• se stessi

L’importanza di essere se stessi

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Quanto è importante essere se stessi? Sembra una banalità, ma a volte perdiamo di vista questo aspetto della nostra vita.

Lo perdiamo di vista tutte le volte che guardiamo una rivista e scegliamo il taglio di capelli di un’attrice oppure osserviamo un video e vorremmo imitare il portamento e la sicurezza dell’oratore o ancora, guardando una pubblicità, ci rendiamo conto che i pantaloni che indossano i modelli sono proprio quello che farebbe per noi.

Questo penso sia capitato un po’ a tutti, almeno una volta nella vita.

A chi è capitato invece di fermarsi a pensare a quale fosse il proprio stile e scegliere in base a quello? In base alla cosa che ci piace di più, che ci fa stare bene e non a quella socialmente accettabile per uno o l’altro motivo?!

Su questa “banalità”, potremmo parlare per ore e ore, perché nonostante tutti conosciamo l’importanza di essere se stessi, siamo immersi in un mondo che ci tempesta di stimoli e che finisce con il condizionare (o almeno prova a farlo) le nostre scelte.

Dalla colazione più adatta alle nostre esigenze, alla scelta del ristorante in cui cenare per un’occasione speciale, oggi ci affidiamo sempre più a qualcun altro nel prendere queste personalissime decisioni.

E lo facciamo perché siamo sempre connessi, costantemente preda della miriade di informazioni sempre disponibili, a cui possiamo accedere direttamente e indirettamente.

Al giorno d’oggi siamo talmente abituati a conoscere ogni singolo dettaglio della vita degli altri, che siano persone famose o non, che spesso siamo noi stessi a cercare tali informazioni, invece altre volte ci capitano sottomano mentre cerchiamo altro.

Le pubblicità, le recensioni e le scelte dei personaggi popolari non lasciano quasi scampo ai nostri desideri.

Dico “quasi”, perché non siamo tutti smarriti nel mondo del web, molti di noi sanno ben distinguere ciò che vogliono da ciò che ti fanno credere che tu voglia e molti altri di noi sanno farlo nella maggior parte dei casi.

Perché ci affidiamo agli altri?

Il problema sorge quando non ci rendiamo conto di essere esseri unici e speciali, quando pensiamo che la nostra vita non sia poi così affascinante e preferiamo perderci nelle vite di chi riteniamo essere più affascinante, sorridente o sicuro di noi.

Questo è davvero un problema perché anziché impiegare le nostre risorse per conoscerci a fondo e vivere pienamente la nostra vita, scoprendo che, come tutte le vite può avere punti più oscuri e punti estremamente brillanti, impieghiamo il nostro tempo a stimare e a volte persino invidiare, persone sconosciute che ammiccano per lavoro o che stanno mostrando semplicemente un momento della propria vita.

E’ importante non perdere di vista il fatto che tutti gli esseri umani vivono una vita caratterizzata da momenti.

Momenti di gioia, momenti di preoccupazione, momenti di relax, momenti di frustrazione, momenti di soddisfazione, momenti di tensione…

Più siamo connessi con il mondo esterno, meno siamo connessi con quello interiore e più questo accade, meno siamo abituati a guardare chi siamo veramente e quali sono le nostre potenzialità, i nostri desideri, i nostri doni, i nostri obiettivi.

E’ importante essere se stessi, perché ognuno di noi apporta il proprio unico e meraviglioso beneficio a questa Terra, la quale non ha bisogno di fotocopie.

Noi stessi non abbiamo bisogno di omologazione, piuttosto di comunione e condivisione.

Non è sbagliato stimare qualcuno per una particolare caratteristica che ci piace tanto; ma è un grave errore avere dei maestri assoluti, trovati fuori dal nostro cuore e dalla nostra mente.

Se impiegherai anche solo 10 minuti al giorno, ogni giorno a chiederti chi sei e cosa vuoi, senza giudizio, paura o perplessità ma con il cuore accogliente, potrai conoscere e regalare al mondo la migliore versione di Te!

Contattami se stai vivendo un periodo o una situazione che preferisci affrontare insieme a me.  Non ti darò risposte, ma un metodo per trovarle! Ti aiuterò a gestire le difficoltà attraverso l’uso consapevole delle tue risorse.

  • dall'innamoramento all'amore

Dall’innamoramento all’amore

Il passaggio dall’innamoramento all’amore, quando questo avviene, non si può attribuire ad un momento specifico, accade, infatti, senza che le persone coinvolte se ne rendano conto.

Non si tratta di un passaggio obbligatorio, a volte la fase successiva all’innamoramento è la sua trasformazione in amore, altre volte non è così. Nella realtà infatti, esiste una molteplice varietà di comportamenti amorosi, che vanno da coloro i quali non si innamorano mai, a coloro che si svincolano da una relazione perché la ritengono essere un legame troppo stretto, a chi, invece, si innamora troppo spesso.

I tempi dell’amore

Secondo il parere dei ricercatori, poi, il periodo dell’innamoramento può durare dai diciotto mesi fino ai quattro anni e dopo tale periodo avviene un cambiamento, in quanto il cervello si assuefà, come avviene per le droghe, alle molecole dell’amore.

Questo è il tempo che occorre a due persone per incontrarsi, piacersi e dare inizio ad una nuova famiglia.

Poco alla volta, la grande quantità di molecole in circolo nell’organismo della persona innamorata, ritorna a livelli normali ed il pensiero della persona amata non è più un pensiero ossessivo ma un pensiero più stabile ed equilibrato.

Nel caso in cui per svariati motivi, l’innamoramento non può trasformarsi in amore, il cervello non ha possibilità di assuefarsi alla presenza dell’altro e la fase dell’innamoramento dura più a lungo.

Bisogna tenere presente, però, che le molecole presenti nel nostro cervello, da sole, non basterebbero a determinare lo stile di un rapporto, ma esse influenzano e a loro volta sono costantemente influenzate dall’ambiente sociale, economico, culturale, in cui la persona vive.

La biochimica dell’amore

Innamoramento e amore sono due esperienze complementari ma diverse tra loro da tutti i punti di vista; tra innamoramento e amore, infatti, esiste una differenza sostanziale non solo comportamentale, ma anche biochimica.

A livello molecolare il passaggio dall’innamoramento all’amore è caratterizzato da una buona produzione di endorfine (molecole simili per struttura alle molecole della morfina), le quali hanno azione analgesica e un effetto calmante e rilassante, oltre che dalla presenza di una sostanza molto importante in tutte le relazioni: l’ossitocina.

L’ossitocina viene anche chiamata “ormone dell’amore”, in quanto aumenta la sensibilità alle carezze, spinge all’abbraccio e al contatto fisico e nelle neo mamme promuove anche il comportamento materno, stimolando l’affettività e la voglia di prendersi cura del bambino.

Il suo ruolo agisce anche nell’ambito della coppia, favorendo la formazione di coppie stabili, rafforzando l’attaccamento emotivo e potenziando meccanismi della memoria i quali fissano i ricordi emotivi.

I diversi tipi di amore

Esistono diversi tipi di relazione d’amore. Ovviamente ogni tipo di classificazione è riduttiva e non esaustiva, tuttavia, in linea generale, può essere utile per far comprendere meglio i diversi aspetti dei rapporti amorosi.

Già nell’antica Grecia si usavano tre parole per distinguere le relazioni:

  • philia, per riferirsi ad un rapporto basato principalmente sull’amicizia, la condivisione e la stima reciproca;
  • eros, per riferirsi soprattutto alla passionalità;
  • agape, per riferirsi all’affetto parentale e anche all’affetto tra i sessi in cui però l’amicizia e la stima prevalgono sul desiderio.

Il sociologo canadese John Alan Lee, nella sua classificazione, distingue sei varietà di amore:

  • l’amore ludico (Ludus),
  • l’amore erotico (Eros),
  • l’amore solidale (Stonge),
  • l’amore pragmatico (Pragma),
  • l’amore maniacale (Mania),
  • l’amore puro (Agape).

L’amore ludico

Come si comprende dalla sua denominazione, l’amore ludico rappresenta più che altro un gioco, che un serio impegno. Il sentimento non diventa mai abbastanza profondo per volere dei soggetti coinvolti, i quali appena avvertono che l’amore potrebbe sopraffarli, lasciano immediatamente il partner. Spesso si tratta di persone che frequentano più partner contemporaneamente, o cambiano partner frequentemente o ancora hanno una relazione importante stabile, ma della quale non si accontentano e vanno alla ricerca di altri rapporti.

L’amore erotico

In questa tipologia di relazione prevale l’attrazione sessuale. Non vi è la volontà, almeno all’inizio del rapporto, di approfondire la conoscenza con l’altro o di instaurare un legame, piuttosto si tende all’intesa sessuale perfetta. A volte dopo pochi incontri di solo sesso, svanisce anche il desiderio e la voglia di rivedersi, in questo caso i processi biochimici si accendono e si esauriscono velocemente; può anche capitare però che si sviluppi il desiderio di conoscersi meglio ed in questi casi l’attrazione sessuale non è che l’inizio per un rapporto duraturo.

L’amore solidale

Questo è un tipo di rapporto che si instaura in maniera crescente tra due persone che hanno interessi o obiettivi comuni, che si stimano e hanno grande fiducia reciproca. Non vi è una tempesta biochimica alla base di questa relazione, probabilmente non vi è neanche una forte attrazione sessuale, sicuramente però vi sono le basi per un rapporto solido e duraturo.

L’amore pragmatico

In questo tipo di relazione, la razionalità prevale sul sentimento. Si sta insieme non perché si prova qualcosa per l’altra persona, ma perché vi è convenienza nel rapporto, come per esempio capita nei matrimoni combinati. Ciò non significa che con il tempo questa relazione non possa trasformarsi in un altro tipo di rapporto, ma alla base della scelta del partner (o a volte della “non scelta”), non vi è comunque né un sentimento d’amore, né un desiderio passionale.

L’amore maniacale

Caratteristica dell’amore maniacale è l’oscillazione tra emozioni gioiose ed emozioni di profonda tristezza, che dipendono dal rapporto con il partner. Nei momenti in cui tutto va bene, la persona innamorata è estremamente felice, ma basta poco, come ad esempio una frase detta male o un ritardo ad un appuntamento per cadere nella disperazione e pensare addirittura che la relazione sia finita per sempre. Questo è un atteggiamento tipico dell’età giovanile, quando non si ha ancora dimestichezza nella gestione delle proprie emozioni, ma non è detto che non capiti anche ad individui adulti, seri e controllati, i quali possono, in qualunque momento della vita, perdere letteralmente la testa per una persona. Queste persone sanno si avere reazioni eccessive e a volte ridicole, ma non riescono a controllarsi. È probabile che l’amore maniacale sia dovuto all’effetto di un elevato livello di neurotrasmettitori, al di sopra della norma.

L’amore puro

Questo è l’amore altruistico per eccellenza. In questo caso la persona non chiede e non pretende nulla, se non il benessere della persona amata e farebbe veramente qualsiasi cosa per renderla felice. È un tipo di amore molto raro, è più facile riscontrarlo in coloro che annullano il proprio io per cause mistiche o religiose.

Non esiste una relazione giusta ed una relazione sbagliata.

E’ giusto che ognuno di noi scelga per sé e per il proprio partner o la propria partner ciò che più fa stare bene, nel rispetto di se stessi e delle persone che si amano.

Scegliamo il nostro mix perfetto e creiamo la nostra unica, meravigliosa storia d’amore!

  • schemi mentali

Rompere gli schemi mentali

Cosa sono gli schemi mentali

Ognuno di noi possiede degli schemi mentali in base ai quali guarda il mondo, schemi che producono pensieri, spesso automatici e che sono il frutto dell’insieme delle esperienze vissute, del proprio corpo e della propria mente.

I pensieri, gli stati d’animo, i comportamenti e le risposte fisiche, infatti, si influenzano reciprocamente, essendo interconnessi tra loro.

