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Nascita di una nuova vita: lo sviluppo affettivo

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Lo sviluppo affettivo dei ogni persona, ha inizio durante la gravidanza e continua nell’immediato post-partum.

Questo periodo, implica una serie di profonde modificazioni a vari livelli: fisico-corporeo, cognitivo-percettivo ed emotivo-affettivo.

Durante la gravidanza ed il parto, avviene lo straordinario sviluppo fisico e psichico del piccolo: si sviluppano gli apparati sensoriali ed il sistema nervoso e inoltre comincia a prendere forma la capacità di relazionarsi con il mondo.

A partire dalle esperienze nell’ambiente intrauterino, caratterizzato da rumori, sapori ed odori, il feto percepisce ed elabora emozioni e sensazioni.

La relazione affettiva

La relazione di ogni individuo, comincia nella vita intrauterina.

Tramite la placenta, il feto e l’organismo materno sono in costante contatto durante i nove mesi di gravidanza. La placenta fornisce al feto le sostanze nutritive, l’acqua e l’ossigeno, elimina scorie, produce un ampio spettro di proteine, ormoni e fattori essenziali per il proseguimento della gravidanza.

La placenta ha inoltre l’importante ruolo di “paraeccitazione biologica”, utile per evitare che l’eccitazione della madre, quando eccessiva, abbia un’azione traumatica sul feto.

Tutti gli stimoli, infatti, sono indispensabili per lo sviluppo equilibrato del bambino e della sua sfera psichica, ma per essere efficaci, la loro quantità deve essere adeguata (non devono essere né troppo forti né troppo deboli) e devono agire al momento opportuno.

Un’eccessiva sollecitazione di un organo di senso, infatti, potrebbe avere riflessi negativi sullo sviluppo dell’organo in questione, ma anche degli altri organi di senso strettamente correlati.

Numerose ricerche hanno dimostrato, che man mano che maturano gli organi di senso, il feto diviene un soggetto sempre più partecipe all’ambiente che lo circonda e a sua volta, l’ambiente stesso influenza notevolmente i processi di crescita e di sviluppo.

Esperienze precoci

Durante i nove mesi di gravidanza il bambino vive immerso nell’utero, ambiente in cui confluiscono e si intrecciano molteplici stimoli sensoriali, in particolare quelli sonori.

Al nascituro arrivano continuamente suoni e rumori provenienti dall’interno del corpo materno, come il movimento intestinale, il respiro ed il battito cardiaco; ma anche rumori provenienti dall’esterno, come le voci dei familiari, i suoni e i rumori domestici e la musica prodotta da strumenti musicali.

Il suono dominante nell’ambiente intrauterino è comunque il battito cardiaco materno, il quale ha poi, sul neonato, un effetto rassicurante, come del resto ogni altra sensazione che lo riporta all’ambiente prenatale.

Il vissuto sonoro prenatale, inoltre è fortemente influenzato dalla voce materna: uno stimolo sensoriale e neuroaffettivo che non ha eguali.

Il feto percepisce la voce della mamma non solo attraverso l’orecchio, ma anche sotto forma di vibrazioni trasmesse attraverso le strutture corporee della madre. L’intensità di arrivo ne risulta amplificata, così che il feto la memorizza meglio delle altre voci e, non appena nato, è in grado di riconoscerla con grande facilità, differenziandola dalle altre voci.

Studi ecografici sulla risposta fetale ai particolari stimoli sonori, hanno evidenziato che le frequenze vicine a quelle della voce umana provocano nel feto una risposta motoria delle braccia e delle gambe.

Quando si tratta di una voce nota o di un brano musicale già udito, si osserva un rallentamento della frequenza cardiaca fetale che ritorna ai valori di base nel giro di alcuni minuti.

Le ricerche, ma anche l’esperienza comune, hanno dimostrato che poche ore dopo la nascita, in presenza di più donne che parlano, il neonato ruota la testa solo nella direzione da cui proviene la voce della madre.

Oltre alla voce della propria mamma, la voce del papà e delle persone vicine, se sentite abitualmente durante la gravidanza, provocano emozioni e movimenti del feto.

E’ estremamente interessante sapere che il feto riesce a memorizzare un brano musicale quando questo viene sistematicamente ripetuto nelle ultime settimane di gestazione, ed è poi in grado di riconoscerlo dopo la nascita.

Emozioni precoci

Dopo il quarto-quinto mese di gravidanza il feto sente, tocca, si muove, risponde in modo creativo, esplora, partecipa alle esperienze emotive della madre, reagisce a stimolazioni interne (intrauterine) ed esterne, è in continuo contatto esperienziale con l’ambiente che lo circonda internamente ed esternamente.

