Nascita di una nuova vita: lo sviluppo cognitivo

sviluppo cognitivo

La nascita di una nuova vita è un momento del processo evolutivo che ha inizio nove mesi prima del parto.

Questo periodo, implica una serie di profonde modificazioni a vari livelli: fisico-corporeo, cognitivo-percettivo ed emotivo-affettivo.

Durante la gravidanza ed il parto, avviene lo straordinario sviluppo fisico e psichico del piccolo: si sviluppano gli apparati sensoriali ed il sistema nervoso e inoltre comincia a prendere forma la capacità di relazionarsi con il mondo.

Lo sviluppo del sistema nervoso

Lo sviluppo del sistema nervoso inizia quando l’embrione ha sedici giorni e termina con la mielinizzazione completa del cervello a due anni di età.

La testa del feto è visibile all’ecografia verso l’ottava o la nona settimana di gestazione; poi dalla ventiquattresima settimana, la struttura cerebrale è quasi completa.

I movimenti corporei, sono tra i maggiori indicatori del funzionamento del sistema nervoso centrale; questi periodi di attività del feto, durante l’ultima parte della gravidanza, ricoprono il 60-70% del tempo totale.

Durante i nove mesi di gestazione, secondo un piano di sviluppo preciso e ordinato, si formano le strutture, i circuiti e i sistemi neuronali tipici del cervello, i quali hanno un ruolo importantissimo nella struttura e nelle funzioni cerebrali del bambino e dell’adulto che sarà.

Dunque alla nascita è già presente l’intera organizzazione cerebrale tipica dell’adulto, sia per quanto riguarda le caratteristiche anatomiche a livello macroscopico, che a livello cellulare, fatta eccezione per la mielinizzazione ancora incompleta degli assoni cerebrali, come detto precedentemente.

Le varie parti delle cellule cerebrali (neuroni), si sviluppano nell’ultimo trimestre di gravidanza. I neuroni cominciano a comunicare tra loro, molto prima della nascita: le prime sinapsi infatti iniziano a formarsi nel cervello, prima della ventisettesima settimana dal concepimento, ma il fenomeno della formazione delle sinapsi, raggiunge il suo picco dopo la nascita, nei primi quindici mesi di vita.

Lo sviluppo cerebrale è influenzato sia dai fattori genetici che dai fattori ambientali. Nel mondo uterino, i fattori ambientali sono rappresentati dai flussi ormonali che raggiungono il feto, i quali dipendono dalle esperienze emotive materne; dopo la nascita, l’ambiente è rappresentato dalle relazioni con chi si prende cura del bambino.

In altre parole: lo sviluppo cerebrale, sia strutturale che funzionale, dipende dalle modalità con cui le esperienze influenzano e modellano l’espressione dei programmi geneticamente determinati del sistema nervoso.

Per dirla con le parole del dott. Allan Schore: “l’ambiente che il bambino incontra nel primo anno di vita, mediato dalla persona che principalmente si prende cura di lui, influenza e orienta lo sviluppo e l’evoluzione delle sue strutture cerebrali, determinando la capacità futura di regolare le proprie emozioni, di gestire lo stress e di modulare la relazione con gli altri”.

Dominanza emisferica

Nel primo periodo di vita, fino all’età di tre anni, la parte dominante del cervello risulta essere la destra, anziché la sinistra come avviene invece nella maggior parte dei casi, nell’età adulta. Prevale perciò l’emisfero in cui vengono elaborate le emozioni e le percezioni sensoriali.

L’emisfero destro è capace di controllare il linguaggio non verbale, quindi le espressioni facciali, i toni vocali e i gesti; è inoltre dominante nelle percezioni musicali, olfattive e tattili. L’emisfero destro ha anche un collegamento privilegiato con il sistema nervoso autonomo e quindi con le funzioni del corpo cosiddette involontarie.

Prima dello sviluppo del linguaggio, ogni bambino pensa per emozioni e sentimenti e la memoria è definita di tipo “evocativo”; in altre parole, il bambino evoca le percezioni e le emozioni già vissute.

Dal momento in cui nasce, per poter interagire con l’ambiente circostante, il bambino fa riferimento alle esperienze vissute nell’ambiente uterino e alle sue capacità sensoriali, perciò agirà usando soprattutto l’olfatto, il tatto e il gusto.

La vista del neonato, è limitata a ciò di cui ha bisogno nei primi periodi di vita: vede in maniera distinta solo ad una trentina di centimetri di distanza.

E’ giusto la distanza che intercorre tra i suoi occhi ed il viso della madre quando lo allatta, del padre quando gli canta la ninna nanna e del resto della famiglia quando lo coccola.

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