In altre parole, gli schemi mentali sono le credenze, le convinzioni e le esperienze, i quali, durante la giornata, vengono alla mente, in maniera inconsapevole, almeno fino a quando non si decide di vivere nel “qui ed ora”.

Tutti noi abbiamo ed utilizziamo schemi di pensiero e mappe per muoverci nel mondo, questo fa parte dell’essere umano.

Gli schemi mentali sono utili o dannosi?

Le esperienze aiutano a riconoscere fatti, persone e situazioni e ad affrontarli con maggior sicurezza, rispetto ad affrontare fatti sconosciuti.

Tutti noi, quando ci troviamo in una situazione nuova, tendiamo ad essere più tesi perché non sappiamo cosa aspettarci.

Senza dubbio, riuscire a “collocare” una persona o una situazione all’interno di uno schema mentale pre-esistente, permette di gestire la situazione in maniera migliore.

E’ certo, dunque, che utilizzare gli schemi di pensiero, permette di risparmiare energia mentale e fisica, in quanto grazie a questi è possibile prendere decisioni più velocemente perché si utilizzano vie già conosciute.

Questo però è vero fino ad un certo punto.

Analizzare e collocare all’interno di schemi già esistenti, le cose materiali è un conto, ma farlo anche con affetti, emozioni e relazioni è un’altra cosa.

In questi casi, infatti, se si è troppo rigidi, si rischia di perdere tutta quella serie di sensazioni e percezioni che rendono unica un’esperienza e quindi si rischia di non vivere l’esperienza per quella che è, ma di vivere la propria aspettativa.

Se si vuole vivere pienamente, è necessario usare i propri schemi mentali come indicatori, ma non come detentori della verità della nuova realtà.

Basarsi completamente su di essi, infatti, limita lo sviluppo personale e relazionale e non permette di avviare la crescita personale o di attivare un cambiamento.

Quando si è tenuti a risolvere problemi, rispondere a dubbi ed attivare un cambiamento, è assolutamente necessario, dunque, conoscere e rompere i propri schemi mentali.

Un modo per conoscerli, è quello di interrogarsi sui propri pensieri, tutte le volte che si hanno reazioni esagerate fisiche, comportamentali o emotive, oppure stati d’animo molto forti.

Ad esempio, in caso di frequenti arrabbiature, stati d’ansia, sensi di colpa o tristezza, è molto utile fare un’analisi dei propri schemi di pensiero per poterli rompere e scoprirne di nuovi.

Cosa fare

Rompere gli schemi mentali, permette di vivere la vita pienamente, assaporando ogni sfumatura perché percepita per quello che è e non per ciò che vuole far credere la propria mente.

Andare oltre gli schemi mentali, permette inoltre di realizzarsi, di crescere e di rendere luminosa la propria esistenza.

Per vivere una vita in armonia, ti consiglio di adottare un pensiero alternativo, seguendo qualche piccolo accorgimento:

  • Non porre paletti al tuo pensiero e alle tue possibilità.
  • Impara cose nuove.
  • Osserva senza giudicare i tuoi pensieri.
  • Osserva senza giudicare la situazione che stai vivendo.
  • Dai valore alla tua motivazione.
  • Trova elementi che confermano ed elementi che contraddicono il tuo pensiero, così da essere il più obiettivi possibile e trovare un modo alternativo di vedere le cose.
  • Apriti alla creatività.

Indossare costantemente lenti di un unico stesso colore, non permette di percepire la moltitudine di colori presenti nel mondo e di viverne la meraviglia.

  • pensare positivo

A cosa serve pensare positivo?

Tutti noi ci siamo sicuramente imbattuti in frasi, immagini o titoli in cui veniamo esortati a pensare positivo. Ci siamo però mai chiesti se questo tipo di pensiero è davvero utile, in tutti i casi?

In altre parole: sicuramente, vedere il bicchiere mezzo pieno e sintonizzarsi sugli aspetti più belli delle cose e delle persone, predispone ad uno stato d’animo migliore rispetto a vedere tutto nero; ma è sempre la cosa migliore da fare?

La risposta è “no”.

Essere positivi a prescindere da tutto, infatti, può non essere sempre la soluzione giusta.

L’importanza del pensiero positivo

Il concetto di pensiero positivo, a mio avviso, andrebbe cambiato con “buona disposizione nei confronti della vita”.

Non bisogna parlare di pensiero vero e proprio, se per pensiero consideriamo la più alta funzione cognitiva della mente.

Puntare l’attenzione sullo stato d’animo, l’umore di base con cui si tende ad affrontare la vita, ritengo sia più corretto.

Essere di buonumore, permette di affrontare nella maniera migliore i fatti della vita, dispone ad essere propositivi ed inoltre fa bene alla salute.

Questo perché il buonumore è correlato con la produzione di endorfine, i cosiddetti “ormoni del benessere” che, tra le altre cose, hanno proprietà analgesiche, controllano l’ansia, la termoregolazione e contribuiscono alla regolazione del sonno.

Dunque ridere, stimola la produzione di endorfine e queste, a loro volta, infondono il buonumore.

Alcune teorie psicologiche sulle emozioni sostengono che quando si mima una determinata emozione, dunque quando si ha l’atteggiamento corporeo di una determinata emozione, la persona che la sta mimando, finisce per provarla veramente.

Perciò, se si assume un’espressione sorridente, si prova davvero gioia, se invece si assume un’espressione preoccupata, si proverà realmente tale preoccupazione.

Appare chiaro a questo punto che, se sorridiamo un po’ di più, anche la vita ci sorride e non per una strana magia, ma perché quando siamo di buonumore, tendiamo ad essere propositivi e ben disposti nei confronti di noi stessi, degli altri e della vita in generale.

Al contrario se siamo di cattivo umore, non faremo altro che vedere tutto in maniera negativa e non saremo ben disposti nei confronti di noi stessi, degli altri e della vita, perciò le cose potranno solamente peggiorare.

Come già detto, una cosa è essere di buon umore ed un’altra è pensare positivo.

Nella vita di tutti i giorni, non è sempre possibile pensare positivo e non è sempre la cosa migliore da fare.

Impariamo ad avere un pensiero consapevole

I pensieri positivi, in alcuni casi, possono far vedere la realtà in maniera distorta, possono sopravvalutare o sottovalutare se stessi, i fatti o le soluzioni ai problemi.

Se non ci sono le condizioni adatte, il pensiero positivo può essere inutile o addirittura dannoso, non permettendo di considerare in maniera critica la realtà e l’atteggiamento corretto per viverla.

Spesso, dimentichiamo che fatti, esperienze, emozioni e pensieri negativi, fanno parte della nostra vita e che è impossibile eliminare ed è controproducente ignorare.

Ciò che invece possiamo fare ed è utile per la nostra crescita personale è invece analizzare gli aspetti negativi in maniera critica ed apportare tramite questa analisi, un beneficio alla nostra esistenza.

Ciò vuol dire, ad esempio smettere di combattere contro i propri pensieri ma chiedersi il motivo per cui stiamo pensando quella determinata cosa, oppure imparare ad avere il giusto atteggiamento con chi vuole farci soffrire, o ancora saper affrontare quel senso di angoscia perché sappiamo esattamente da dove arriva e qual’è il suo significato.

Dunque, porsi dubbi, farsi domande, analizzare i vari aspetti belli e brutti di una situazione o di una persona, anziché vedere sempre il bello ed il buono in tutto, spesso permette di avere una visione più ampia e di comportarsi nella maniera più adeguata nei confronti di quel fatto o di quella persona.

Quale è l’atteggiamento più corretto nei confronti della vita?

La consapevolezza ed il pensiero equilibrato che da essa deriva.

La consapevolezza:

  • è fondamentale per risolvere problemi, rispondere a dubbi e attivare un cambiamento;
  • è utile per riuscire a vedere una situazione da tutte le angolazioni;
  • permette di focalizzare l’attenzione sui comportamenti adeguati;
  • consente di guardare più da vicino se stessi e di amarsi veramente, piuttosto che farsi intrappolare dalla sindrome del supereroe o farsi annientare dal pensiero distruttivo;
  • crea la base per un pensiero ed un atteggiamento non giudicante;
  • apre le porte al benessere fisico, psichico ed emotivo.

Scegli sempre di essere una persona consapevole, in modo tale da fare piena esperienza di ogni singolo attimo della tua vita.

Se stai vivendo un periodo o una situazione che preferisci affrontare insieme a me, contattami. Non ti darò delle risposte, ma un metodo per trovarle! Ti aiuterò a gestire le difficoltà attraverso l’uso consapevole delle tue risorse.

  • rabbia

Imparare a gestire la rabbia

Siamo esseri umani, non siamo macchine, per questo durante la vita possiamo ritrovarci faccia a faccia con ciò che percepiamo ingiusto ed avere l’esigenza di analizzare e gestire la rabbia.

Nel percorso di vita ci imbattiamo in svariate situazioni che provocano in noi diversi tipi di emozioni e che possono metterci a dura prova.

Per ogni essere umano adulto sano, è del tutto normale oltre a provare emozioni positive, avere reazioni emotive irascibili di fronte a particolari situazioni o in particolari periodi della propria vita.

A volte l’ira è la conseguenza di pensieri automatici che nulla o poco hanno a che vedere con la realtà; ma se si utilizzano gli occhiali con il filtro della rabbia, tutto il mondo apparirà attraverso tale filtro.

Altre volte, è necessario prendere le distanze da un atteggiamento altrui che non è possibile cambiare e che provoca emozioni in grado di far stare molto male.

Non basta non farci caso.

In nessun caso l’atteggiamento corretto è quello di negare un pensiero o un’emozione, non si intende certo questo con “gestire la rabbia”.

La soluzione non è mai quella di “lasciar perdere”, piuttosto è necessaria una valutazione a 360 gradi dei fatti, per assumere più punti di vista possibili e trovare il proprio (personalissimo) modo migliore per stare bene.

Se l’ira comincia sempre più a prendere il sopravvento sui pensieri, sullo stato d’animo, sui comportamenti e sul sorriso, è necessario fermarsi e fare un bel respiro.

E’ evidente che qualcosa non va e bisogna capire bene di cosa si tratta, per poter risolvere il prima possibile la questione e ritrovare la calma perduta.

Non stiamo parlando di una reazione ad un fatto o ad un pensiero che si verifica occasionalmente, così come si verificano tutte le altre emozioni; piuttosto parliamo di reazioni di ira spropositate o per la loro frequenza (in quanto cominciano ad essere ricorrenti e conseguenti ad ogni cosa), oppure per la loro qualità (ossia reazioni sproporzionate in base al contesto).

Cosa fare?

Per riuscire a trovare la causa della scintilla che accende il tuo fuoco, è necessario analizzare bene tutto ciò che accade dentro e fuori di te.

Per evitare all’ira di prendere il sopravvento, è necessario interrogarsi sulla causa di determinati pensieri personali, oppure su cosa ha portato un’altra persona a comportarsi in un determinato modo nei tuoi confronti.

Bisogna cercare di vedere le cose da una prospettiva più ampia, per cui l’emozione non va respinta ma ascoltata e trasformata in uno strumento di conoscenza e di conseguenza uno strumento di crescita.

Chiediti se:

  • provi frustrazione per un motivo o per un altro,
  • dovresti migliorare il tuo modo di comunicare,
  • la tua autostima ha bisogno di essere supportata,
  • hai bisogno di placare la tua ansia.

Cose molto importanti da fare:

  • Concentrarsi su se stessi ed impiegare il tempo ad apportare benefici nella propria vita, piuttosto che concederlo alla collera.
  • Allenarsi ed imparare a pensare per “punti di vista”, per ampliare gli orizzonti, gestire al meglio le emozioni ed evolvere come persone.
  • Ricordare che ognuno di noi è l’unica persona in grado di gestire i propri pensieri e le proprie emozioni, a prescindere dalla responsabilità e dalla causa che ha portato alla collera.

Se fossimo noi stessi a “remare contro di noi”?

Può capitare che a farci infuriare sia una situazione che si presenta ripetutamente durante la nostra vita e che è causata indirettamente da noi stessi, o più precisamente dalle nostre convinzioni personali o dai nostri schemi di pensiero profondi e radicati.