Oltre agli input sensoriali, a raggiungere il feto, sono anche gli stimoli prodotti dai neurotrasmettitori, dagli ormoni e dalle altre molecole chimiche materne, che attraversano la placenta.

Cosa vuol dire?

È dimostrato che gli stati emotivi particolarmente intensi provocano nell’organismo materno squilibri biochimici e ormonali, i quali rientrano nei normali meccanismi di adattamento del corpo, finalizzati alla difesa e alla sopravvivenza.

Le molecole prodotte dal corpo materno, raggiungono sicuramente il feto, che vive in tal modo le emozioni positive o negative della madre e vi si dovrà adeguare.

Le emozioni del feto, dunque, sembrano essere filtrate e mediate dalla madre nel seguente modo: essa entra in un particolare stato emotivo, il nascituro riceve una stimolazione attraverso il flusso ormonale, ne elabora il contenuto e produce una precisa reazione motoria, cardiaca e funzionale.

Se la madre esperisce un senso di rilassamento, si può registrare un correlato rilassamento anche nel feto, nei suoi movimenti e nel livello della sua frequenza cardiaca; se però la madre è in uno stato di ansia o di turbamento emotivo, il feto mostra agitazione motoria per alcune ore successive all’evento, agita le gambe e si dimena.

Se la situazione di stress materno persiste nel tempo, l’eccitazione motoria fetale diventa un tratto stabile, riflettendosi sul piccolo, ad esempio, tramite il basso peso del bambino alla nascita.

Attraverso il movimento, il nascituro comunica la sua disapprovazione o la sua partecipazione agli eventi esterni: scalcia ad esempio se la madre è in una posizione che gli dà fastidio, se si trova in un luogo troppo rumoroso o se ascolta un brano musicale che a lui non piace.

L’importanza dell’allattamento al seno

L’allattamento al seno costituisce una soluzione particolarmente importante sia per la mamma che per il piccolo, sia da un punto di vista fisiologico, che psicologico ed emotivo.

Rafforza le difese immunitarie del bambino, può aiutare la mamma ad acquisire fiducia nella propria capacità di rapportarsi con il figlio e contribuisce a rafforzare la relazione tra essi.

L’allattamento, inoltre è un’ulteriore conferma della profondità del legame tra madre e bambino; basti pensare che il latte materno, nei primi dieci giorni circa, varia continuamente la sua composizione in base alle precise esigenze del neonato.

Il primo latte o colostro, ad esempio, è un concentrato di zuccheri, proteine ed anticorpi, utili per dare l’energia necessaria al bambino, provocargli la peristalsi intestinale facendogli così emettere il meconio e donargli quella immunità che non ha ancora acquisito.

Il latte materno, in altre parole, specie nei primi sei mesi di vita, consente al neonato l’accrescimento ottimale e gli assicura la migliore protezione possibile; è in grado, infatti, di garantirgli l’acquisizione di tutti i nutrienti di cui ha bisogno per crescere nella giusta misura.

Durante l’allattamento, mentre assapora il colostro e scopre i primi odori, il bambino sperimenta il caldo contenimento delle braccia della mamma e può sentire nuovamente i rumori e i movimenti a lui familiari, come il battito del suo cuore e l’alternarsi del respiro.

La poppata dal seno materno, offre al piccolo l’occasione di ritrovare il contatto pieno e confortante con il corpo della madre dopo la separazione da lei, avvenuta durante il parto: per succhiare il seno non solo la bocca del neonato è a contatto con la pelle della mamma, ma lo sono anche la guancia, il naso, il mento e le manine.

I benefici dell’allattamento al seno e del contatto che si crea tra madre e bambino, sono numerosi, sia da un punto di vista relazionale che fisico:

  • riduce l’incidenza e la durata delle gastroenteriti
  • protegge dalle infezioni respiratorie
  • riduce il rischio di sviluppare allergie
  • migliora la vista e lo sviluppo psicomotorio
  • migliora lo sviluppo intestinale e riduce il rischio di occlusioni
  • contribuisce a una migliore conformazione della bocca
  • protegge contro le otiti
  • riduce il rischio di diabete e di tumori del sistema linfatico
  • dona al bambino sensazione di conforto, amore, fiducia e disponibilità
  • permette di esperire emozioni positive che diventano la base di un adeguato senso di sicurezza in se stessi.

Tutte le esperienze vissute dal bambino durante la fase pre e post natale, vengono acquisite e diventano parte integrante del suo patrimonio personale.

Ciò vuol dire che, la qualità delle relazioni che i feti e i neonati vivono con le figure che si prendono cura di essi, hanno un effetto straordinario nello sviluppo dei bambini e degli adulti che saranno.

Non aspettare un momento migliore per dimostrare l’amore che provi nei confronti di un neonato, anche se non può rispondere, è certo che può comprendere.

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