di come stanno le cose è il primo passo per riuscire ad affrontare le situazioni più dure, nel migliore dei modi.

Leggi anche Come si sopravvive ad una perdita.

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  • sopravvivere ad una perdita

Sopravvivere ad una perdita

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Che si tratti della perdita di un lavoro, di una persona, di un animale, di una relazione, di uno status o di un oggetto a noi caro, non ha importanza: l’assenza e le emozioni che fanno parte di questa situazione, possono davvero fare molto male e non è affatto semplice sopravvivere ad una perdita.

E’, dunque, naturalmente difficile, ma è certamente possibile sopravvivere alla perdita di qualcuno o di qualcosa.

Anche se si perde qualcosa o qualcuno per una scelta personale si prova dolore, ma, in generale, in questo caso, l’intensità e la durata dello stesso producono effetti meno sconvolgenti rispetto a quando la perdita avviene per scelta di altri o altro.


Può capitare che un evento che dovrebbe essere positivo, venga invece vissuto in maniera negativa; questo perché implica o produce un cambiamento che è comunque una perdita di una situazione precedente e di non facile accettazione.


E’ importante pensare che è possibile rialzarsi ad ogni caduta.
L’essere umano ha delle capacità dentro sé, nascoste a se stesso, che sanno però venir fuori egregiamente al momento giusto.


Ogni perdita deve essere elaborata in tempi e modi che sono del tutto personali e variano in base a diversi fattori, tra cui il temperamento della persona, le capacità di gestione delle emozioni, il contesto fisico, sociale ed emotivo in cui si è immersi, la predisposizione al cambiamento.

In generale, per una sana elaborazione, si devono attraversare delle fasi, le cosiddette fasi di elaborazione del cambiamento, grazie alle quali è possibile “digerire” la situazione dolorosa.


Durante tutto il percorso di elaborazione è importante riconoscere pensieri, emozioni e stati fisici e dargli la giusta importanza, non negarli ma agirli, metterli in atto. Questi aspetti fanno parte di noi, sono ciò che sentiamo e che dobbiamo “buttare fuori” senza inibizioni.

In questo articolo trovi un modo per farlo.

Non ci si deve vergognare e non si deve aver timore delle proprie emozioni e dei propri pensieri.

Se questo concetto è vero in generale, lo è ancora di più in una fase delicata come quella dell’elaborazione di una perdita.

Se stai vivendo un periodo o una situazione che preferisci affrontare insieme a me, contattami. Non ti darò delle risposte, ma un metodo per trovarle! Ti aiuterò a gestire le difficoltà attraverso l’uso consapevole delle tue risorse.

  • vivere in armonia

Vivere in Armonia

Vivere in Armonia equivale a vivere una vita all’insegna dell’equilibrio tra benessere psichico, fisico ed emotivo; questo è, o dovrebbe essere, l’obiettivo di ogni singola persona.

Come da definizione, il termine “armonia” sta ad indicare una combinazione di accordi piacevoli, gradevoli che fanno bene all’orecchio e all’animo.

Benessere non significa assenza di malattia, non significa perfezione e neanche ricchezza.

Vivere nel benessere vuol dire vivere in armonia con se stessi e con gli altri, vivere in armonia con il proprio essere, con la natura con la quale siamo strettamente collegati e della quale facciamo parte, con il mondo che abbiamo creato e che ci circonda.

E’ vero che durante il proprio percorso di vita ci si può imbattere in situazioni poco piacevoli e di conseguenza vivere dei momenti in cui l’equilibrio armonico raggiunto, viene più o meno pesantemente minacciato.

Tutto questo è normale, capita a tutti e non c’è nulla di strano: in quanto esseri umani possiamo essere più forti o più vulnerabili in momenti diversi e rispondere più o meno efficacemente alle minacce.

E’ molto importante tenere bene a mente che i periodi, in quanto tali, non durano per sempre.

Oltre che, dentro di noi sono presenti le più svariate risorse, anche le più inimmaginabili, per dominare i “momenti no” .

A volte è più semplice, mentre altre volte è più dura, ma tutti siamo in grado di superare qualsiasi periodo buio e ritornare a vibrare in armonia come una fantastica melodia.

Se stai vivendo un periodo o una situazione che preferisci affrontare insieme a me, contattami. Non ti darò delle risposte, ma un metodo per trovarle! Ti aiuterò a gestire le difficoltà attraverso l’uso consapevole delle tue risorse.