Come è possibile?

Facciamo un esempio: se io non do la giusta importanza ai miei interessi e non dedico loro abbastanza tempo, con il passare degli anni, oltre a sentirmi frustrata perché mi piacerebbe fare delle cose che in realtà non faccio mai, stringerò facilmente relazioni con persone che si comportano con me in modo tale da confermare i miei atteggiamenti, quindi persone che a loro volta non daranno importanza ai miei interessi.

Così il mio senso di frustrazione aumenterà al vedere l’atteggiamento poco attento delle persone a me vicine, cosa che farà incrinare i rapporti e che porterà ad un malessere sempre maggiore e così via… proprio come un cane che si morde la coda.

Se invece io dedico il giusto tempo e la giusta attenzione ai miei interessi ed a me stessa, farò in modo da far entrare nella mia vita solo persone che condividono questo atteggiamento per me importante; con le persone che non sono in grado di apprezzare me ed i miei interessi, invece, non stabilirò nessuna relazione importante.

Essere irascibili fa male alla salute.

Ogni risposta emotiva, coinvolge mente e corpo, alterandone il funzionamento, di qualsiasi emozione si tratti.

Da un punto di vista cognitivo, uno stato di collera ricorrente, non permette di avere la giusta percezione dei fatti e quindi di considerare i vari aspetti di una situazione in maniera razionale e più obiettiva possibile.

Con il tempo, si tenderà, perciò, ad avere una visione distorta di una situazione ed a cercare solo elementi che confermino la propria convinzione.

Da un punto di vista fisiologico, arrabbiarsi frequentemente, provoca un frequente stato di attivazione fisiologica, ossia di tensione muscolare, aumento del battito cardiaco e della pressione sanguigna, aumento della temperatura corporea, aumento della frequenza respiratoria ed aumento dei livelli di adrenalina (che ha un’azione stressogena) e testosterone (l’ormone coinvolto, tra le altre cose, nei comportamenti aggressivi).

E’ facilmente intuibile che sottoporre il proprio corpo e la propria mente ad un frequente o continuo stato di alta attivazione, rappresenta un rischio importante per la propria salute fisica e mentale. Gestire la rabbia diventa una vera e propria esigenza per la propria salute.

Impara a distinguere le situazioni dagli stati d’animo e dai pensieri, per comprendere meglio ciò che ti fa male e scegliere dove focalizzare le tue energie.

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Se non sai come imparare a gestire la rabbia, clicca qui per conoscere il percorso “Gestisci la tua ira”.

  • era digitale

Nell’era digitale siamo davvero più “social”?

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Nell’era digitale, in cui usiamo i social network in ogni istante della nostra vita, siamo davvero più “social”?

Li chiamano social network perché sono nati con lo scopo di abbattere le distanze geografiche e temporali tra vecchi amici e conoscenti.

Il loro nobile scopo, tuttavia, con il passare del tempo è cambiato ed il loro uso è diventato un abuso fino a portare, in molti casi ma non in tutti ovviamente, ad un effetto paradosso che nulla ha a che vedere con l’amicizia, la socialità ed il piacere di trascorrere un po’ di tempo insieme, realmente o virtualmente.

Scrivere da dietro uno schermo, senza metterci la faccia e spesso senza metterci neanche un volto o un nome, per molte persone significa disinibizione, essere in grado (o potersi permettere) di dire ciò che nella vita reale, non si ha il coraggio di dire per imbarazzo, perché inopportuno o perché fuori luogo.

Nella stragrande maggioranza dei casi, però, vengono scritte cose negative. Non si tratta di frasi o argomenti atti ad incentivare una bella relazione o qualcosa di costruttivo, ma al contrario si tratta di critiche, rimproveri e giudizi, se non addirittura parole volgari.

Perché non siamo davvero più “social”?

In alcuni casi, perché alcune persone pensano di non avere tempo. Si sono convinte che correre sia più produttivo ed allora non impiegano molto tempo per relazionarsi, ma più semplicemente interagiscono superficialmente con gli altri.

In altri casi, perché molta gente non riesce a trovare un altro modo per elaborare le proprie frustrazioni, se non scaricandole malamente su perfetti sconosciuti.

O ancora perché per molte persone è molto più semplice affrontare la propria vita, non lasciando spazio al confronto, soprattutto per quelle persone che dopo aver scritto il proprio pensiero, scrivono anche un bel “punto” e a volte anche “PUNTO”.

Siamo disposti, dunque, a dire la nostra ma non a sentire l’opinione degli altri, perché non è la relazione, la socialità o il confronto che stiamo cercando, ma solo uno sfogo.

Molte volte non lo si fa neanche apposta, semplicemente non si è abituati a vivere relazioni vere, pure e si hanno serie difficoltà a svilupparle, mantenerle e viverle.

Cosa sta succedendo?

Succede che molte persone non danno abbastanza spazio nella propria vita, alle emozioni e ai pensieri più profondi. Emozioni e pensieri che in un modo o nell’altro emergono prepotentemente e quando non gli si permette di farlo in maniera produttiva, vengono fuori tramite le sfuriate e gli insulti inopportuni.

Contemporaneamente a questo fenomeno, sta prendendo sempre più piede il fenomeno delle relazioni virtuali. Questo vuol dire che tantissime persone preferiscono chattare, giocare, videochiamare, acquistare, leggere e dare le proprie opinioni davanti ad uno schermo, piuttosto che scendere per strada e fare tutto questo vis a vis, incontrando altra gente e “mettendoci la faccia”.

Nell’era dei social, noi non siamo “sociali” per niente. Non telefoniamo più, non facciamo due chiacchiere con chi è seduto accanto a noi, non chiediamo consigli agli addetti ai lavori e non diamo una pacca sulla spalla ai nostri amici. Non abbiamo più tempo per fare tutte queste cose, al massimo abbiamo giusto cinque minuti per criticare qualcosa…qualsiasi cosa appare nella nostra homepage, postata dai nostri amici virtuali che a volte neanche conosciamo veramente.

La soluzione non è smettere di utilizzare i social network o internet in generale, piuttosto farne un buon uso e ricordare che la realtà virtuale rappresenta uno dei tanti aspetti della nostra vita.

Cosa dovremmo fare:

  • parlariamo con noi stessi e con gli altri dei nostri stati d’animo e dei nostri pensieri, non soffochiamo ciò che abbiamo dentro, altrimenti saremo ponti ad esplodere per un nonnulla;
  • passeggiamo all’aria aperta;
  • organizziamo un pic nic ogni tanto;
  • prendiamo i mezzi pubblici;
  • leggiamo un libro;
  • andiamo ad una mostra, un concerto, a vedere un film;
  • facciamo quella telefonata che rimandiamo da tempo;
  • incontriamo i nostri amici e parenti;
  • esterniamo i nostri pensieri di approvazione, tutte le volte che notiamo qualcosa di bello in qualcun altro;
  • asteniamoci dal giudicare qualcosa che non abbiamo vissuto in prima persona;
  • sorridiamo.

Nell’era digitale in cui stiamo vivendo, forse dovremmo riorganizzare la nostra scala dei valori e ritrovare il piacere dello stare insieme, oltre a considerare i social network come mezzo e non come fine.

Se stai vivendo un periodo o una situazione che preferisci affrontare insieme a me, contattami. Non ti darò delle risposte, ma un metodo per trovarle! Ti aiuterò a gestire le difficoltà attraverso l’uso consapevole delle tue risorse.

  • periodo no

Non sto male, è solo un periodo “no”

Quante volte abbiamo detto a noi stessi: “Non sto male, è solo un periodo no”.

A tutti è capitato e capita di vivere periodi in cui non ci si sente come ci si è sentiti fino a quel momento, periodi caratterizzati da emozioni diverse, stati d’animo persistenti e pensieri nuovi.

A volte, queste diversità hanno ragione di essere, perché sono la risposta a fatti straordinari che accadono attorno a noi; altre volte invece non riusciamo proprio a dare una spiegazione a quella tristezza persistente oppure all’eccitazione esagerata.

Ci guardiamo allo specchio ed un po’ per timore e un po’ per pigrizia, ripetiamo a noi stessi: “Non sto male, è solo un periodo no”, così da mettere da parte almeno momentaneamente le brutte sensazioni.

Di cosa abbiamo timore?

Abbiamo timore del giudizio altrui, del mostrarci deboli in una società che ci vuole sempre belli e sorridenti pronti per un nuovo selfie, da mostrare agli amici virtuali e non.

Oggi il mondo ci vuole veloci a tal punto da non avere neanche il tempo per riflettere sul fatto che essere sensibili, non vuol dire essere fragili o deboli, così preferiamo non mostrare la nostra delicatezza, per evitare di essere fraintesi o non accettati.

Perché siamo pigri?

Guardare dentro se stessi o osservare dettagliatamente il mondo che ci circonda richiede uno sforzo non indifferente, in quanto presuppone la disposizione a vedere e riconoscere sia gli aspetti positivi che quelli negativi, delle nostre scelte, delle persone che ci stanno attorno, dell’ambiente di cui facciamo parte ed inoltre richiede un lavoro costante. E’ sicuramente molto più semplice dare agli altri le colpe per ciò che non va bene e poi voltarsi dall’altra parte.

Mettiamoci bene in testa che:

  • essere sensibili non è motivo di vergogna, al contrario può solo essere motivo di vanto in quanto è grazie a questo modo di essere che è possibile conoscere le varie sfaccettature di una persona, di un fatto, di un luogo e quindi farne piena esperienza;
  • guardare dentro sé, se pur all’inizio può sembrare difficoltoso, con il tempo permette di avere una consapevolezza di se stessi e del mondo circostante così elevata, da riuscire a gestire facilmente le proprie emozioni e le proprie sensazioni e per questo poter godere di una buona qualità di vita.

Che sia uno stato d’animo passeggero o duraturo, provocato da qualcosa o qualcuno che conosciamo bene oppure immotivato, leggero o travolgente, tutte le volte che sentiamo che qualcosa non va o stiamo solo vivendo un periodo “no”, non sottovalutiamolo, piuttosto scegliamo di darci una mano o farci dare una mano, così da vivere una vita in armonia, perché è questo ciò che meritiamo.

Cosa fare?

  • Concediti un momento per capire cosa sta accadendo, prendi carta e penna e scrivi dettagliatamente quali sono le tue emozioni, le tue sensazioni, i tuoi pensieri e le tue sensazioni fisiche. Per ogni cosa scritta, chiediti se c’è un motivo interno o esterno e prendi appunti anche di questo. Ad esempio:

. Emozione: oggi mi sento triste.

. Sensazione: ho voglia di piangere.

. Pensieri: non arriverò da nessuna parte.

. Sensazioni fisiche: ho mal di pancia.

. Motivo interno: non ho studiato abbastanza.

. Motivo esterno: non ho superato l’esame.

Ogni giorno, per almeno una settimana, stila il tuo diario e scrivi cosa sta accadendo nella tua vita. Questo è molto importante, perché mettere emozioni, pensieri e sensazioni su carta, nei minimi dettagli, ti permetterà di osservare in maniera più obiettiva la situazione ed eventualmente correggere un pensiero o un atteggiamento.

  • A prescindere dal fatto che questa strategia ti abbia aiutato a superare il periodo “no”, è molto utile pensare ad una persona di cui ti fidi e parlarle di ciò che stai vivendo, raccontando esattamente tutto nei particolari. Parlarne ti aiuterà a sentirti meglio, sia perché un peso condiviso pesa meno, ma anche perché l’altra persona può avere suggerimenti, idee e punti di vista ai quali non avevi pensato ma che possono esserti molto utili.
  • Incrementa la tua vita sociale. Anche se non ne hai molta voglia, incontra parenti ed amici e cerca di vivere con serenità questi incontri anche nei periodi “no”. Le relazioni sociali sono alla base di una buona qualità di vita.

Comunica, comunica, comunica: con te stesso, con chi ti sta attorno e con l’Universo.

Ricorda: vivi un periodo di tristezza, non sei una persona triste; alcune situazioni ti mettono ansia, non sei una persona ansiosa; alcuni atteggiamenti ti rendono irascibile, non sei iracondo.

Comincia con il cambiare il tuo vocabolario e potrai notare che anche le tue sensazioni e le tue emozioni saranno diverse.

Se stai vivendo un periodo o una situazione che preferisci affrontare insieme a me, contattami. Non ti darò delle risposte, ma un metodo per trovarle! Ti aiuterò a gestire le difficoltà attraverso l’uso consapevole delle tue risorse.

  • perdono

Il sollievo del perdono

Cosa vuol dire provare il sollievo del perdono?

Quanti di noi hanno vissuto esperienze deludenti con amici, parenti, conoscenti e ci sono rimaste male per qualcosa di detto o non detto, di fatto o di non fatto?

Penso che questa esperienza venga vissuta da tutti, almeno una volta nella vita.

La prima reazione di fronte ad un gesto o una frase che provoca malessere, è differente da persona a persona: può essere una reazione di rabbia, di dolore o di delusione.

In ogni caso è un’esperienza negativa che, con il tempo, si affievolisce ma non scompare, se non viene in qualche modo risolta.

Al contrario, il senso di malessere rimane all’interno della propria quotidianità, come un brano stonato di sottofondo, che rende vulnerabili ed infastiditi, soprattutto quando il pensiero va a quella determinata persona che ha recato il danno, alla situazione o al periodo in questione.

Vivere con un brano stonato di sottofondo, non è certo piacevole per nessuno, perché questo, è in grado di influenzare negativamente anche tutti gli altri aspetti della vita: pensieri, emozioni, sensazioni ed azioni.

Liberare la mente dal pregiudizio

Come per tutto il resto delle “questioni della vita”, dobbiamo tenere bene a mente che la realtà è soggettiva.

Non esiste, infatti, una realtà oggettiva, piuttosto tante versioni di una stessa situazione, quanti più occhi, orecchie, cuori e cervelli riescono ad osservarla, sentirla e percepirla.

Questo vuol dire che, la propria visione del fatto che provoca malessere e delusione, non è altro che…la propria visione per l’appunto, ma non il fatto di per sé!

Ogni persona, infatti, percepisce una stessa situazione in maniera diversa e di conseguenza, reagisce diversamente dagli altri.

Gli autori stessi dei fatti che addolorano o provocano rabbia, possono avere un’interpretazione completamente diversa da quella di chi riceve l’offesa, rispetto al motivo per il quale ha agito in quel modo.

Esempio banalissimo: quante volte abbiamo pensato che l’amico o il conoscente incrociato per strada ha fatto finta di non vederci per non salutarci e poi a distanza di tempo scopriamo che senza gli occhiali da vista non vede nulla?!

Quante volte noi stessi veniamo accusati di non aver salutato qualcuno e cadiamo dalle nuvole al sentire queste accuse?!

Questo esempio davvero banale, è molto utile per far comprendere che la prima cosa da fare, quando ci sentiamo minacciati da qualcuno, è metterci nei suoi panni.

Chiediamoci allora:

“Cosa avrei fatto o farei io se fossi XXX e mi trovassi al suo posto, in quella stessa situazione?”

Un’altra cosa da fare è pensare alle motivazioni in base alle quali la persona si comporta o si è comportata in un determinato modo:

“Cosa può aver pensato, quali sensazioni può aver provato, cosa avrebbe voluto ottenere XXX per aver agito così?

Un’ulteriore cosa da fare è sicuramente chiarire la questione con la persona interessata. Questo permetterà di mantenere un rapporto civile, di affetto o di rispetto, in base alla situazione e alla volontà di entrambe le parti.

Se dopo aver analizzato la situazione senza pregiudizio ed aver cercato una comunicazione, non si ottiene una “risoluzione del conflitto”, è possibile giungere alla conclusione che si è (o si è stati) vittime di cattiveria gratuita.

Spesso le persone che mettono in atto atteggiamenti negativi nei confronti degli altri, a maggior ragione senza un motivo che possa giustificare il fatto, sono le prime a soffrire e a dover risolvere importanti conflitti all’interno della propria vita.

Molto spesso persone incapaci di stabilire vere relazioni d’amore, in senso lato.

Essere trattati male con parole o fatti, per di più ingiustamente, è qualcosa che difficilmente può essere superato senza alcun tipo di lavoro su se stessi.

Anche le persone meno vulnerabili, possono risentire del dolore per le ingiustizie subite e questo avviene direttamente o indirettamente, portando con sé sentimenti poco piacevoli.

Tali sentimenti, come rabbia e rancore, purtroppo fanno male a chi li prova e se presenti a lungo, possono influenzare negativamente l’intera esistenza della persona in maniera lenta e subdola.

Così che, senza rendersene conto, si diventa persone irritate e negative e si finisce per assecondare la cattiveria gratuita ricevuta, piuttosto che annullarla e vivere la propria vita all’insegna della gioia e della serenità.

Cosa fare?

Perdonare.

Scoprire il sollievo del perdono è un obiettivo evolutivo grandioso.

Perdonare la persona, le parole, i fatti, le proprie reazioni, le proprie sensazioni, i propri pensieri ed il tempo dedicato a stare male, è un passo estremamente importante, all’interno del percorso evolutivo di ogni persona, da un punto di vista fisico, psicologico, emotivo e spirituale.

Perdonare vuol dire volersi bene e scegliere di vivere una vita in armonia; consapevoli del fatto che non è possibile cambiare i pensieri e gli atteggiamenti delle altre persone, ma è possibile scegliere a cosa dare risalto ed importanza nel proprio mondo.

Fallo per la persona più importante della tua vita: Tu!

Ricorda sempre di:

  • Mettere al centro della tua vita il tuo benessere e non il tuo malessere.
  • Dare importanza a ciò che ti fa bene e non a ciò che ti fa male.
  • Seguire attività e persone in grado di portare gioia e nobilitazione alla tua vita e non tristezza ed abbrutimento.
  • Ricavare uno spazio-tempo da dedicare al positivo e non al negativo.
  • Accettare il buono e rifiutare il cattivo.

Se scegli di non dare importanza a fatti e parole ingiusti che provocano solo dolore, essi non avranno neppure il potere di sfiorarti.

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  • vivere nel qui e ora

Vivere nel qui ed ora

Tutti abbiamo sentito parlare dell’importanza del vivere nel qui ed ora e spesso siamo stati noi stessi a consigliare di vivere nel momento presente, a chi ha avuto bisogno di trovare concretezza o a chi vaga troppo con la mente o ancora a chi si fa sopraffare da ansie e timori.

Probabilmente abbiamo anche letto qualcosa sull’argomento e abbiamo fatto nostro questo importante concetto.

Ma abbiamo messo in pratica il principio del qui ed ora nella vita di tutti i giorni?

Per trarre beneficio da uno stile di vita basato sul qui ed ora, dobbiamo trasferire i suoi concetti di base a tutti gli aspetti della nostra quotidianità.

Questo vuol dire che dobbiamo fare il possibile per essere presenti in ogni cosa che facciamo, pensiamo, diciamo ed in un certo senso anche in ogni cosa che sentiamo.

Come si traduce tutto questo nella vita di ogni giorno?

Bisogna concentrarsi su ogni cosa.

Se stai parlando con qualcuno, sii presente con il corpo, con la mente e con il cuore. Ascolta ciò che la persona sta dicendo, accogli ogni parola ed a sua volta “senti” ogni parola che esce da dalla tua bocca. Non pensare a che ora si siano fatte o a cosa mangerai più tardi.

Se stai cucinando, focalizza la tua attenzione sui gesti che stai compiendo per lavare e sbucciare il peperone o per segnarti i minuti di cottura della pasta. Non pensare a quanto ammonta la bolletta che devi pagare, altrimenti quella serie di numeri (minuti e denaro) si mischieranno nella tua mente.

Se stai passeggiando, concentrati sulla percezione del tuo corpo che si muove ad ogni passo e osserva consapevolmente ciò che incontri lungo il tuo tragitto; non pensare a quale sarà il prossimo libro che leggerai.

Quando sarà il momento di cucinare, penserai a cosa mangerai quel giorno, nel momento in cui dovrai organizzare i tuoi conti ti focalizzerai sulle spese da affrontare e quando andrai in libreria o in biblioteca, potrai scegliere la tua prossima lettura tra i tanti libri che avrai a disposizione.

Così facendo non ti perderai la lucentezza degli occhi dei tuoi interlocutori, la bontà dei tuoi pasti e neppure le meraviglie che la natura e la mano abile dell’uomo ci riserva.

Dedica un momento della tua vita ad ogni singola cosa.

Ogni elemento della tua vita è importante e merita la giusta attenzione.

Tu meriti di godere appieno dei vari aspetti della tua vita.

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  • fastidio per le scelte degli altri

Quando le scelte degli altri provocano fastidio

Capita spesso che atteggiamenti e scelte degli altri, provocano fastidio dentro te?

A tal punto da mettere in secondo piano la tua vita, le tue priorità, la tua quotidianità, i tuoi desideri e le tue voglie?

Perché è chiaro che se dirigi l’attenzione su qualcuno che non sei tu, automaticamente la sposti da te.

Focalizzare la propria attenzione su un comportamento di una persona che ha vissuto una vita diversa dalla tua, è influenzata da esperienze diverse dalle tue, ha una fede diversa ed un modo di pensare differente, lascia il tempo che trova.

Questo atteggiamento non porta a nulla e fa perdere tempo ed energie che potresti impiegare in qualcosa di più importante per te.

Anche sdraiarsi a prendere il sole sarebbe più proficuo, sia per l’apporto di vitamina D che ne deriva, che per la possibilità di rilassamento che questa azione porta!

Tutti dovremmo lavorare su noi stessi per eliminare il più possibile il giudizio dalla nostra vita; ma guardare “l’erba del vicino”, fa parte della natura umana.

E’ possibile, tuttavia, dirigere nella maniera corretta questo sguardo e, anziché farsi pervadere dall’invidia come conseguenza diretta, approfittarne per migliorare il proprio mondo.

Per esempio si può guardare l’altro per prendere spunti, idee, trarre suggerimenti e capire meglio cosa introdurre e cosa eliminare dalle proprie abitudini.

Dunque, se la vita degli altri viene osservata per apportare saggezza nella propria, per evitare di commettere errori o per dare consigli ad una persona che sta a cuore, è chiaro che il discorso cambia.

In questo caso, però, l’osservazione è priva di giudizio e guidata da sentimenti nobili.

Perché le scelte degli altri provocano fastidio?

Da che abbiamo ricordi, abbiamo sempre sentito qualcuno parlare di qualcun altro: delle scelte fatte, del modo di vestire e di come si comporta in determinate situazioni. Noi stessi lo abbiamo spesso fatto.

Ma noi non siamo gli altri.

Quando ci si sente infastiditi da atteggiamenti o pensieri di un’altra persona, è bene fermarsi, fare un bel respiro e chiedersi il motivo.

Bisogna essere sinceri nel dare la risposta, così da poter trarre beneficio da questo sentimento negativo che è in noi e poterlo trasformare in qualcosa di positivo.

E’ necessario, inoltre, stare attenti agli inganni della mente.

Spesso, infatti dietro il disappunto per una scelta altrui mascherata dall’amore o dalla preoccupazione, si nasconde un grande senso di insoddisfazione e di egoismo, un senso di frustrazione per quello stile di vita che piacerebbe fosse il proprio.

Se la scelta di una persona vicina o lontana ci fa venire il mal di pancia, il problema non è suo ma è in noi.

Bada bene: il problema non siamo noi, ma c’è qualcosa da comprendere in noi… che sia un’insoddisfazione, un’invidia, un voler distogliere l’attenzione dalla nostra vita.

Il problema è la nostra reazione ad una scelta di un’altra persona che sceglie liberamente cosa è migliore, o quale sia il male minore per sé.

Cosa fare allora?

Capita davvero a tutti, ma questa non è una giustificazione; tutti noi possiamo spostare l’attenzione e dirigere un pensiero negativo verso un punto di vista obiettivo, così da evitare di provare quel fastidio che fa da sottofondo alla quotidianità.

Non è poi così difficile se ci si fa guidare dalla parola “rispetto”.

Rispetto principalmente nei confronti di se stessi, per cui si sceglie di occupare tempo ed energie per qualcosa di proficuo e non per fare qualcosa di improduttivo e del tutto inutile se non dannoso per la propria salute.

Rispetto anche nei confronti degli altri, perché ognuno è libero di decidere cosa fare della propria vita, esattamente come noi.

Non ci piacerebbe se ogni scelta, per noi legittima, venga criticata aspramente da chi non veste i nostri panni.

Per ogni persona, i propri pensieri, i gusti, le parole, gli atteggiamenti ed i desideri, sono i migliori possibili.

Questo vale tanto per se stessi, quanto per gli altri.

Spostando l’attenzione verso se stessi, la propria vita ne potrà trarre solo grandi benefici.

Va da sé che mi riferisco a persone capaci di intendere e di volere e a persone che, nelle loro scelte, non provocano danni agli altri.

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  • lasciare andare

Lasciare andare

Lasciare andare è esattamente l’opposto dell’atteggiamento messo in atto da chi cerca di contenere tutto ciò che può: le proprie emozioni, le frustrazioni, le attese deluse, i sogni infranti e gli obiettivi non ancora raggiunti.

Oltre alle emozioni negative a dare un senso di oppressione, in realtà, spesso, ci si mettono anche le emozioni positive, le quali vengono trattenute, per paura che parlandone con gli altri si possa essere attaccati per un motivo o per un altro.

Ecco che allora si tende a tenere dentro la pancia anche le gioie più grandi, l’entusiasmo per un nuovo inizio, la felicità per un dono inaspettato o francamente meritato.

Altre volte ancora, ci si fa carico eccessivamente delle negatività altrui, diventando contenitori consapevoli o inconsapevoli di un’energia negativa che non appartiene, ma che diventa la propria.

Ci si riempie fino a quando il corpo e la mente non ne vogliono più sapere e sono loro stessi che cominciano a lanciare i segnali che impongono di fermarsi e riformulare qualche aspetto della propria vita.

Spesso, prima di comprendere la necessità di un cambiamento, si cerca di mettere a tacere questi segnali, facendo esattamente l’opposto di ciò che andrebbe fatto.

Così ci si riempie ancora di più di cose da fare e di cose a cui pensare, trovando nella mancanza di tempo una buona scusa per non fermarsi, guardarsi dentro ed ammettere di avere sbagliato qualcosa, o ammettere che è arrivato il momento di voltare pagina o di riprendere in mano la propria vita.

Si preferisce nascondere le proprie debolezze, la parte più sensibile di se stessi e le proprie vulnerabilità, perché apparentemente questo sembra essere il male minore, invece in questo modo, non si fa altro che rimandare la possibilità di mettere ordine nella propria vita e poterne finalmente gioire.

Così si accumulano hobbies, lavoro e beni materiali che si reputano necessari e li si mettono esattamente sopra le spie segnaletiche che indicano di fermarsi…in questo modo sono abbastanza coperte.

Tutti lo abbiamo fatto almeno una volta nella vita e tutti sappiamo che l’atteggiamento corretto quando siamo saturi è: lasciare andare.

Cosa significa lasciare andare

Lascia andare:

  • i pensieri che fanno male,
  • i dubbi e le teorie sui comportamenti e le parole degli altri,
  • tutti i beni materiali che vengono visti come portatori di felicità,
  • le offese per una frase del passato che non appartiene più a questo tempo, un’aspettativa che probabilmente domani non avrà più valore,
  • quel sentimento di insoddisfazione che, riflettendoci, non si sa neanche bene del motivo per cui è lì.

Lascia andare tutto ciò che non fa star bene…e spesso lo si sa!

Solo lasciando andare è possibile godere di tutto ciò che la vita offre, senza mai attaccarsi; in altre parole è possibile riuscire a prendere solo il buono delle cose e delle persone e a farne tesoro.

Questo non significa non acquistare, non ascoltare, non dare voce alle proprie emozioni, al contrario vuol dire vivere in maniera più autentica.

Acquistare ciò che ti piace e di cui hai bisogno considerandolo un bene materiale e non la fonte della tua felicità; ascoltare il cuore degli altri riuscendo a mantenere il proprio equilibrio e dare la giusta attenzione alle emozioni per poterle gestire nel modo corretto.

Cosa fare per lasciare andare

Accettare l’impermanenza della vita permette di vivere con il corretto distacco, beneficiando degli aspetti piacevoli e lasciando alle spalle quelli spiacevoli.

Nella tradizione buddista, un rito molto importante che ha a tema l’impermanenza, la trasformazione, è rappresentato dalla creazione dei mandala. Creazione che impiega diverse persone per diversi giorni e che utilizza la sabbia colorata. Quando i mandala vengono terminati, vengono distrutti con una importante cerimonia.

Noi stessi, possiamo scoprire il concetto di impermanenza, disegnando i mandala in giorni diversi e rendendoci conto che ognuno di noi, pur utilizzando a volte le stesse forme, in momenti diversi crea qualcosa di diverso sia per l’aspetto che per il colore, proprio perché tutto si trasforma.

Lasciamo andare ciò che è stato ieri e accogliamo ciò che è oggi.

Un altro modo per lasciare andare è scrivere tutto ciò che si sente dentro, come se lo si raccontasse a qualcuno, nei minimi dettagli. In questo modo si buttano fuori le emozioni che altrimenti resterebbero dentro a condizionare corpo e mente ed i fatti si alleggeriscono della loro valenza emotiva.

E’ possibile inoltre mandare via dalla propria mente i pensieri negativi, rilassandosi ed immaginando ciò che opprime come fosse della carta straccia che viene chiusa dentro un sacco e lanciata lontano. Il sacco man mano che vola via, diventa sempre più piccolo fino a scomparire. Così si lascia andare via dalla propria vita ciò che non fa star bene. Naturalmente questa pratica va inserita all’interno di una pratica di rilassamento.

Come un fiume che scorre, allo stesso modo tutto ciò che non serve, può essere lasciato andare dal corpo e dalla mente per dare spazio e tempo a ciò che è veramente importante.

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  • mandala

Trovare la pace grazie ai mandala

Quanti di voi guardandoli per la prima volta, hanno pensato che sia possibile trovare la pace grazie ai mandala? Credo davvero pochi!

Probabilmente la maggior parte delle persone che guarda un mandala per la prima volta, vede solamente un disegno e lo apprezza semplicemente da un punto di vista estetico.

In realtà il mandala è molto più che un disegno da produrre, colorare o appendere sulle pareti della propria casa, è uno strumento di equilibrio interiore.

La storia.

Il nome deriva dal sanscrito ed ha tanti significati tra cui essenza, cerchio e ciclo. La tecnica di creazione dei mandala, proviene dalle culture Induista e Buddista, all’interno delle quali, vengono creati con regole ben precise con il fine ultimo di trovare pace ed equilibrio.

Nell’Induismo il mandala è una rappresentazione geometrica rituale che coinvolge tutto l’universo e gli altari sono creati seguendo le stesse sue regole geometriche.

Nella tradizione Buddista cinese e tibetana, i mandala indicano la rappresentazione dell’universo; vengono creati con la sabbia colorata e vengono poi distrutti proprio per indicare che il mondo materiale non è permanente.

Il mandala in Occidente.

Carl Gustav Jung, uno dei principali studiosi del pensiero psicologico e psicoanalitico, studiò i mandala per oltre venti anni e scrisse quattro saggi su di essi. Secondo Jung, i mandala rappresentano una forma di espressione individuale, grazie alla quale poter superare i conflitti interiori, ma anche un’azione efficace in grado di portare ordine durante i periodi di tensione psichica, emergendo spontaneamente nel sogno.

Creare e colorare un mandala rappresenta un’attività molto utile sia per i bambini che per gli adulti, in quanto dona numerosi benefici.

Grazie a questa attività è infatti possibile sviluppare la propria creatività e fantasia, la capacità di ragionamento, la pazienza, la concentrazione e la tranquillità, avere la possibilità di esprimere emozioni e stati interiori e scaricare stress e tensioni.

Come trovare la pace grazie ai mandala.

Procura un foglio di carta, un compasso (oppure oggetti circolari grazie ai quali sarà possibile disegnare il contorno su un foglio ed ottenere dei cerchi concentrici), una gomma, un righello e dei colori.

Disegna sul foglio di carta un piccolo cerchio e da qui altri 3 cerchi concentrici esterni. Man mano che imparerai a disegnare i tuoi mandala, deciderai quanto devono essere grandi e “carichi” e potrai aggiungere se lo vorrai, altri cerchi.

Suddividi i cerchi in 8 spicchi uguali.

Partendo dal cerchio centrale, comincia a disegnare un motivo e a riportarlo nello spicchio successivo; poi fai lo stesso nel cerchio più esterno e così via fino ad arrivare all’ultimo cerchio.

Una volta terminato colora il tuo mandala.

Man mano che acquisisci padronanza e familiarità con la tecnica e con il tuo mondo interiore, puoi sbizzarrirti e provare e creare nuove forme e nuovi stili.

Puoi creare il tuo mandala personale, ossia quello che rappresenta le tue emozioni e i desideri del momento. Se non sai da dove cominciare, puoi partire pensando alle forme geometriche che più ti piacciono, o ai colori, o ancora ai simboli che rappresentano qualcosa di te, dei tuoi desideri, dei tuoi pensieri e delle tue emozioni.

In questo video trovi un’ottima spiegazione su come creare facilmente il tuo mandala.

Se invece preferisci colorare o far colorare ai tuoi bambini un mandala già pronto, puoi trovare diversi siti internet dai quali è possibile scaricare diverse immagini, proprio come questo.

Disegnare e colorare un mandala è un buon metodo per fermarsi e concentrarsi solo su se stessi e sul momento presente, per imparare a vivere il qui ed ora e per calmare la mente da pensieri che sembrano ingestibili.

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  • paura

Affrontare la paura

Che cos’è la paura?

La paura è una delle emozioni primarie, innate; non è da considerare come un’emozione negativa, in quanto è molto utile alla sopravvivenza in situazioni che si ritengono pericolose. E’ importante riuscire ad affrontare la paura nel modo migliore.

E’ importantissimo sapere e ricordare che non esistono emozioni positive ed emozioni negative: è naturale provarle, ed è utile esprimerle.

Ciò vuol dire che una persona sana non è una persona che non prova paura, tristezza o rabbia ad esempio, ma è una persona che riconosce le proprie emozioni, le contestualizza ed è in grado di mettere in atto le proprie risorse interne per gestire gli stati emotivi che le provocano malessere.

Quando la paura è (apparentemente) immotivata, frequente e condiziona il normale svolgimento della vita quotidiana, è bene fermarsi e porsi qualche domanda.

Spesso si ha paura di situazioni che si ritengono “più grandi” di se stessi, di quelle condizioni che vanno al di là della volontà di ciascuno e per questo non gestibili.

E’ vero, esistono situazioni che sfuggono dal proprio controllo, ma non è su queste che si deve lavorare (vista l’impossibilità di farlo), piuttosto ognuno di noi deve imparare a conoscere, riconoscere ed interpretare le emozioni che suscitano dentro sé, queste particolari circostanze.

Fisiologia della paura.

Da un punto di vista fisiologico, la paura eccessiva, provoca disturbi fisici oltre ai malesseri psichici.

Durante uno stato ansioso, il corpo produce cortisolo, un ormone chiamato anche ormone dello stress. Il cortisolo da molti è conosciuto perché contrasta le infiammazioni; tuttavia se i suoi livelli si innalzano eccessivamente e per un lungo periodo (quando ad esempio lo stato emotivo ansioso è prolungato), si produrranno nel corpo una serie di sintomi fisici, primo tra tutti, l’indebolimento del sistema immunitario.

Per chiarimenti sul cortisolo può tornare utile consultare un chiaro articolo di greenme.

Diventa di fondamentale importanza non farsi trasportare dagli eventi ma essere in grado di affrontare la propria paura.

Soluzioni pratiche:

  • Praticare con regolarità esercizi fisici, una tecnica di rilassamento, yoga, meditazione, training autogeno, esercizi di mindfulness o qualsiasi altra tecnica in grado di offrirti e mantenere uno stato di equilibrio psicofisico.
  • Focalizzare l’attenzione sul corpo: nel momento in cui senti l’emozione della paura, focalizzare la tua attenzione sui cambiamenti fisici che avvengono nel tuo corpo. Presta attenzione a ciò che accade nel tuo corpo, piuttosto a ciò che provi e scrivilo.
  • Verbalizzare ciò che si sente: cerca una spiegazione riguardo ciò che stai provando ed esponila a voce alta. Razionalizzare la situazione farà perdere un po’ di valenza emotiva all’accaduto.

Ricorda che le emozioni vogliono “dirci qualcosa” ed è bene ascoltarle per vivere una vita consapevole.

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  • training autogeno

Il Training Autogeno per (ri)trovare l’equilibrio corpo-mente

Scopri come può esserti utile il Training Autogeno per trovare o ritrovare l’equilibrio corpo-mente.

Se vivi un periodo della tua vita in cui qualcosa è cambiato, senti la necessità di ristabilire l’equilibrio perduto tra la tua dimensione fisica, emotiva e psichica e non sai da che parte cominciare, puoi fare affidamento ad una tecnica affermata ed efficace: il Training Autogeno.

E’ una tecnica messa a punto dal medico tedesco J.H.Schultz negli anni 30 ed applicabile ad una varietà di situazioni che vanno dalla gestione dello stress, al raggiungimento di un obiettivo, al miglioramento delle proprie prestazioni, alla connessione con il proprio mondo emotivo e quindi alla conoscenza di se stessi.

Mi piace definirla “semplicemente” come una tecnica grazie alla quale è possibile raggiungere e mantenere l’equilibrio psicofisico o ritrovare l’equilibrio corpo-mente.

Il Training Autogeno è formato da una serie di esercizi di concentrazione, durante i quali la persona ripete mentalmente alcune formule per raggiungere uno stato di cose.

La visualizzazione di immagini mentali è molto utile, all’interno dello svolgimento degli esercizi, in quanto le immagini mentali, permettono di focalizzare la spinta fisica ed emotiva si su di esse e di raggiungere gli obiettivi più facilmente.

Training Autogeno, le basi:

Partiamo dal presupposto che mente e corpo sono strettamente connesse tra loro e che una modifica in una di queste dimensioni produce una modifica anche nell’altra, per cui lavorando su una o sull’altra, è possibile beneficiare dei cambiamenti a livello generale.

Il vantaggio della tecnica di Training Autogeno consiste nel fatto che, una volta appresi gli esercizi ed effettuato un percorso ad hoc con un operatore specializzato, ogni persona può gestire gli esercizi ed usufruire dei relativi effetti, in piena autonomia, senza dover dipendere da nessuno.

Training Autogeno vuol dire infatti “allenamento che si genera da sé”.

I principi teorici alla base della tecnica riconoscono ogni essere umano come possessore di risorse interiori che deve solo potenziare o migliorare.

E’ possibile ricorrere al Training Autogeno in caso di:

  • miglioramento delle prestazioni (sportive, artistiche, ecc…);
  • risoluzione dei disturbi psicosomatici (gastrite, cefalea, tachicardia ecc…);
  • preparazione al parto;
  • disturbi d’ansia.

Abituarsi a connettersi con se stessi, permette come prima cosa di imparare a conoscersi profondamente e di conseguenza ad interpretare correttamente i propri stati fisici e i propri stati d’animo, cosa che spesso non si è abituati a fare, soprattutto se si seguono i ritmi della società frenetica.

Training Autogeno, la pratica:

E’ di fondamentale importanza eseguire un colloquio che precede il percorso di Training Autogeno, per stabilire un rapporto di fiducia tra operatore e richiedente, ma anche per organizzare un percorso personalizzato basato sugli obiettivi della persona, le reali esigenze, i punti deboli ed i punti di forza.

Consigli da seguire durante il percorso:

  • praticare in un ambiente tranquillo con poche stimolazioni esterne;
  • praticare sempre durante lo stesso momento della giornata, così che il Training Autogeno diventi parte piacevole della routine quotidiana personale;
  • eseguire gli esercizi con un abbigliamento comodo, per evitare tensioni fisiche;
  • assumere una posizione comoda ed evitare le tensioni muscolari;
  • raggiungere uno stato di calma.

Ogni pratica comincia con alcuni esercizi di respirazione, utili per raggiungere uno stato di calma interiore.

Raggiunto uno stato di concentrazione passiva, è bene stare qualche istante in ascolto del proprio corpo per averne consapevolezza e sentire i messaggi che invia.

Osservare i pensieri dall’esterno, senza investirli di alcuna valenza emotiva, anche quando la mente divaga e riportare l’attenzione sul respiro in maniera tranquilla, permette di sviluppare la capacità di comprensione, la pazienza e la consapevolezza.

La tecnica proposta da Schultz, prevede esercizi di Training Autogeno Inferiore e Superiore; questi ultimi presuppongono una completa e perfetta conoscenza e padronanza di quelli inferiori e vengono utilizzati all’iterno di un lavoro psicoterapico, o comunque svolti alla presenza del terapeuta.

Gli esercizi di Training Autogeno Inferiore possono essere praticati da quasi tutti coloro i quali vogliono migliorare la propria vita.

Ritrovare l’equilibrio corpo-mente.

Ecco quali sono gli esercizi di Training Autogeno Inferiore:

  1. esercizio della calma: permette di raggiungere una condizione di pace e rilassamento; non viene considerato da tutti un vero e proprio esercizio, ma uno stato da raggiungere per l’espressione degli esercizi successivi;
  2. esercizio della pesantezza: permette di mettersi in contatto con il proprio corpo e di comprendere come questo sia in relazione con la mente;
  3. esercizio del calore: permette il raggiungimento del rilassamento dei vasi sanguigni grazie alla decontrazione muscolare e favorisce vissuti emotivi positivi;
  4. esercizio del cuore: permette di gestire le problematiche psicosomatiche derivanti da situazioni ansiogene (tachicardia, palpitazioni, ansia, ecc…) e di conoscere o riconoscere la propria vita emotivo-affettiva;
  5. esercizio del respiro: consente di normalizzare la respirazione e quindi di gestire tutte quelle situazioni legate all’ansia e al panico principalmente;
  6. esercizio del plesso solare: permette di migliorare la consapevolezza ed il controllo delle tensioni della parte addominale;
  7. esercizio della fronte fresca: consente di alleviare le tensioni dovute ad un sovraccarico fisico e mentale e di raggiungere uno stato di lucidità mentale.

Vivere in equilibrio con il proprio mondo interiore e con il mondo esterno è un atto d’amore nei confronti di se stessi.

Se stai vivendo un periodo o una situazione che preferisci affrontare insieme a me, contattami. Non ti darò delle risposte, ma un metodo per trovarle! Ti aiuterò a gestire le difficoltà attraverso l’uso consapevole delle tue risorse.

  • il tempo non è mai perso

Il tempo non è mai tempo perso

Il tempo non è mai tempo perso, possiamo fare qualcosa nel qui ed ora per stare bene domani.

Questo periodo di arresto di attività, di cambiamento delle proprie abitudini, di tempo a disposizione per riflettere e denudarsi, non è un tempo perso.

Non deve essere considerato da nessuno come tempo perso.

Ci si ritrova costretti a spogliarsi dai soliti schemi, dai copioni e dal superfluo e tutto questo, non è negativo, al contrario è un momento molto utile per conoscere e per conoscersi.

Non perdiamo una buona occasione, non trasformiamo un’opportunità in una scusa.

Una scusa per continuare a vivere nei soliti vecchi schemi che non ci piacciono ma ai quali pensiamo di appartenere, una scusa per non crescere, una scusa per non migliorare, per non andare avanti, una scusa per cercare e trovare un capro espiatorio su cui far ricadere le accuse e sentirci puliti.

Abbracciamo questo tempo e approfittiamo di esso per guardare negli occhi la vita, per riconoscere i veri valori e sostituirli con quelli falsi.

Se neanche questo tempo riuscirà a scuotere le nostre coscienze, ne usciremo devastati.

Saremo una totalità di egoisti costretti a condividere lo stesso mondo, pronti a sputare cattiverie sugli altri che considereremo nostri rivali e non altri concorrenti di questo gioco chiamato vita.

Se non innalzeremo la nostra coscienza, ne usciremo malati, ma non quei malati che sanno a chi rivolgersi per risolvere il proprio problema, piuttosto quei malati che affideranno il proprio benessere ai social network o all’industria farmaceutica senza neanche provare a svegliarsi, perché è apparentemente più difficile.

La paura non ci permetterà di pensare con le nostre menti e piano piano ci dimenticheremo persino come si fa.

Se non apriremo i cuori ne usciremo poveri, sia nelle nostre tasche, che nelle nostre emozioni, ma anche nei nostri pensieri.

Questo è il momento che può fare la differenza, che può cambiare il nostro futuro.

Ogni scelta fatta ora, può determinare l’andamento della nostra vita in un futuro non molto lontano.

Ecco cosa possiamo fare nel qui ed ora:

  • Sintonizziamoci sull’amore, sulla fiducia, sulla speranza e sulla luce.
  • Spegniamo la tv ed apriamo un libro o facciamo una telefonata.
  • Impariamo a parlare delle nostre emozioni, scriviamole e rileggiamole.
  • Impariamo a dire agli altri ciò che pensiamo senza giudizio e ad accettare ciò che gli altri hanno da dirci.
  • Ascoltiamo i messaggi del nostro corpo ed assecondiamolo.
  • Torniamo ad agire per noi stessi e non per l’approvazione degli altri.
  • Guardiamo negli occhi le persone che amiamo e sussuriamoglielo con gioia…compresi noi stessi!

Puoi trovare utile anche Prenditi cura di te

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  • prendersi cura di sé

Prendersi cura di sé

Curarsi pur rimanendo a casa.

In che termini è possibile prendersi cura di sé rimanendo a casa? Quando ci si trova obbligati a vivere una realtà diversa da quella che si vorrebbe vivere, lontani da persone care, dalla solita ma solida routine e dal proprio lavoro, ecco che è possibile sentir traballare il terreno da sotto i piedi e potresti perdere di vista l’assunto fondamentale della vita: “prenditi cura di te”!

Vivere una situazione diversa da quella a cui si è abituati e veder sconvolta la propria quotidianità, porta all’inevitabile necessità di ristabilire un nuovo equilibrio, riadattare alla nuova situazione le abitudini, le priorità, i pensieri ed i propri punti di riferimento.

Ci si trova obbligati a fare delle cose che prima no si facevano, ma anche a rinunciare ad altre cose che prima facevano parte della propria vita.

E’ perciò opportuno stabilire una nuova routine.

Rielaborare i propri punti di riferimento, però, non vuol dire rielaborare se stessi, per lo meno non nel senso negativo del termine.

Non vuol dire che sia cambiato qualcosa in te…sei sempre tu, semplicemente vivi una quotidianità diversa!

Questo stato di cose, però, non deve mettere in discussione la tua persona se non per uno scopo evolutivo, per crescere e migliorare giorno dopo giorno. Avere più tempo da dedicare alle riflessioni, può, infatti, portare a vedere delle parti di sé mai viste prima e considerare i vari aspetti della propria persona.

In che modo è possibile continuare a prendersi cura di sé, pur rimanendo a casa, all’interno di una nuova quotidianità?

Seguendo questi semplici ed efficaci consigli:

1. Continua a mantenere attiva la tua vita sociale.

Viviamo in un’epoca in cui la tecnologia ci aiuta ad accorciare le distanze fisiche, perciò non ci si deve necessariamente vedere faccia a faccia per poter fare due chiacchiere guardando l’espressione dell’altro mentre si dialoga. Sfruttare a proprio vantaggio questa possibilità permette di continuare a stare in contatto con le persone care.

2. Informati con intelligenza.

Mantenere alta l’attenzione sui fatti di attualità che coinvolgono direttamente ed indirettamente è una cosa corretta, è utile per sapere cosa accade lì fuori e quali sono i modi migliori per comportarsi; ricorda però che l’attenzione non deve trasformarsi in ossessione. Ciò vuol dire che è giusto informarsi ma è meglio farlo una volta al giorno ed è intelligente farlo attingendo le notizie solo dalle fonti ufficiali.

3. Dedicati al tuo corpo ed alla tua mente.

Dormi bene: assicurati di dormire il numero adeguato di ore per godere di un sonno ristoratore; ricorda che si dorme di notte e si veglia di giorno.

Mangia sano: concediti ogni tanto uno spuntino sfizioso, ma mantieni in salute il tuo corpo.

Fai un po’ di esercizio fisico: grazie alla varietà di contenuti multimediali di facile accesso puoi scegliere l’esercizio che più preferisci e dedicare una parte del tuo tempo al benessere fisico.

Cura il tuo corpo: lavati, vestiti, dedica la giusta attenzione alla tua pelle, ai tuoi capelli, truccati se rientra tra le tue abitudini, usa gli accessori che usi sempre ed il profumo che adori.

Tieni allenato il tuo cervello: puoi farlo dedicandoti a vari giochi di logica, enigmistica, puzzle etc…

Mantieni l’equilibrio corpo-mente: dedicati allo yoga, alla meditazione o ad una particolare arte che conosci, volta al raggiungimento di questo obiettivo.

4. Esterna le tue emozioni.

Piangi, ridi, parla o scrivi tutto ciò che senti dentro te e se lo ritieni opportuno rivolgiti ad un familiare o ad un esperto che possa aiutarti a fare ordine tra le tue emozioni o a gestirle nel migliore dei modi.

5. Dedicati ad un hobby: trascorri un po’ di tempo svolgendo un’attività che ti piace, ma che in genere trascuri proprio per mancanza di tempo.

Continua sempre, in ogni situazione a prenderti cura di te, guardati allo specchio e riconosciti!

Puoi trovare utile anche Consigli pratici per alleviare le tensioni

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  • consigli tensioni

Consigli pratici per alleviare le tensioni

Quando si devono affrontare situazioni difficili e momenti di crisi, è giusto mantenere uno stato di attenzione: stress ed ansia sono risposte sane messe in atto dall’organismo come risposta naturale e funzionale. E’ necessario, però, evitare che l’aspetto emotivo prenda il sopravvento su quello razionale provocando uno squilibrio. Di seguito troverai alcuni consigli pratici per alleviare le tensioni e ritrovare lo stato di benessere.

Informarsi su ciò che accade nella situazione da attenzionare è giusto per comprendere cosa si può e cosa non si può fare per superarla; al contrario, riempire il proprio tempo leggendo o ascoltando notizie al riguardo, non farà altro che aumentare lo stato di allarme in maniera spropositata e del tutto inutile al fine di risolvere la questione.

Cercare continuamente informazioni sulla situazione, rimuginare su di essa per un tempo prolungato e parlarne di continuo, produce uno stato di malessere che può manifestarsi in diversi modi come ad esempio: tensione muscolare, ansia, facile irritabilità, mal di testa, paura, disturbi intestinali e digestivi.

Questi disturbi, oltre a rendere spiacevoli le giornate, contribuiscono ad alterare lo stato di squilibrio psicofisico e così, come un cane che si morde la coda: più si ha paura e più si sta male fisicamente e più si sta male fisicamente più aumenta l’ansia.

Praticare una tecnica di (ri)equilibrio psicofisico.

Praticare una tecnica volta a stabilire e mantenere lo stato di equilibrio tra corpo e mente, dovrebbe essere una regola di vita generale per tutti… come lavarsi i denti…ma diventa indispensabile quando si vivono momenti che mettono a dura prova il proprio benessere psicofisico.

Chi non ha mai avuto modo di praticare una tecnica “riconosciuta” con un professionista del settore, può comunque, in qualunque momento dedicare un po’ di tempo alla propria persona, mettendo in atto dei semplici accorgimenti che se eseguiti con regolarità possono regalare tanti benefici.

Quelli che elencherò più avanti, ovviamente sono consigli generali; ognuno può adattarli a sé, in base alle proprie preferenze personali e momentanee, al fine di vivere un’esperienza ottimale.

Ciò significa che ognuno potrà scegliere se ascoltare una musica rilassante di sottofondo oppure no durante la pratica, se accendere un incenso o un diffusore con oli essenziali oppure no, se stare sdraiati oppure seduti, se spegnere le luci, accendere una candela, chiudere completamente la porta, visualizzare un’immagine o una scritta, visualizzare un colore, ripetere i pensieri a voce alta oppure no.

Ciò che tutti dovrebbero fare è:
  • praticare in un posto della casa in cui non si viene disturbati per tutto il tempo stabilito, per lo svolgimento del rilassamento;
  • indossare vestiti comodi ed adottare una posizione comoda (soprattutto nulla che stringe e crea tensioni di vario genere);
  • praticare la tecnica almeno una volta al giorno, con regolarità come un vero e proprio esercizio, al fine di poterne riscontrare i benefici;
  • appuntare su un quaderno sensazioni, emozioni e pensieri alla fine di ogni pratica, allo scopo di conoscersi più a fondo.

Quelli che trovi elencati di seguito, sono dei piccoli suggerimenti pratici su come gestire piccoli stati di tensione.

Consiglio di contattare gli esperti dei vari settori, qualora si voglia praticare una tecnica o svolgere un lavoro sul proprio corpo o sul proprio stato emotivo e mentale in maniera professionale, approfondita e personalizzata.

Ecco alcuni consigli pratici:

Se stai cercando concretezza

Diffondi una musica rilassante di sottofondo. Sdraiati o siediti in maniera comoda, non devi sentire tensioni. Chiudi gli occhi. Respira lentamente focalizzando l’attenzione sul respiro; conta i secondi di ogni ispirazione e di ogni espirazione (fai in modo che siano di pari numero) così da concentrarti completamente sul tuo respiro, sul momento presente, su ciò che stai facendo, evitando che la mente vaghi.

Piano piano lascia che il respiro sia naturale e focalizza la tua attenzione sul tuo corpo a contatto con la terra, sul punto di unione con la terra, senti che la terra ti sorregge e ti sostiene con amore, ti da sicurezza e ti accoglie.

Se lo ritieni opportuno togli le calze, pratica con i palmi a terra, fai in modo di sentire il contatto ed il conseguente senso di concretezza.

Rimani ancora un po’ in questo stato di cose, godendo delle sensazioni che stai provando. Poi muovi il corpo lentamente, apri gli occhi e torna alla tua vita, portandoti il senso di concretezza e di stabilità che ti infonde la terra.

Se stai cercando la tua accettazione

Diffondi una musica rilassante di sottofondo. Sdraiati o siediti in maniera comoda, in modo tale da non sentire tensioni. Chiudi gli occhi. Respira lentamente focalizzando l’attenzione sul respiro; conta i secondi di ogni ispirazione e di ogni espirazione (fai in modo che siano di pari numero) così da concentrarti completamente sul tuo respiro, sul momento presente, su ciò che stai facendo, evitando che la mente vada in altri posti.

Piano piano lascia che il respiro sia naturale e focalizza l’attenzione sugli aspetti che più ti piacciono di te, oppure sulle situazioni in cui gli altri hanno riconosciuto un tuo pregio.

Ripeti mentalmente o a voce alta che ti ami, che sei importante, che vali.

Rimani ancora un po’ in questo stato di cose, godendo delle sensazioni che stai provando. Poi muovi il corpo lentamente, apri gli occhi e torna alla tua vita, portando con te il senso di amore e protezione nei confronti della tua persona.

Se stai cercando conforto e sicurezza

Diffondi una musica rilassante di sottofondo. Sdraiati o siediti in maniera comoda, non devi sentire tensioni. Chiudi gli occhi. Respira lentamente focalizzando l’attenzione sul respiro; conta i secondi di ogni ispirazione e di ogni espirazione (fai in modo che siano di pari numero) così da concentrarti completamente sul tuo respiro, sul momento presente, su ciò che stai facendo, evitando che la mente vaghi.

Piano piano lascia che il respiro sia naturale ed immagina un cerchio colorato, del colore che preferisci in questo momento, che ti avvolge, ti abbraccia e ti protegge, all’interno del quale puoi sentire pace, amore, sicurezza e protezione.

Se lo ritieni opportuno ripeti mentalmente o a voce alta una frase o una parola che ti conforta, che ti fa stare bene.

Rimani qualche minuto in questo stato di cose, godendo delle sensazioni che stai sentendo. Poi muovi il corpo lentamente, apri gli occhi e torna alla tua vita, portando con te le sensazioni di benessere provate.

Se stai cercando di calmare i pensieri

Diffondi una musica rilassante di sottofondo. Sdraiati o siediti in maniera comoda, non devi sentire tensioni. Chiudi gli occhi. Respira lentamente focalizzando l’attenzione sul respiro; conta i secondi di ogni ispirazione e di ogni espirazione (fai in modo che siano di pari numero) così da concentrarti completamente sul tuo respiro, sul momento presente, su ciò che stai facendo, evitando che la mente vada in altri posti.

Piano piano lascia che il respiro sia naturale ed immaginati nel tuo luogo della serenità. Puoi pensarti in un luogo che ti piace, che ti fa stare bene, oppure sarà la tua mente che porterà all’attenzione un luogo che in questo momento rappresenta il tuo luogo della serenità.

Ripeti mentalmente o a voce alta che vivi in serenità ed in pace.

Rimani in questo stato di cose godendo delle sensazioni che stai provando fino a quando lo ritieni opportuno. Poi muovi il corpo lentamente, apri gli occhi e torna alla tua vita. In qualsiasi momento della giornata, potrai tornare con la mente nel tuo luogo della serenità per provare le sensazioni di pace.

Se stai cercando di risanare una ferita

Diffondi una musica rilassante di sottofondo. Sdraiati o siediti in maniera comoda, non devi sentire tensioni. Chiudi gli occhi. Respira lentamente focalizzando l’attenzione sul respiro; conta i secondi di ogni ispirazione e di ogni espirazione (fai in modo che siano di pari numero) così da concentrarti completamente sul tuo respiro, sul momento presente, su ciò che stai facendo, evitando che la mente vaghi.

Piano piano lascia che il respiro sia naturale e pensa alle cose, alle persone, ai luoghi o alle frasi che ti provocano malessere. Immagina di separare da loro la parte negativa, quella che ti fa male, sotto forma di nuvola grigia. Riponi le nuvole grigie in un sacco, chiudilo e lancia via, lontano da te questo sacco con ciò che ti ferisce. Ricorda che non si tratta di persone, cose o luoghi negativi.

Se lo ritieni opportuno, ripeti mentalmente o a voce alta che ciò che ti fa stare male, adesso è lontano dalla tua vita.

Rimani ancora un po’ in questo stato di cose, godendo delle sensazioni che stai provando. Poi muovi il corpo lentamente, apri gli occhi e torna alla tua vita, portando con te la sensazioni di leggerezza e la consapevolezza che gli aspetti negativi che ti feriscono, non appartengono al tuo corpo, alla tua mente e alla tua vita.

Se hai bisogno di sciogliere le tensioni

Metti un brano musicale che ti piace, quello che nello specifico momento in cui lo ascolti, risuona con le esigenze del tuo corpo e della tua mente. Chiudi la porta della stanza, alza il volume e lasciati andare. Puoi chiudere gli occhi o lasciarli aperti, cantare, ripetere delle parole, delle frasi, esultare, sorridere, piangere, girare, urlare, saltare, muoverti a ritmo oppure muoverti non a ritmo. L’importante è buttare fuori le emozioni attraverso il corpo. Non puoi stabilire a priori la durata di questa pratica, si svilupperà durante il suo svolgimento. E’ certo che al suo termine sentirai una sensazione di benessere e di gioia!

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  • obbligati a stare a casa

Obbligati a stare a casa? Ecco cosa fare

Ritrovarsi in una situazione in cui si è costretti a non uscire di casa per più giorni, nasconde tante ma tante cose buone che crescendo forse abbiamo dimenticato; la prima domanda che poniamo a noi stessi è: “Cosa si può fare se si è obbligati a stare a casa?”

Prima di ogni cosa non dobbiamo lasciar vincere la preoccupazione, la rabbia, la paura o l’ansia.

E’ normale che esse arrivino, perciò ascoltiamo cosa hanno da dire e poi gentilmente mandiamole via prendendo in mano la nostra vita.

Far prevalere uno o più stati negativi, non fa bene al nostro corpo, non fa bene alla nostra vita emotiva e non fa bene al nostro stile di pensiero: abbassa le difese immunitarie e fa entrare in un loop di negatività non necessaria se non se non addirittura distruttiva.

La scelta più giusta è invece quella di essere positivi, propositivi, razionali ed attivi; assoluti padroni della propria vita, del proprio corpo e della propria mente!

Essere positivi non vuol dire vedere il buono dove non c’è oppure non voler vedere la realtà, piuttosto affrontare con serenità e pace interiore tutto ciò che riguarda la propria vita.

Se da un lato rimanere a casa per più giorni può sembrare tanto difficile, dall’altro lato questa situazione ci da l’opportunità per fare tutte quelle cose che rimandiamo di giorno in giorno per mancanza di tempo.

Come trascorrere il tempo quando non è possibile uscire e di è obbligati a stare a casa?

Pulire, sistemare o cambiare arredamento della casa: quante volte abbiamo avuto voglia di cambiare la disposizione dei mobili di una stanza, il colore di tende e cuscini, sostituire alcuni quadri, sistemare in maniera diversa l’armadio, pulire più a fondo un mobile o dargli un nuovo colore e non lo abbiamo fatto perché non avevamo abbastanza tempo, oppure abbiamo dovuto fare una cosa più urgente o ancora quando lo abbiamo pensato non ci andava veramente di farlo? Bene, adesso è arrivato il momento giusto per dare nuova luce al nostro nido, approfittiamone!

Cucinare: naturalmente senza esagerare, possiamo approfittare di questi giorni a casa per provare nuove ricette, cimentarci nella preparazione del piatto che richiede un tempo più lungo del solito o cucinare le pietanze di culture diverse dalla nostra per provare e sperimentare nuovi gusti e nuove sensazioni.

Imparare una nuova lingua: è sempre un buon momento per imparare una lingua che non conosciamo o per approfondire un idioma che già conosciamo, sia che questo venga fatto per necessità che per passione. Oltre ad imparare i segreti della lingua, questa attività rappresenta una buona palestra per il nostro cervello.

Approfondire un argomento: avere molto tempo a disposizione ci permette di studiare un argomento che ci appassiona o che dobbiamo conoscere per il nostro lavoro o ancora perché il nostro contesto di vita ce lo impone. Grazie ad internet, possiamo accedere a tantissimi siti in qualsiasi momento. L’importante è non perdere la cognizione del tempo e fare affidamento a siti autorevoli.

Dare sfogo alle nostre passioni: disegnare, dipingere, scrivere, leggere, cantare, ballare, decorare, fare giardinaggio, cucire, raccontare, riciclare e trasformare…e tantissime altre sono le passioni alle quali possiamo dedicare tutto il tempo che vogliamo; possiamo approfittare di questo periodo per provare quell’attività che ci ha sempre incuriosito e che non abbiamo mai sperimentato.

Fare attività fisica: stare in casa non è sinonimo di poltrire, perciò anche tra le mura domestiche è possibile svolgere un’attività che faccia bene al nostro corpo e di conseguenza anche alla nostra mente. Limitiamoci però a ciò che il nostro corpo può fare, soprattutto se proviamo cose nuove; l’obiettivo è quello di stare bene e non il contrario!

Effettuare tour virtuali: è possibile prendere una sana boccata d’arte e visitare le più belle opere, stando comodamente seduti a casa, direttamente dai siti web dei musei più famosi.

Acculturarsi: approfittiamo di questi giorni per guardare film, documentari, leggere libri sugli argomenti che ci appassionano e girare virtualmente il mondo…in altre parole facciamo in modo da arricchire il nostro bagaglio culturale.

Socializzare: paradossalmente, stare a casa e non vedere gente è un buon momento per dare voce alla nostra socialità. Possiamo fare quelle telefonate che ci promettiamo di fare da tempo oppure scrivere dei messaggi a persone che non vediamo e sentiamo da molto ma che sono comunque nei nostri pensieri. Possiamo anche fare delle videochiamate con le persone che ci mancano nella quotidianità ed interagire proprio come se fossero davanti a noi, ad esempio per fargli vedere l’aspetto della torta appena sfornata o per discutere insieme di un nuovo progetto.

Meditare: questo è il momento migliore per imparare a connettersi con il proprio mondo interiore e con l’Universo che ci circonda. E’ sempre il momento giusto per apprendere la capacità di vivere nel qui ed ora, di ascoltare il proprio corpo e la propria mente e di vivere nella pace e nell’armonia.

Questo periodo ci da l’opportunità di trarre importanti vantaggi: ascoltare noi stessi e le persone che abbiamo attorno. Rallentare in questo senso non equivale a perdere qualcosa ma al contrario significa guadagnare, arricchirsi, sviluppare la capacità di vedere e di vedersi per crescere ogni giorno di più e diventare persone migliori.

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  • expat

Consigli pratici per vivere le prime fasi da expat

Oltre alle tante teorie su come affrontare i primi momenti della nuova vita da expat che tutti abbiamo sentito dire, letto o immaginato, come ad esempio pensare a quanto si è fortunati, se lo si è voluto allora non si devono avere ripensamenti ecc ecc…ci sono dei semplici punti da tenere in considerazione su come vivere le prime fasi da expat.

A volte sembra scontato, ma delle altre, siamo sopraffatti da una miriade di emozioni e sensazioni che ci mettono nella situazione di aver bisogno di mettere nero su bianco i punti da seguire.

Cosa fare praticamente nella tua nuova terra? Come vivere le prime fasi da expat?

Costruire la propria casa: mi riferisco ad arredare, dipingere, modellare la nuova casa nel modo più vicino al proprio essere, in modo tale da vivere in un ambiente che si sente proprio.

Esplorare il nuovo paese: mi riferisco a “perdersi” all’interno del paese o della città in cui si vive per conoscerne ogni singolo angolo e cominciare a farlo proprio, ma anche organizzare vere e proprie gite fuori porta per conoscere al meglio il contesto in cui ci si è immersi, i luoghi, le abitudini, le persone, i cibi e le feste.

Iscriversi in palestra: oggi come oggi è possibile scegliere tra tantissime attività per cui tutti possiamo trovare quella più adatta noi, l’importante è scegliere un’attività che coinvolge davvero, così da apportare benessere fisico, psichico, emotivo e sociale.

Frequentare associazioni di volontariato o club: dedicare un po’ del proprio tempo agli altri, è un gesto importante per gli altri ma anche a per se stessi.

Iscriversi ad un corso di lingua: questo è un modo utile per conoscere altra gente che si trova nelle tue stesse condizioni e poter condividere la tua esperienza con chi sa “di cosa stai parlando”, oltre ad apprendere la lingua locale.

Questi cinque consigli possono essere messi in pratica in qualsiasi momento, sia quando si ha bisogno di riempire i vuoti, quindi si ha la necessità di non pensare, non è il momento di affrontare pensieri ed emozioni, sia durante o dopo aver ricostruito la nuova vita.

E’ sempre utile prendere carta e penna e scrivere programmi ed obiettivi prefissati, in modo tale da dargli più valore e per questo essere raggiunti prima e più facilmente.

E’ importante sapere che la stragrande maggioranza di persone che lascia la propria terra, per andare a vivere in un posto nuovo, può attraversare momenti di disagio dovuti all’assenza delle proprie certezze, di tutto ciò che si conosce, oltre alla mancanza fisica di persone, cose e luoghi.

Se ti trovi in questa situazione, sappi che è normale e che si tratta di momenti che presto saranno solo ricordi, ma anche che fanno parte della persona che sarai domani…una persona più “grande” e più forte.

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  • mollare tutto e cambiare vita

Mollare tutto e cambiare vita

Quante volte ti è capitato di pensare che sarebbe meglio mollare tutto e cambiare vita?! Mollare la vita sentimentale che ormai di sentimentale non ha più niente, il lavoro che non gratifica, la città o il paese che non soddisfa pienamente il tuo stile di vita o magari tutto questo in un’unica soluzione.

Ci vuole più coraggio a rimanere in un contesto che non si percepisce come proprio, oppure è più coraggioso lasciarsi questo mondo alle spalle per trovare la propria serenità?

Ovviamente in base alle possibilità economiche, allo stile di pensiero, al contesto ambientale in cui si vive o si è vissuto, la risposta a questa domanda cambia per ognuno di noi.

Quando per scelta, per necessità, per coraggio o per stanchezza ti trovi nella situazione di voltare pagina, ecco che una miriade di sensazioni e di emozioni, a volte anche nuove, cominceranno a far parte della tua vita.

Adesso arriva il momento in cui partendo da una pagina bianca, devi scrivere i nuovi capitoli della tua vita, senza punti di riferimento e senza certezze.

Cosa avviene nelle prime fasi?

Durante i primi tempi ti sembra di vivere un’avventura, è come stare in vacanza e tutte le novità vengono vissute con entusiasmo; poi piano piano cominci a fare i conti con le assenze.

E’ giusto sapere che i momenti di sconforto sono appunto momenti, passeranno e diventeranno solo un ricordo e tu uscirai da questo periodo più forte di prima.

Tutti coloro che lasciano la propria Terra prima o poi si imbattono nella mancanza. Può trattarsi della mancanza di qualcosa, di qualcuno, di un luogo, di un profumo, di un sapore, di un’abitudine… nessuno ne è esente, non è una questione di carattere, di forza o di sentimentalismo, fa semplicemente parte dell’essere umani.

Sapere che accadrà, quindi aspettarselo, aiuta sicuramente ad affrontare questo vuoto nel migliore dei modi; è una di quelle cose che si metteranno in valigia insieme alla t-shirt preferita.

Se si è pronti a mettersi in gioco, ad apprendere cose nuove, ad ampliare i propri orizzonti, magari ad imparare una nuova lingua, si deve essere pronti anche ad abbandonare qualcosa.

Si deve essere pronti a riconoscere l’assenza e a guardarla in faccia, ma ciò deve avvenire nel momento giusto, quando si è veramente pronti ed abbastanza forti.

Se la mancanza è forte nei primissimi periodi della nuova vita e non ti senti di poterla affrontare faccia a faccia, è meglio riempire i tempi.

Se invece arriva in un momento in cui ti senti in grado di poter gestire le tue emozioni, la cosa più giusta da fare è riconoscerle, dar loro un nome, viverle e razionalizzarle, così da non permettergli di agire “sottobanco” e farti vivere con una perenne sensazione di angoscia.

Semplici ed efficaci soluzioni.

In molti posti del mondo esistono le comunità attive di persone di una nazione, oltre a club o associazioni con cui è un piacere condividere e vivere una relazione di scambio.

Cercale e trova quella che ti sembra più adatta a te.

I momenti di sconforto si superano prima e al meglio con un’attività condivisa, di cooperazione e di scambio reciproco.

Non esitare a cercare attorno a te la situazione che ti calza a pennello e ad immergerti in essa “senza se e senza ma”.

Una volta superata la fase della mancanza, tutto è pronto per un nuovo equilibrio.

Adesso che sai qualcosa di più del posto in cui ti trovi e della forza che hai dentro, è possibile scegliere come impostare la tua nuova vita e costruire ogni giorno qualcosa di meraviglioso, con nuovo entusiasmo e nuova luce!

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